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Le 4 cose non proprio eco-sostenibili del tonno in scatola

Se vi chiedessero cosa non manca mai in una dispensa, probabilmente la prima cosa che vi verrà in mette è il tonno in scatola. In effetti è un rapido rimedio al frigo semi-vuoto: insaporisce un’insalatona, arricchisce un condimento per la pasta e assieme al formaggio fresco dà un gustoso paté da poter spalmare sul pane.

Ma dietro questa praticità e comodità spesso si nasconde una storia di brutta pratica industriale: per poter abbattere i costi di produzione e mantenere il prezzo del prodotto finale relativamente basso l’industria che si occupa della pesca del tonno ha adattato alcune pratiche che hanno condotto però a disastrose conseguenze.

In particolare, sono 4 gli aspetti della pesca del tonno in cui l’eco-sostenibilità viene completamente calpestata e che un consumatore consapevole non può ignorare.

Pesca con FAD

Uno dei metodi di pesca più pericolosi per i tonni è il Fish Aggregation Device (FAD), che consiste nel lasciare al largo degli “oggetti galleggianti” dotati di radio-trasmettitore per comunicare la loro posizione ed essere facilmente ritrovati.

I tonni in mare aperto sono particolarmente attratti da queste specie di boe e vi si annidano anche alghe e polpi, piccoli pesci e gli stessi pesci più grossi ne sono attirati perché lo trovano un fertile terreno di caccia.

In poche settimane attorno ad un FAD si può sviluppare un intero eco-sistema che viene completamente spazzato via quando i pescherecci ritornano a raccoglierlo.

La gravità della cosa è chiara: un FAD non attrae soltanto le specie destinate alla pesca, ma ne attira molte altre ed, in particolare, i giovani esemplari. Lo sterminio di pesci giovani significa che quella specie andrà incontro a seri problemi di estinzione, perché non ha il tempo di riprodursi.

Una delle specie a rischio è proprio il tonno della varietà pinnagialla.

Pesca longline

Anche la tecnica di pesca detta longline è da condannare perché oltre che per il tonno è pericolosa anche per tartarughe e uccelli marini. Si utilizza un enorme rete attaccata a due pescherecci, sorretta nel mezzo dalle boe e lunga a volte anche per chilometri.

È gettata in mare aperto ed è percorsa ogni decina di metri da un lungo filo che termina con un amo e l’esca. La rete, trascinata da pescherecci, al momento della raccolta contiene non solo tonni.

Oltre il 30% è costituito pesci che non sono commerciabili ma che vengono comunque pescati. Questa tecnica è una delle maggiori cause di morte per le tartarughe, che rimangono impigliate e non riescono a ritornare a galla per respirare. E così annegano. E anche per gli albatros e altri uccelli marini che si tuffano pensando di poter pescare del cibo e rimangono intrappolati.

Pesca di frodo

Una delle maggiori cause di danni all’eco-sistema è anche la pesca di frodo in alto mare: ci sono delle zone, conosciute come il farwest dell’oceano. Si trovano oltre i confini delle acque territoriali e quindi molto lontane dalla costa (oltre le 200 miglia).

Qui non vige nessuna legge relativa ad un paese specifico ed i pescherecci, non dovendo rispettare nessuna regolamentazione riguardo quote e limiti di pesca, agiscono in maniera totalmente incontrollata e certamente non-sostenibile. Questo riduce le possibilità dei Paesi che vivono della pesca del tonno.

Pesca di frodo

La pesca può anche essere di frodo ed ilpesce viene letteralmente rubato. Ci sono nazioni ricche come Taiwan, Spagna e gli  stessi Stati Uniti che hanno letteralmente saccheggiato le acque dell’Oceano Pacifico, privando piccoli stati come Kiribati e Tuvalu della loro unica fonte di reddito, la pesca appunto.

Come fermare le tecniche non sostenibili

Servirebbero delle leggi internazionali e un supporto concreto che consentissero a questi stati di praticare in modo equo ed onesto la pesca del tonno.

Recentemente questi piccoli Stati si sono uniti nel Parties to the Nauru Agreement (PNA) per proteggere sia l’esistenza dei tonni che le popolazioni che vivono della loro pesca.

Scelta consapevole di acquisto del tonno in scatola

Il consumatore consapevole può (e deve) adottare delle contromisure quando pensa di trovarsi di fronte a pratiche di questo tipo: cercare di comprare confezioni di tonno in scatola che non è stato pescato attraverso queste tecniche devastanti (FAD, longline, frodo) ma che provenga invece da paesi in cui è adottata la pesca tradizionale. Sulle scatolette si può trovare evidenziata la dicitura che l’azienda che lo produce, non è ricorsa a questi metodi di pesca e sostiene il PNA.

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  • Anche se sembra impossibile, si può ancora comprare tonno SOSTENIBILE. Seguire il marchio "Friend of the sea" è un buon modo per arrivare ai marchi che pescano con la lenza o che pescano pecie di tono non a rischio estinzione, come il tonetto striato, per esempio!

  • Io è ormai da un anno che non mangio più tonno in scatola, tranne per 4 scatolette della RioMare che ho acquistato quest'estate perché riportavano la dicitura: pescato a canna (e c'era anche il disegno dell'omino che pescava con la sua canna). Purtroppo, non l'ho più trovato in nessun supermercato :/

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Published by
Giulia Magnarini

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