La piramide nel deserto che genera energia

di Viola Carmilla del 3 giugno 2011

Chi sostiene che i pannelli solari sono brutti da vedere dovrebbe dare un’occhiata a Lunar Cubit, il progetto vincitore del primo Land Art Generator Initiative, un concorso dedicato alla coniugazione di design, genius loci ed energie rinnovabili.

La piramide nel deserto che genera energia

Costituito da otto piramidi disposte circolarmente intorno a una grande piramide centrale, il Lunar Cubit è al tempo stesso un’installazione artistica, un calendario lunare e una centrale di energia solare capace di fornire energia a centinaia di case nel deserto di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi.

Le piramidi in acciaio e vetro, interamente coperte da pannelli solari di silicio amorfo, rappresentano le otto fasi del calendario lunare e sono fornite di led destinati ad accendersi durante la notte, in modi e combinazioni diverse per indicare le diverse fasi lunari.

La grande piramide centrale si illumina con intensità inversamente proporzionale a quella della luna: luce minima nel plenilunio, massima luminosità nelle notti senza luna.

Vediamo anche qualche foto:

Lucide e luminose come astronavi, futuristiche nell’aspetto, le piramidi del Lunar Cubit non dimenticano il passato: le loro proporzioni richiamano infatti quelle tra le piramidi del complesso di Cheope nella famosa necropoli di Giza, in Egitto. Il team che ha realizzato il progetto, guidato dall’artista e ingegnere newyorkese Robert Flottemesch, ha saputo strizzare più di un occhio alla cultura locale: dal momento che il calendario arabo è basato proprio sulle fasi lunari e non sulla rotazione solare, per gli emiratensi il Lunar Cubit sarebbe un grande calendario all’aperto di immediata comprensione.

Se realizzato, questo progetto permetterebbe di coprire il fabbisogno energetico di 250 famiglie di Masdar, avveniristica eco-città nel deserto. Non molto se si pensa a una centrale solare, ma si tratterebbe pur sempre di un’installazione d’arte pubblica (forse la prima) in grado di saldare interamente i costi della sua costruzione in soli cinque anni!

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gennaro fraddanno febbraio 16, 2012 alle 12:17 pm

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