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Le 15 aziende più green degli USA

Lo scorso 16 ottobre il settimanale americano Newsweek ha pubblicato i Green Rankings 2011, ovvero le classifiche delle aziende più ecosostenibili a livello mondiale (Global 500 List), e made in USA (U.S. 500 List). Lo studio – cui abbiamo dato ampio risalto a suo tempo (VEDI APPROFONDIMENTO) – è stato condotto da due tra le maggiori organizzazioni in fatto di ricerca ambientale, la Trucost e la Sustainalytics.

Le 15 aziende più green degli USA

Queste hanno stilato una graduatoria delle aziende più meritevoli in quanto a politiche ambientali, tenendo in considerazione fattori quali l’attuale management aziendale e le pratiche oggi in uso presso ciascuna realtà industriale. Poiché i dati emersi dallo studio per qualità e quantità necessitavano d’essere matematizzati e sistematizzati, Trutcost e Sustainanalytics hanno ideato una scala di punti da 1 a 100 attribuibili alle compagnie esaminate, un “green score”, cioè un punteggio verde, frutto della votazione riportata rispetto a impatto, management e divulgazione ambientale.

Ciascuna azienda ricopre quindi una certa posizione nelle Lists in base al green score realizzato, punteggio che, grazie alla metodologia di benchmarking impiegata dalla Trutcost per svolgere l’indagine, è stato tradotto anche in “dollari”, dando così al green score una valenza del tutto simbolica in termini di costo economico per l’azienda oltre che di costi per l’ambiente.
Tra le due liste quella che desta maggiori preoccupazioni è la U.S. 500 List, principalmente a causa dei green scores realizzati da alcune aziende, inferiori a quelli totalizzati nelle passate edizioni delle Newsweek’s Rankings. Diamo quindi un’occhiata alle prime 15 posizioni nella classifica a stelle e strisce.

SPECIALE: sfoglia la gallery della classifica delle aziende più green in America

Prima della classe è IBM, leader nel settore dell’Information Technology, che ha totalizzato un green score dell’82,5%. Con questo punteggio da quasi record è l’unica compagnia USA entrata a far parte sia della 500 Global List, posizionandosi al secondo posto, sia della 500 U.S. List guadagnando la prima posizione. IBM lavora al miglioramento del suo impatto ambientale da più di venti anni. Risale al 1971 il primo documento scritto col quale l’azienda iniziò ad impegnarsi in questa direzione e da allora non ha mai smesso giungendo a ridurre le emissione di CO₂ al punto da risparmiare al mondo ben 5,4 milioni di kw/h di energia elettrica, che in termini economici corrispondo ad un risparmio di 400 milioni di dollari per la compagnia.

La seconda posizione è occupata dalla Hewlett-Packard con un green score di 75,8%, grazie al quale si colloca soltanto al quindicesimo posto nella 500 Global List. Si tratta di una posizione poco lodevole per una impresa che nel 2009 lanciò e si fece promotrice della Global Workplace Initiative, un progetto con il quale si invitavano ed aiutavano le aziende ad avere un impatto ambientale più eco. Ma la HP ha anche altri meriti. Molti progetti architettonici dell’azienda sono supervisionati dall’HP Global Design Center, una equipe di architetti e designers impegnati nella realizzazione di strutture ecosostenibili, dall’uso di materiali riciclati all’impianto di sistemi di illuminazione a basso consumo energetico. Per questo motivo molti edifici aziendali sono certificati LEED. Altra politica eco adottata riguarda le emissioni di cloroflurocarbonio che la società si sta impegnando a ridurre sostituendo i vecchi sistemi d’aria condizionata con quelli ad idroflurocarbonio, meno nocivi per l’ozono. Inoltre nel 2010 è stato raggiunto un altro importante traguardo, l’eliminazione definitiva del mercurio dai notebooks HP.
Insomma, le due aziende hanno certamente dimostrato una corretta politica green. Un podio  meritato. Eppure, nonostante tanti meriti, IBM ed HP non fanno degli USA i leader nel campo delle politiche aziendali verdi. I due colossi infatti sono le uniche aziende americane entrate nella rosa della 500 Global List vedendosi soffiare il primato da società europee ma soprattutto da imprese provenienti da Australia, Brasile, India, Canada, Giappone e Messico. I dati del Newsweek ci raccontano quindi che in particolare i colleghi orientali hanno tolto agli Stati Uniti una leadership in realtà mai raggiunta. Basta dare uno sguardo ai green scores riportati nelle due passate edizioni delle Rankings del Newsweek per notarne la drastica e preoccupante diminuzione.

