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La marea nera è sparita? No, ecco dov’è finita.

Nelle scorse settimane le fonti ufficiali ci avevano propinato la favola secondo cui buona parte della marea nera nel Golfo del Messico sarebbe semplicemente sparita: in parte pulita dagli “spazzini” ingaggiati da BP e governo U.S.A., in parte bruciata, in parte evaporata ed in parte assorbita ed assimilata dall’ambiente.

La marea nera è sparita? No, ecco dov’è finita.

Ecco la prova di come la natura si difende benissimo da sola, del solito inutile allarmismo ecologista, o peggio ancora della folle pretesa di salvare l’ambiente, quando l’ambiente si difende benissimo da solo, cominciavano a predicare i soliti “negazionisti“.

Un coro subito tacitato dalla realtà: uno studio della National Oceanic and Atmospheric Administration ha invece dimostrato che la sparizione è solo apparente e che il disastro del Golfo del Messico è sempre tale.
Delle 770.000 tonnellate di greggio uscite dal pozzo BP nel Golfo del Messico, infatti:
– il 20% è stato raccolto nelle operazioni di recupero;
– il 5% è stato bruciato;
– l’8% è stato disperso in acqua con l’uso di detergenti chimici;
– un trascurabile 0.1% è stato pulito dalle spiegge;
– un 25% è stato effettivamente distrutto da microorganismi o evaporato, in virtù delle temperature tropicali;
– un 16% si è disperso naturalmente in acqua;
– il rimanente 26% invece non è “sparito”, bensì si sarebbe depositato sui fondali marini, come provato da ricercatori del Woods Hole Oceanographic Institute, che usando robot sottomarini hanno scandagliato i fondali, trovando enormi sedimentazioni di greggio sui fondali.

Addirittura, secondo una simulazione al computer il greggio nei fondali potrebbe risalire la costa della Florida e arrivare con le correnti subacquee in Europa l’anno prossimo, seppur estremamente diluito.

No, purtroppo il greggio fuoriuscito dalla Deepwater Horizon non è sparito – come del resto ci direbbe la sola logica – e pagheremo invece le conseguenze di questo disastro per decenni.

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