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L’Abruzzo dice no al nuovo gasdotto perché in zona sismica

Si chiama “Rete Adriatica”, un tubo lungo quasi 700 chilometri e 120 di diametro, che parte da Brindisi fino a Minerbio (Bologna), realizzato dalla Snam. O almeno dovrebbe.
Il progetto sta trovando infatti dubbi e obiezioni. Si è anche creato un apposito Comitato, il No tubo, tanto agguerrito quanto i cugini del No Tav. I dubbi derivano dal fatto che tale enorme tubo, benché si chiami Rete Adriatica, non passerà per l’esterno (il che pure sarebbe obiettabile), bensì per l’interno, giacché la Snam ha trovato meno obiezioni e problemi relativi all’impatto ambientale.

In realtà hanno deviato verso l’interno perché lì non hanno trovato alcuna resistenza da parte degli amministratori locali”, denuncia a ilfattoquotidiano.it Mario Pizzola, coordinatore del comitato No Tubo di Sulmona. C’è però anche un motivo economico: “Tra Campochiaro (CB) e Sulmona (AQ) – ammette la Snam – esiste già un tratto del gasdotto Transmed (ndr. la linea che dall’Algeria risale l’Italia) che ha suggerito di sfruttarne il corridoio”.

Considerando che un gasdotto costa circa 2 milioni di euro per ogni chilometro, sfruttare il tunnel abruzzo-molisano vorrebbe dire risparmiare almeno 50 milioni. Inoltre “le spese per le servitù di passaggio sono più basse rispetto alla costa – fa notare il comitato –. La Snam risparmia – attaccano i No tubo – ma scarica sulla collettività enormi costi ambientali, economici, sociali ed umani”.
Ed è proprio con il suo ingresso in Abruzzo che l’opera spaventa maggiormente. Da qui in poi, infatti, il gasdotto cavalcherà praticamente tutta la dorsale dell’Appennino Centro Settentrionale, interessando – direttamente o indirettamente – numerose aree naturali protette: i parchi nazionali della Maiella, dei Monti Sibillini e del Gran Sasso, il parco regionale del Velino-Sirente e 21 aree tra Siti d’Importanza Comunitaria e Zone di Protezione Speciale.

Il tracciato coincide inoltre con il progetto “APE” (Appennino Parco d’Europa), un importante programma avviato nel nostro Paese, finalizzato alla tutela della biodiversità e alla promozione di politiche ecosostenibili.

Il logo del Comitato No Tubo

Ma oltre alla questione ecologica, a preoccupare è anche quella relativa ai terremoti. Il metanodotto in progetto si snoda lungo alcune zone sismiche di primo grado (la Valle Peligna, i paesi dell’hinterland aquilano colpiti dal terremoto del 6 aprile 2009, quelli dell’Umbria e delle Marche colpiti nel settembre del ’97 e dell’Emilia ). “Durante i sismi più importanti che hanno interessato l’Italia negli ultimi trent’anni, non risulta che si siano verificati danni alle condotte nelle zone interessate dagli eventi”, taglia corto la Snam. Ma l’esplosione di un metanodotto della stessa società di San Donato Milanese, avvenuto due anni fa in provincia di Cosenza, a causa di uno smottamento di terreno, giustifica l’apprensione delle popolazioni interessate. Specie quella abruzzese, per la quale il rischio è doppio. A Sulmona infatti la Snam costruirà anche una centrale di compressione “necessaria per imprimere al gas la spinta per viaggiare lungo la rete di trasporto”.

Di fatto, il processo di realizzazione dell’enorme gasdotto va molto veloce. Il primo tratto è stato già ultimato, il secondo (quello da Biccari a Campochiaro) ha ottenuto le principali autorizzazioni. Dunque si avvicina sempre più pericolosamente all’Abruzzo, la zona più rischiosa, come un grosso serpente si avvicina minaccioso a una mangusta.

Leggi anche:
Gasdotto Adriatica: Gas o non Gas, questo è il dilemma?

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  • boh

    sarà come dicono ma in italia continuo a sentire sono una parola: no
    no su questo no quest'altro è tutto un no una critica un divieto, avranno pure forse le loro ragioni i "no tubo" ma mi piacerebbe, visto che il gas è l'energia del futuro, pulita ed ecologica, sentire anche qualche "sì tubo" con della valutazioni propositive e veloci...

    fantascienza in italia

  • Faccio solo presente che ora è inutile in quanto i risulatti positivi delle ricerche CNR sulla fusione fredda, permettono la fabbricazioni di piccole centrali anche a nuclei ridotti. E' infatti prossima al nuova sperimentazione da 3 MW (megawatt) e per fine anno si dovrebbero poter acquistare liberamente. Domanda: a che servirebbe tale mastodontico lavoro e spreco di materiali, zone etc , quando si può usare l'energia prodotta (senza impatto ambientale) da dette centrali a fusiione?

    http://www.greenme.it/informarsi/energie-rinnovabili/8219-e-cat-fusione-fredda-proia

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Published by
Luca Scialò

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