Incentivi alle rinnovabili: i nuovi decreti tra luci ed ombre

di Eryeffe del 2 maggio 2012

Oggi ci soffermeremo brevemente sul contenuto dei decreti ministeriali presentati nel corso del mese di Aprile dal Governo Monti, che introducono un nuovo regime di incentivazione per le energie rinnovabili.

Incentivi alle rinnovabili: i nuovi decreti tra luci ed ombre

Novità importanti sono infatti in arrivo per gli incentivi sulle rinnovabili, sia sul fronte italiano che europeo. Il Governo, infatti, oltre a varare i piani ministeriali che introducono un nuovo sistema di incentivazione per le energie ‘pulite’, ha alzato al 35% l’obiettivo di elettricità pulita prodotta nel nostro paese entro il 2020, in armonia con il piano energetico varato dall’Unione Europea.

L’intento dell’esecutivo è quello di rendere più razionale ed equilibrato il progetto di crescita dell’energia ‘verde’ e superare i parametri fissati dall’UE grazie alle nuove sovvenzioni per il fotovoltaico (‘quinto conto energia’) e per le altre fonti pulite, come l’idroelettrico, il geotermico e l’eolico. Il primo passo è proprio l’allineamento del sistema di incentivazione italiano agli standard europei e all’andamento dei costi del mercato. Vengono così premiate le tecnologie ad alto contenuto innovativo e ridotte le distorsioni a livello territoriale con le filiere produttive nazionali.

Fulcri centrali dell’azione del governo sono la sostenibilità economica e quella ambientale. Ma vediamo in dettaglio le principali novità. Per quanto riguarda il ‘quinto conto energia’, questo entrerà in vigore dal 1°luglio 2012 con un tetto di spesa fissato a 6 miliardi di euro. Lo sforzo economico a sostegno del fotovoltaico salirà a 500 milioni, per un totale di 6,5 miliardi. Anche se l’aumento del contributo sul fotovoltaico continuerà a salire nei prossimi anni, sarà comunque più contenuto (3 miliardi) rispetto alla precedente manovra. Si passerà, dunque, dai nove ai dodici miliardi (e non 15 mld) con un aumento complessivo entro il 2020 di tre (e non 6) miliardi di euro.

Fin qui sembrerebbe tutto bene: ma in realtà il nuovo piano promosso dal governo ha suscitato qualche perplessità tra le associazioni di categoria che hanno espresso ‘forti dubbi’ sul metodo utilizzato nella stesura delle nuove norme.
La critica più diffusa è quella che rinfaccia al governo di “avere voluto fare tutto da solo”, senza un adeguato confronto tra le parti e tagliando del tutto fuori imprese ed operatori (ad eccezione, forse, dell’Enel, come rileva Asso Energie Future).

Altro tema importante è quello della stabilità dell’intero sistema di incentivazioni, per imprese e cittadini: riscrivendo le regole ogni anno, il rischio è quello di tagliare la crescita sana del comparto e favorire logiche speculative di breve.
Anche per questo la commissione Ambiente della Camera, tra le altre cose, la scorsa settimana ha richiesto la stabilizzazione dell’attuale percentuale del 55% delle agevolazioni fiscali per gli interventi di efficientamento energetico degli edifici.
Misura utile anche per evitare sul nascere l’ennesima procedura d’infrazione ai danni dell’Italia, questa volta per non avere recepito la direttiva Ue sull’efficienza degli edifici.

Insomma, luci ed ombre su un tema strategico, dove, crisi o non crisi, bisogna fare ragionamenti e investimenti di lungo periodo.

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