La Bill Gates Foundation dona 1,7 miliardi di dollari per l’agricoltura in Africa

di Gianluca Pretorino del 28 Giugno 2011

Sembra proprio che Bill Gates, allorché dichiaro di volere donare metà del proprio patrimonio personale in beneficienza, facesse sul serio.
Un progetto costato fin ora 1,7 miliardi di dollari e finanziato dalla più grande fondazione benefica mondiale, Bill e Melinda Gates Foundation, è quello per combattere la povertà in Africa.

La Bill Gates Foundation dona 1,7 miliardi di dollari per l’agricoltura in Africa

Un progetto a lungo termine partito ben 5 anni fa e che mira a investimenti in campo agricolo al fine di migliorare le tecniche e soprattutto di incrementare la produttività nei paesi sottosviluppati. Secondo  i dirigenti dell’organizzazione i margini di tempo per cui ottenere dei risultati tangibili potrebbero aggirarsi intorno ai 20 anni.

La fondazione no-profit del fondatore di Microsoft ritiene di poter contribuire con 150 milioni di dollari ad aiutare il continente Africano a uscire da condizioni di povertà estrema entro il 2025.

Nella speranza che questo possa essere un obiettivo concretamente realizzabile un dato su cui riflettere: più del 70 per cento dei poveri del mondo dipendono dall’agricoltura sia per il loro cibo e che per il reddito. Un impegno a breve termine, attraverso cibo o donazioni, non costituiscono una soluzione definitiva ai gravi problemi di queste popolazioni, questo è quanto ritiene Roy Steiner, il vice direttore della fondazione per lo sviluppo globale di “Gates Foundation”, che ha dichiarato: “Dare cibo alle persone è certamente necessario quando c’è una crisi“.

La fondazione Gates ha investito milioni nella ricerca di semi, nell’acquisto e la distribuzione di fertilizzanti, migliorando l’educazione degli agricoltori e facendo moral suasion sui governi per fare in modo che investano di più nell’agricoltura. Una continua cooperazione con i governi dei paesi coinvolti risulta decisiva perché questi interventi mirati non restino dei miraggi di sviluppo per realtà del cosiddetto terzo mondo.

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