Lampadine fluorescenti fanno risparmiare ma sono dannose se non si riciclano bene

di Eryeffe del 13 aprile 2012

Convenienti, efficienti ma potenzialmente inquinanti.
Sono questi gli aggettivi che descrivono meglio le lampade fluorescenti, ormai largamente diffuse nelle nostre case per i consumi ridotti e la scarsa necessità di manutenzione rispetto alle tradizionali lampadine a incandescenza.

Ma come devono essere smaltite per non essere inquinanti? Innanzitutto occorre ricordare che le lampadine fluorescenti contengono una piccola quantità di mercurio che le rende a tutti gli effetti rifiuti speciali, esattamente come le pile, le batterie, l’olio lubrificante e la plastica. Dunque è essenziale non buttarle nel cassonetto dell’indifferenziata.

Chi si occupa della raccolta e del riciclo di queste lampadine è il consorzio Ecolamp che solo nel 2011 ne ha raccolte circa 1.500 tonnellate in quasi 2.000 comuni italiani. Una volta recuperate e stoccate, i componenti delle lampade possono essere riutilizzati e avviati in appositi circuiti di riciclo.

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Per prima cosa le lampadine vengono sottoposte ad un “trattamento d’urto” (del tipo crash and sieve cioè fracassa e setaccia) che trita, separa e immagazzina in un container i materiali differenti. La  separazione delle plastiche dai vetri e metalli avviene su un tappeto vibrante e contemporaneamente un processo di aspirazione e filtrazione (detto captazione) separa le polveri fluorescenti dal mercurio, che viene recuperato per distillazione e riutilizzato a livello industriale.

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Il vetro, che costituisce l’80% dell’intero prodotto, viene lavato e triturato accuratamente. I possibili impieghi  vanno dalle lane di vetro agli isolanti, fino ad arrivare all’applicazione nei processi di vetrificazione delle piastrelle.

Al momento la raccolta è affidata al senso civico dei cittadini che possono recarsi nelle 3.200 stazioni ecologiche distribuite sul territorio nazionale. Per facilitare il compito ai consumatori è stata creata un’app per smartphone e tablet dal nome ‘l’isola che c’è’ attraverso la quale è possibile individuare il punto di raccolta più vicino.

In alternativa si può restituire il prodotto esausto presso i punti vendita che aderiscono al servizio ‘uno ad uno’ , dotati di appositi contenitori (eco-point).

Qualsiasi sia la vostra scelta, ricordate di anteporre sempre la responsabilità e il buon senso alla pigrizia.

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