La casa con la nuvola che fa piovere su richiesta

di Elle del 5 aprile 2017

Anche il mondo dell’arte e del design può dare il suo notevole contributo su tematiche ambientali di interesse pubblico. È il caso della “Cloud House”, la casa con la nuvola che fa piovere su richiesta.

Non ci sarà bisogno della danza della pioggia per far piovere avendo la “Cloud House“. L’artista americano Matthew Mazzotta ha ideato l’originale casa con la nuvola, che permette di ottenere precipitazioni su richiesta combinando arte e tecnologia.

È infatti dotata di una scultura a forma di nuvola, che rilascia acqua piovana raccolta quando qualcuno si siede all’interno della piccola abitazione.

Le sedie a dondolo bianche presenti nell’installazione attivano un serbatoio interrato di raccolta dell’acqua piovana, pompata su verso la nuvola sospesa. Commissionata a Springfield, in Missouri, l’opera, realizzata con materiali riciclati, punta a sensibilizzare sul tema della nostra dipendenza dai sistemi naturali, come il ciclo dell’acqua, che permette di far crescere ciò che noi mangiamo.

L’acqua raccolta, infatti, serve anche a innaffiare alcune piante che crescono nelle fioriere presenti alle finestre della piccola casa e possono essere assaggiate dagli avventori. In assenza di acqua, ovviamente il serbatoio resterebbe vuoto e anche la pioggia su richiesta non sarebbe possibile, limitando la crescita delle piante edibili.

La Cloud House rappresenta anche uno spazio meditativo all’interno del Farmer’s Park in cui i visitatori possono sintonizzarsi con la lentezza della natura in contrasto con i tipici ritmi frenetici della nostra società.

casa con nuvola

Rallentare, gustare verdure fresche, godersi il panorama rurale e ascoltare lo scrosciare della pioggia sul tetto di lamiera sono alcune delle esperienze sensoriali possibili con questa installazione tanto poetica quanto creativa e green.

Un contrappunto apparentemente fiabesco, quindi, ma carico di una forza attrattiva che spinge a riflettere sull’utilizzo delle risorse naturali da parte dell’uomo e sui processi di produzione agro-alimentare.

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Mario luglio 22, 2017 alle 2:45 pm

Bella idea, perché non farla diventare un progetto ambientale?

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