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La pesca selvaggia sta mettendo a rischio l’esistenza del tonno rosso

“Caccia a ottobre rosso” è uno dei tanti film americani sulla Guerra fredda. Caccia al tonno rosso è invece un’atroce realtà contemporanea che sta portando all’estinzione di questa pregiatissima specie marina, molto richiesta soprattutto in Giappone, dove nell’80% dei casi finisce sulle tavole dei consumatori.

Secondo il rapporto “Mind the gap”, diffuso dal Pew Environment Group – centro internazionale di ricerca, in occasione della conferenza dell’Iccat (la Commissione internazionale per la conservazione del tonno dell’Atlantico) che svoltasi a Istanbul dall’11 al 19 novembre – c’è un divario tra la pesca del tonno rosso consentita dalle leggi e quanto avviene invece nei mari per opera di bracconieri senza scrupoli. Un gap che è cresciuto a dismisura, passando dal 5% del 2004 al 141% del 2010. Tradotto in termini assoluti, l’anno scorso si sono pescate più di 19mila tonnellate oltre il limite consentito.

Le cifre inerenti al commercio del tonno rosso proveniente dal Mediterraneo sono da capogiro: dal 1998 al 2010 oltre 490mila tonnellate di tonno, per un valore stimato di 13,5 miliardi di dollari, sono state vendute nei mercati di tutto il mondo.

Manco a dirlo, grossa parte della pesca irregolare si consuma vicino alle nostre coste, essendo il Mediterraneo ricco di questa specie. I pescatori italiani sono tra i primi trasgressori a livello mondiale. Negli ultimi dieci anni il nostro paese ha infatti aggirato in modo sistematico le regole imposte dall’Unione Europea, attraverso immensi reticoli lunghi fino a 30 km che catturano anche il pesce protetto, vietati dalla Ue fin dal 2002. I pescatori hanno ottenuto una grossa mano anche dai nostri politici, che hanno reso legale l’utilizzo della ferrettara, aumentandone le dimensioni consentite e la distanza massima dalla costa a cui può essere utilizzata.

L’Ue comunque non l’ha fatta passare liscia al nostro Paese. Sono ben due le procedure d’infrazione aperte dall’Unione Europea per sanzionare le inadempienze italiane. La prima, conclusa nel 2009, ha riconosciuto l’Italia colpevole. Dopo che i suoi ispettori hanno verificato di persona che la guarda costiera italiana non effettua i dovuti controlli, la Ue ha aperto di recente una seconda procedura.

Pur essendo un autentico gigante dei mari, raggiungendo in alcuni casi i quattro metri di lunghezza e i 700 kg di peso, il tonno rosso sembra dunque indifeso e vittima sacrificale di pescatori senza scrupoli e politici incuranti. Del resto, le sue valutazioni sono astronomiche: possono di fatto arrivare fino a 100mila dollari per un singolo esemplare. Dunque fa tanta gola, in tutti i sensi.

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Published by
Luca Scialò

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