La Gronda genovese, storia infinita di dibattiti e rinvii. E l’ambiente?

di Sara Tagliente del 18 Giugno 2012

Questa volta vi vogliamo parlare di una storia esemplare. Come una grande città del Nord Italia, da anni in cerca di rilancio economico e riposizionamento verso l’asse commerciale e produttiva dell’area padana prima e l’Europa poi, pensi che investire tutto su di un’opera stradale nata dalle necessità di trent’anni fa, e oggi ormai vetusta, sia la soluzione migliore, senza calcolare i danni ambientali, l’impatto sul tessuto urbano e la spropositata spesa per oltrepassare il centro abitato, in una realtà rimpicciolita dalla crisi economica che ha ben altre priorità che questo inutile progetto viario.

La Gronda genovese, storia infinita di dibattiti e rinvii. E l’ambiente?

Stiamo parlando di Genova, città di porto e commercio, una finestra importante e ingresso principale dal mediterraneo all’Europa. Ma le difficoltà logistiche, dovute alla conformazione territoriale della regione, non sono mai mancate. E’ almeno dagli anni ottanta che si parla di un nuovo tratto autostradale, una grande infrastruttura che si affianchi a quella esistente, che ha preso il nome di Gronda, appunto. Suo scopo è costituire un’alternativa all’A10 che dalle prossimità di Vesima (Ponente genovese) si colleghi agli snodi per Milano e Livorno.

Nel 2007, però, l’allora sindaco di Genova accelera la trattativa avviata con la società Autostrade per la realizzazione dell’opera e quasi immediatamente scoppia la protesta popolare: il punto ‘caldo’ è l’attraversamento della Gronda in Val Polcevera, una zona appena interna della città che sarebbe stata letteralmente ‘falciata’ dall’opera. Non solo: molti sarebbero stati espropriati della propria abitazione ed i danni ambientali della Gronda sarebbero stati vistosi e irrimediabili.

Così nel 2009 è stato aperto un dibattito pubblico con ben 5 ipotesi di tracciato al vaglio da parte di Autostrade ed una Commissione indipendente doveva gestire il tavolo di discussione con la popolazione. Dopo due mesi di intensi scambi, tutte le parti concordano nell’approvazione del tracciato 2 della Gronda, ossia quello meno invasivo per la popolazione della Val Polcevera e con una minimizzazione di espropri da dover espletare. Ma i disastri idrogeologici delle alluvioni del 2010 e 2011 hanno rimesso in dubbio la fattibilità della bretella autostradale, in particolare per quanto riguarda i piani di bacino dove la Gronda dove passare.

Ministero dell’Ambiente e Regione Liguria hanno frenato sull’opera, tanto da chiedere alla società Autostrade alcune integrazioni necessarie affinchè la valutazione dell’impatto ambientale fosse approvabile.

Ma, intanto, una grossa fetta della popolazione(che si è anche costituita nel Comitato ‘No gronda’) continua a non approvare il progetto. E non solo per gli espropri. Il nuovo passante autostradale, infatti, richiederà dei lavori lunghi e pericolosi: il progetto prevede il diametro di scavo più grande al mondo che porterà alla luce 18 milioni di metri cubi di rocce potenzialmente amiantifere.

A rischio l’intero quartiere di Bolzaneto dove è prevista un’area di stoccaggio e classificazione delle rocce. E se è vero che la Gronda faciliterà il transito per l’Europa, quanto verrà pagata questa comodità dai cittadini nelle aree vicine che respireranno polveri sottili e benzene?

La Gronda genovese è stata uno dei temi ‘caldi’ della campagna elettorale dei candidati sindaci per le amministrative. Per Marco Doria (Sinistra Ecologia e Libertà), vincitore e nuovo sindaco del Pd , tutto è rimandato proprio alla valutazione finale dell’impatto ambientale. Una posizione molto criticata perché prima della candidatura, Doria era molto vicino proprio ai comitati No Gronda. Il suo glissare sulla questione è considerato un modo per prendere tempo rispetto al tema. Per Enrico Musso, il candidato della Lista civica di Fondazione Oltremare e suo principale avversario politico, la Gronda rappresentava invece un’opera importante ed era favorevole a continuare il progetto in linea con la sindaco uscente Vincenzi.

Per alcuni la bretella autostradale è fondamentale per non lasciare Genova isolata e indietro rispetto alle altre città europee mentre altri esprimono un‘no’ netto perché porterà solo inquinamento e non risolverà il problema traffico. Intanto si aspetta la relazione sull’impatto ambientale che –  questo è certo –  è la questione più importante sul piatto di questo progetto.

Ma per quanto tempo ancora la città si trascinerà in un dibattito quasi sterile per un’opera che forse, quando fu concepita, aveva anche un suo perché – visto il livello di urbanizzazione degli anni ’80 non è quello di oggi nella zona di Bolzaneto – ma che nel 2012 è solo un enorme distruzione del suolo, già messo a dura prova dalla cementificazione selvaggia, una distruzione degli equilibri idrogeologici della regione, che sono precari, e una fonte d’inquinamento potenzialmente letale per la parte a ponente del capoluogo ligure per via dell’amianto?

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