Incentivi e Energie Rinnovabili: in Spagna all’avanguardia ma tira aria di bolla speculativa…

di Magi del 19 febbraio 2011

In Italia, spesso accade che quando si parla di fonti rinnovabili e di sistemi energetici alternativi vi sia una tendenza generalizzata a dare per scontato che essi abbiano un ruolo fortemente marginale rispetto al mercato dell’energia elettrica consumata.

Si tratta di un atteggiamento diffuso, soprattutto da parte di chi ha tutto l’interesse a limitare l’apporto delle fonti rinnovabili, ma che contrasta con i dati reali provenienti da altri Paesi europei, come ad esempio la vicina Spagna.

La Penisola Iberica, decisamente all’avanguardia per quel che riguarda le fonti energetiche rinnovabili, si era posta infatti, come obiettivo finale per il 2010, la generazione di almeno il 30% dell’elettricità da fonti alternative, con metà di tale quota da raggiungere grazie all’energia eolica.

Ebbene, il risultato ha ampiamente soddisfatto le aspettative: secondo quanto pubblicato dal noto quotidiano nazionale ‘El Pais’, infatti, si è toccato il 35%, con l’eolico che ad oggi copre il 16,4% del fabbisogno elettrico del paese (con un contributo pari a 43 miliardi di KWh), che ha visto pure punte giornaliere da record, come il 43% raggiunto il 9 novembre scorso.

Ma nel 2010 non sono state da meno l’energia idroelettrica che, grazie alle abbondanti precipitazioni, ha coperto, con i suoi 38 miliardi di KWh forniti, il 14% del fabbisogno nazionale (superando del 65% il dato del 2009), e l’energia solare, soprattutto fotovoltaica, che ha fornito al paese 6,9 miliardi di KWh, pari al 2,7% della domanda.

Un risultato eccellente, dunque, con un incremento del 6% rispetto a quello raggiunto nell’anno precedente, che, con quasi dieci anni di anticipo, vede avvicinare a grandi passi la Spagna all’obiettivo previsto dall’Unione Europea del 40% da raggiungersi entro il 2020. Tutto questo nonostante il taglio governativo agli incentivi.

Sì, perché a causa del momento di grave dissesto finanziario che la Spagna sta attraversando, il governo Zapatero sta discutendo la revisione dei sussidi pagati alle centrali solari-termiche e a quelle eoliche per limitare il costo finale dell’energia ai consumatori: è prevista infatti una riduzione degli incentivi pari al 45%, riduzione che ha già fatto insorgere l’industria del settore, per via della sua eccessiva drasticità e, inoltre, della sua incostituzionalità, poiché il taglio sarà applicato anche a progetti già esistenti, non solo a quelli di nuova realizzazione, mettendo quindi le aziende in condizione di doversi sobbarcare pagamenti retroattivi.

Già nel 2010 sono stati cancellati numerosi progetti a causa del contesto economico-legislativo incerto che ha causato il mancato investimento delle banche nel settore e, come se non bastasse, uno studio recente ha mostrato che la Spagna potrebbe perdere ben 4,9 miliardi di euro entro il 2020, pari a 40.000 posti di lavoro, a causa della nuova legge.

Il tutto a causa delle enormi speculazioni finanziarie occorse negli ultimi anni al settore delle rinnovabili, di cui si sono intuite subito le enormi potenzialità e che in breve è diventato oggetto di finanziamenti a pioggia da parte degli Istituti di credito del Paese: in altre parole, potrebbe presto esplodere una ‘bolla’ speculativa analoga a quella, di recente memoria, scoppiata nel mercato immobiliare, quando in molti non sono riusciti a far fronte alle scadenze dei loro debiti e le banche non hanno avuto altra scelta se non quella di rilevare gli immobili.

Una corsa spericolata e incontrollata agli incentivi statali e ai finanziamenti privati che, peraltro, anche a causa della mancanza di controlli severi e regolari, ha indotto pure qualche spregiudicato imprenditore a parteciparvi a qualunque costo, pur di lucrare: è notizia di qualche mese fa, infatti, che alcuni impianti fotovoltaici spagnoli erogassero energia nelle ore notturne quando, non essendoci sole, la loro produzione avrebbe dovuto essere nulla.

Non si trattava certamente di un ‘miracolo’, ma di una truffa bella e buona: probabilmente l’erogazione era resa possibile da grossi generatori diesel (!) collegati alla rete tramite i ‘morsetti’ delle installazione fotovoltaiche per potere guadagnare sulle generose sovvenzioni governative garantite per questo tipo di produzione.

A fronte, forse, di un’eccessiva concentrazione su aspetti di legalità solo formale, sembra perciò che manchi del tutto l’attenzione agli aspetti più tecnici, quelli della realizzazione degli impianti stessi, che occorre siano più trasparenti e più rigidi, per evitare speculazioni indiscriminate a detrimento proprio dell’ambiente che, invece, dovrebbe essere tutelato.

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