La nuova Guida di Greenpeace 2011 sull’industria elettronica green ha criteri ancora più severi

di Alessandra Mambri del 13 dicembre 2011

La tecnologia è ormai parte integrante della nostra quotidianità: le comunicazioni avvengono prevalentemente via e-mail o messaggeria istantanea, sms o video telefono, le relazioni sociali si stabiliscono o si rafforzano tramite i social network, se dobbiamo fissare un appuntamento o ricordare una ricorrenza usiamo l’agenda del telefonino, se dobbiamo pubblicare un post sul nostro blog usiamo il pc o lo smartphone.

Pertanto, quando si parla di tecnologia si fa riferiamo a tutto ciò che è software, hardware, microprocessori, senza mai soffermarsi a pensare al rapporto che questa ha con l’ecologia, il risparmio energetico o l’ecosistema. Nonostante i progressi ottenuti negli anni, il mondo tecnologico rappresenta per l’ambiente ancora una forte minaccia anche per la mancanza di leggi-controllo in materia di inquinamento. Le aziende tecnologiche stanno pian piano investendo sull’ambiente applicando nuovi accorgimenti “sostenibili” a tutto il processo produttivo.

Sulla stregua di questa nuova tendenza del business Greenpeace, organizzazione ambientalista che non si occupa solo di azioni dimostrative,  manifestazioni  e blitz provocatori ma, anche di certificare i comportamenti di Stati e colossi commerciali,  per il diciassettesimo anno consecutivo ha pubblicato l’eco-guida ai prodotti ecologici, aggiornando la classifica delle aziende più green nel settore dei prodotti elettronici.

La nuova edizione della classifica relativa all’elettronica “verde” usa un sistema di valutazione dai parametri più restrittivi rispetto agli anni passati. I criteri in base ai quali vengono attribuiti i punteggi sono suddivisi in tre categorie: la politica energetica, l’eco-compatibilità dei prodotti e la sostenibilità della filiera produttiva (voce assente dalla classifica degli anni scorsi). Ogni categoria si compone inoltre, di varie voci: dalle emissioni di CO2 prodotte direttamente o indirettamente, alla trasparenza sugli approvvigionamenti di carta e minerali, dai materiali utilizzati nei dispositivi al consumo energetico delle batterie utilizzate fino alla fine del ciclo di vita dei prodotti stessi, e cioè lo smaltimento.

Nella classifica Greenpeace, HP  risultata l’azienda high-tech più green del momento ottenendo il risultato di 5,9 punti su 10. Il massimo dei voti se lo aggiudica nella categoria ‘sostenibilità della filiera produttiva’, con una gestione trasparente e attenta non solo alle proprie emissioni di CO2 ma anche a quelle dei propri fornitori. Grande attenzione per l’origine della carta utilizzata – che non deve provenire dalla deforestazione illegale – e dei metalli, rigorosamente non estratti nelle zone di guerra. I prodotti entro fine anno saranno del tutto privi di PVC e di ritardanti di fiamma a base di bromo (Bfr) – entrambi altamente inquinanti – l’unica pecca è la mancanza di indicazioni precise sulla loro efficienza energetica.

Dell si aggiudica il secondo posto con 5,1/10 punti facendo notevoli passi avanti rispetto alla decima posizione dell’anno precedente. Secondo Greenpeace “questo è dovuto all’aver riguadagnato il punto di penalità che gli era stato tolto per aver spostato dal 2009 al 2011 l’impegno di eliminare la plastica in PVC e i ritardanti di fiamma a base di bromo dai propri prodotti”. Con i suoi nuovi obiettivi Dell promette di eliminare la plastica in PVC e i ritardanti di fiamma a base di bromo solo dai computer e non prende in considerazione altre sostanze chimiche pericolose, come l’antimonio e i suoi composti, il berillio e suoi composti e tutti gli ftalati.

Nokia si classifica al terzo posto, perdendo la prima posizione che aveva riconfermato ogni anno a partire dall’Eco-guida del settembre 2008. Scivola dietro HP e Dell per le prestazioni più scarse rispetto ai criteri di Energia. Apple recupera posizioni, aggiudicandosi il quarto posto, grazie all’ecosostenibilità dei propri prodotti che, garantiscono anche la massima efficienza energetica. Ottime anche le politiche di riutilizzo dei vecchi gadget, con il 70% dei dispositivi di sette anni fa riciclati.

A seguire in classifica: Philips, Sony Ericcson, Samsung, Lenovo più attenta di prima alla filiera produttiva, ma ancora carente nella promozione di legislazioni per combattere i gas serra., seguono Panasonic, Sony  che perdono posizioni per problemi legati alle politiche energetiche,  Sharp, Acer, LG Electronics e Toshiba. New entry e ultimo posto per RIM che migliora rispetto al passato ma per l’organizzazione deve “migliorare la certificazione e la trasparenza delle sue performance ambientali”.

Con l’Eco-guida di Greenpeace e i suoi nuovi ed esigenti criteri di valutazione per i prodotti elettronici si va verso la creazione di un’industria elettronica davvero sostenibile, le aziende dell’IT riducendo i propri consumi energetici e utilizzando il loro peso industriale a sostegno di una legislazione più ambiziosa in materia di energia verde possono davvero limitare il gravoso impegno di energia e materie prime attuali a favore dell’ecosistema e dei suoi abitanti.

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