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La nuova legge sulle alienazioni demaniali, una vera opportunità o una speculazione?

Cresci Italia”, così è stato chiamato il Decreto Legge del 24 gennaio scorso, volto a rilanciare l’economia italiana tramite una serie di liberalizzazioni di ampia portata. Ma quando a essere liberalizzati – ovvero venduti – sono i terreni agricoli demaniali, finora patrimonio di tutti, la crescita è quanto meno incerta.

La nuova legge sulle alienazioni demaniali, una vera opportunità o una speculazione?

È quello che sostiene un fronte di associazioni e cooperative agricole che insieme hanno preso posizione contro l’alienazione delle terre comuni, proponendo un emendamento all’articolo 66 del decreto relativo appunto ai terreni agricoli. Non si tratta di una semplice opposizione al contenuto dell’articolo ma di una controproposta: anziché vendere le terre dello Stato, diamole in affitto. Insomma, locazione invece di alienazione.

L’affitto presenterebbe innumerevoli vantaggi, per lo Stato, per i cittadini e per gli stessi agricoltori. I cittadini non perderebbero definitivamente quelli che sono i pochi terreni comuni rimasti a disposizione, dopo i 300.000 ettari passati ad uso privato negli ultimi 10 anni. Lo Stato si garantirebbe una rendita costante nel tempo, anziché “fare cassa” rapidamente per poi vedere scomparire ogni diritto sui terreni e trovarsi materialmente impoverito.

Per quanto riguarda gli agricoltori, i vantaggi sarebbero più d’uno. L’affitto, meno oneroso dell’acquisto, favorirebbe gli imprenditori giovani e le piccole aziende, ovvero tutti quei protagonisti del mondo agricolo che non possiedono ingenti capitali iniziali, mentre la vendita dei terreni li escluderebbe, generando il rischio di una concentrazione monopolistica dei terreni nelle mani di pochi grandi investitori.

La tendenza alla concentrazione si è già accentuata negli ultimi anni ma la sopravvivenza di piccole e medie aziende è fondamentale per la redistribuzione dei profitti a livello locale e dunque per il benessere della popolazione. L’affitto ridurrebbe anche il rischio di infiltrazioni criminali nella compravendita dei terreni, dato che tra i soggetti provvisti di abbondante liquidità si contano esponenti e gruppi della criminalità organizzata che potrebbero utilizzare le vendite demaniali come occasione per riciclare denaro sporco.

Infine, la locazione costituirebbe una maggiore garanzia contro la speculazione edilizia una volta scaduto il vincolo di uso agricolo del terreno, che si prevede comunque di elevare da 5 a 20 anni.

Nonostante tutte queste buone ragioni, la Cia (Confederazione italiana agricoltori) ha preso posizione a favore delle alienazioni, purché svolte con trasparenza e secondo criteri che favoriscano i giovani imprenditori agricoli rispetto agli altri. Tra i gruppi e le associazioni che invece sostengono l’emendamento, si annoverano l’AIAB (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica), Legambiente, Libera, Slow Food, Terra Nuova, Terra Terra e molti altri. La loro voce si è fatta sentire tramite un presidio di fronte a Montecitorio a febbraio ed il messaggio si è rapidamente diffuso anche grazie all’articolo di Carlo Petrini pubblicato su Repubblica.

Anche grazie a questo articolo, il fronte per lo stop all’alienazione dei terreni si sta allargando e le mobilitazioni continuano in attesa dell’esito delle discussioni, non ancora concluse, sugli emendamenti al decreto. Vogliamo sperare che la moda degli emendamenti che stravolgono una legge, appena questa giunge alle Camere per essere approvata, questa volta sia utile per il territorio e la sopravvivenza degli agricoltori!

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