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Lazio: 4.000 edifici pubblici a rischio amianto ma è mappato solo il 4%!

In Italia l’amianto è stato bandito da vent’anni; eppure in molte Regioni poco o nulla è stato fatto per il suo smantellamento. Nel Lazio, ad esempio, solo il 4,5% del territorio è stato sottoposto a telerilevamento. Non solo: solo il 5% degli enti pubblici o aperti al pubblico – come ospedali, ambulatori, scuole, teatri, cinema, uffici – ha risposto ai questionari del Centro Regionale Amianto.

Eppure i numeri relativi all’amianto diffuso nel Lazio fanno tremare: sono stati di fatto trovati ben 4mila edifici pubblici o aperti al pubblico con presenza di amianto per un totale di circa 700mila tonnellate di coperture in eternit.

Di questo passo ci vorranno centinaia di anni per bonificare tutto il territorio laziale” afferma sconfortato Fulvio Cavariani, direttore del Laboratorio di Igiene Industriale del Cra.

Ciò perché, oltre la lentezza disarmante nella mappatura del Lazio, anche le modalità lasciano un po’ a desiderare visto che le autodichiarazioni in risposta ai questionari del Cra non sono vincolanti e in molti edifici non vi sono le conoscenze necessarie per poter stabilire se vi sia presenza o meno di amianto.

Grandi responsabilità sono legate alla politica. Tra gli atti istituzionali varati negli anni, ne salta agli occhi uno della Regione Lazio targata Storace del 3 ottobre 2003, successivo ad un decreto del ministero dell’Ambiente di 7 mesi prima.

In pratica, in 20 giorni i Comuni del Lazio dovevano individuare e segnalare al Dipartimento Territorio della Regione gli immobili particolarmente contaminati presenti nel territorio di loro competenza, compilando un questionario pieno di valutazioni specifiche da assolvere per descrivere nei minimi dettagli il sito contaminato scoperto: dalla “grandezza del sito” finanche alla “presenza di cause che creano e/o favoriscono la dispersione di fibre”.

Una richiesta impossibile. Ma oltre a Storace, anche chi lo ha succeduto non è esente da colpe:  da Badaloni fino alla Polverini, passando per Marrazzo. Come si evince, destra e sinistra.

Altro problema fondamentale da risolvere è il metodo di valutazione dei rischi e il problema delle discariche di amianto. Di par suo, Legambiente Lazio ha anticipato da tempo la Regione: in accordo con la Provincia di Roma, ha lanciato il progetto “Roma Provincia Eternit Free” nel settembre 2010, proponendo la sostituzione delle coperture in cemento amianto con tetto fotovoltaico, ammortizzando i costi di bonifica grazie agli incentivi statali.

Intanto, mentre la politica nicchia, i dati sugli effetti dell’eternit sono purtroppo serissimi invece. Il dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario regionale ha monitorato i casi di mesotelioma maligno diagnosticati nelle strutture sanitarie del Lazio dal 1° gennaio 2001 al 30 novembre 2011: ben 716 casi. Non osiamo immaginare quali siano i dati complessivi di tutto il ventennio.

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Published by
Luca Scialò

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