In terza posizione si trova la Sprint Nextel, prima nel settore delle telecomunicazioni con un green score del 75,6%. Nel 2009 la compagnia ha lanciato sul mercato il suo primo dispositivo ecologico, il telefono cellulare Samsung Reclaim, a cui hanno fatto seguito numerose altre tecnologie eco (facilmente riconoscibili dall’eco-logo ideato dall’impresa), grazie alle quali oggi l’azienda gode di un primato nel mercato USA.
Segue la Baxter, azienda leader nel campo dell’healthcare e impegnata in particolare nella cura di emofilia, disordini dell’immunità e malattie croniche d’altro genere, con un green score del 74,9 %.
Al quinto posto troviamo la Dell, per la produzione di apparecchi tecnologici, con un green score di 74,7/100. Il vanto dell’azienda tra le politiche verdi adottate riguarda il packaging, interamente realizzato in bamboo e funghi, biodegradabile e riciclabile come compost. Altro merito è il programma di recupero e riciclo di computer e prodotti dismessi.

Sesta è la Johnson & Johnson il cui green score è del 74,6%. La J&J ha promosso l’Healthy Future 2015, un’iniziativa in cui si è prefissa gli obiettivi eco da raggiungere nei prossimi anni. Dal 1990 al 2010 la compagnia ha ridotto le emissioni di gas tossici del 23% e recentemente ha triplicato la sua capacità solare a 13 megawatt divenendo così una delle maggiori utilizzatrici di energia solare. Per questo motivo è stata nominata dall’Environmental Protection Agency la settima compagnia tra le migliori produttrici di energia rinnovabile.

Settima si posiziona nel campo dell’ICT la Accenture con il 74% di green score. Si tratta di una delle aziende più diffuse in termini di sedi sparse per il mondo con uffici in ben 200 città. Da questi e dai viaggi di lavoro sostenuti e necessari all’azienda deriva la maggior parte del carbon fossile prodotto dalla compagnia. Nel 2009 vi è stata una riduzione del 25%, anche grazie all’uso di Telepresence, un sistema di conferenze virtuali grazie al quale Accenture ha ridotto drasticamente i viaggi di lavoro dei suoi dipendenti sfruttando le più moderne tecnologie in fatto di telecomunicazioni.

Ottava è Office Depot nel campo del retail con il 73,6%, punteggio guadagnato in particolare a seguito di una campagna per la salvaguardia delle foreste di cui la OD si è fatta promotrice e grazie alla quale l’azienda ha salvato 3.000 tonnellate di boschi da morte certa. Impegnata nella costruzione di edifici verdi, nel 2008 Office Depot ha costruito il primo punto vendita certificato LEED ad Austin. Dal 2008 al 2009 è stata raggiunta una riduzione del 12% dei gas tossici emessi usando veicoli e software ad impatto zero. Inoltre nel 2003 l’azienda ha introdotto il Green Book, un catalogo che promuove circa 2000 prodotti realizzati dalle compagnie più ecofriendly.

