La Tecnosfera di Dubai: un universo eco-sostenibile

di Federica DAmico del 27 luglio 2011

Ricordate The Truman show? Il film in cui un ignaro Jim Carrey viveva all’interno di uno studio televisivo in tutto e per tutto uguale alla realtà? Bene, la Tecnosfera di Jebel Ali, 50 km a ovest di Dubai, almeno nell’aspetto ricorda molto Seahaven, la cittadina di Truman.

La Tecnosfera di Dubai: un universo eco-sostenibile

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Costruita dalla James Law Cybertecture International (www.jameslawcybertecture.com), una compagnia nota per la realizzazione su larga scala di opere high tech innovative e incentrate sull’idea di intelligent living, la Tecnosfera è una struttura che riproduce in ogni suo aspetto la biosfera terrestre in maniera artificiale, poiché ricrea un piccolo mondo nel nostro mondo, una copia ridotta dell’originale.

L’edificio, collocato all’interno del TecnoPark di Dubai inizialmente come semplice attrazione turistica, oggi è diventato un’icona per la città. Dubai, infatti, è una delle metropoli simbolo del progresso tecnologico del ventunesimo secolo e la Tecnosfera oltre ad essere un’attrazione per la sua mole imponente – è la costruzione sferica più grande del mondo – è un memorabile esempio di architettura moderna e di tecnologia d’avanguardia. Ma è soprattutto la filosofia assolutamente eco con cui ha costruito l’opera James Law, esecutore materiale del progetto oltre che fondatore della compagnia, il motivo di tanta fama.

Al di sotto dell’imponente cupola di vetro e servendosi di tecnologie ultramoderne oltre che ecosostenibili, la JLCI ha riprodotto fedelmente habitat umani, vegetali ed animali per struttura e funzioni identici a quelli terrestri. L’unica differenza sta appunto nel fatto che questa minima porzione di mondo si trova e vive al di sotto di una cupola di vetro, da cui il concetto di una cybertecture, cioè un’architettura cyber, futuristica.

L’opera di Law e soci è sicuramente un esempio di costruzione ecosostenibile sia negli intenti che nelle pratiche. L’ecosistema ricreato al di sotto della cupola risponde infatti in primo luogo al concetto di autosostentamento. Al di sotto della Tecnosfera  è stato ricreato un ambiente in grado di riciclare acqua e di generare da sé energia sfruttando quella solare in maniera del tutto ecosostenibile. Grazie ad un elaborato sistema di balconate e giardini arrampicati lungo le curve della cupola di vetro, l’ambiente respira ossigenandosi senza incorrere nel rischio di un effetto serra artificialmente ricreato. Inoltre, la Tecnosfera rientra per questa ed altre ragioni tra le strutture carbon neutral. Essa infatti è stata realizzata e si auto sostiene rispettando il principio dell’impatto zero sull’ambiente nella produzione di anidride carbonica. È questo il motivo per cui l’edificio rappresenta una frontiera oltre che nel campo del design e della tecnologia soprattutto in quello dell’ecosostenibilità.

Un esempio precedente e di proporzioni maggiori era stato la Biosphere 2 costruita tra il 1987 e il 1991 ad Oracle in Arizona (USA), dalla Space Biosphere Ventures con a capo John P. Allen. Scopo di questa enorme struttura, anch’essa interamente ricoperta di vetro e al di sotto della quale fu riprodotta in scala ridotta la biosfera terrestre, era stato analizzare le strutture e le interazioni tra le cinque aree riprodotte in essa. Si trattava di un importante esperimento poiché era stato realizzato principalmente in vista di ipotetici usi futuri di strutture simili su altri pianeti.

La Tecnosfera di Dubai si apre ad altri orizzonti sposando il concetto di ecosostenibilità e facendo di “gigantismo” la propria parola d’ordine. L’imponente struttura riproponendo le dinamiche biologiche e culturali che governano la vita sulla Terra, consente di gettare uno sguardo anacronistico sul futuro del pianeta  nei prossimi decenni, ponendo l’accento sulla capacità dell’ambiente e dei suoi abitanti di provvedere a se stessi senza ledere la salute del luogo che li ospita.
Gli interrogativi sollevati dal progetto di Law&co. sono numerosi, ma in un prossimo futuro questo esempio felice tra arte e tecnologia consentirà anche di risolvere per tempo problematiche legate alla spesso difficile interazione tra natura e cultura.

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