Al nono posto troviamo la CA Technologies, ICT, con il 72,6%. L’azienda fa parte del gruppo fondatore del CNBC Carbon Council, motivo per cui tra le politiche aziendali c’è il “Flexible Workplace Program”, con cui i dipendenti sono esortati a lavorare da casa evitando sprechi di combustibili, e il “Follow Me print-management program”, col quale è stata eliminata la copertina a stampa evitando la produzione di ben 16,3 milioni di fogli di carta. Anche la CA Techologies ha ottenuto certificazioni LEED per i propri edifici e come Office Depot sostiene e incentiva altre realtà industriali nell’adozione di politiche verdi, ad esempio proponendo a queste l’ecoSoftware e l’ecoMeter,  due sistemi di monitoraggio e controllo dell’ecosostenibilità aziendale.

Segue al decimo posto la NVIDIA, produttrice di forniture tecnologiche e con un green score del 71,9%. L’azienda californiana è stata l’inventrice del GPUs, il computer più efficiente da un punto di vista energetico mai immesso sul mercato. Anche questa compagnia in fatto di design ha dei meriti: gli edifici aziendali più recenti costruiti ad Austin sono realizzati con alluminio riciclato al 25% e  sono dotati di speciali sistemi di illuminazione eco.

Undicesima la Agilent Technologies, seconda dopo la J&J nel settore dell’heathcare con il 71,7% di green score. L’azienda vanta un ottimo sistema fotovoltaico grazie al quale nel 2010 ha contribuito alla riduzione di emissioni di gas serra. I pannelli solari infatti hanno generato 3,34 milioni di kw/h di elettricità in un solo anno. Per sottolineare l’attenzione di Agilent rispetto alle politiche verdi, nel 2004 l’azienda ha introdotto un codice comportamentale molto rigido al punto che la società non stringe collaborazioni con imprese non ambientaliste.

Pari merito, al dodicesimo posto si colloca il Hartford Financial Services Group. Tra le politiche aziendali adottate dal gruppo degna di nota è stata la sostituzione delle circa 2000 auto aziendali con veicoli meno inquinanti dotati di motore a quattro cilindri, oltre alla politica per il riciclaggio della carta che in termini di energia ha risparmiato un consumo di 24 milioni di kw/h.

Al tredicesimo posto troviamo la EMC, con un green score di 71,6%. L’impegno dell’azienda nel campo delle rinnovabili risale al 2004, anno in cui si fece promotrice di una campagna per la virtualizzazione delle infrastrutture ICT realizzatasi nel 2009 con l’introduzione della “Virtual Desktop Infrastructure”, un’iniziativa grazie alla quale nel 2012 tutti i desktop dell’azienda saranno virtualizzati. Il consumo energetico dell’impresa sarà così ridotto del 34%. Fedele alla linea eco, EMC adotta anche altre politiche aziendali per la salvaguardia dell’ambiente. Bastino, a mo’ di esempio, gli accordi stipulati con il consorzio automobilistico per la fornitura di trasporti aziendali comuni, così da ridurre al minimo l’uso dell’auto privata da parte dei dipendenti per raggiungere il posto di lavoro.

Quattordicesima è Adobe Systems, con un 71,5% Già dal 2005 Adobe si impegna nell’uso di gas naturali e nel riciclo dei materiali di scarto al punto da essere stata la prima azienda ad aver ricevuto quattro certificazioni di platino per il miglior design ambientale negli USA.

Chiude la top 15 Intel con il 71,4%. Si tratta della più grande azienda statunitense per la fornitura di energia verde, così come previsto dall’Environmental Protection Agency. Dalla fine del 2010, infatti, Intel ha ridotto del 40% le emissioni di gas tossici arrivando nel 2011 ad una diminuzione equivalente ai consumi domestici annuali di 200.000 case americane. Inoltre nel 2010 l’azienda ha installato tra USA e Israele nove impianti ad energia solare in grado di generare più di 3,8 milioni di kw/h di energia annualmente.

Insomma, le prime 15 aziende statunitensi più ecosostenibili, nonostante le cifre e le classifiche, nonostante i dubbi e le storture del caso, sembrano impegnarsi a modo loro per il rispetto dell’ambiente. Non resta che rinnovare l’appuntamento al prossimo anno con le nuove Rankings del Newsweek.

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Per approfondimenti:
www.trucost.com
www.sustainalytics.com

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