Le 5 peggiori energie alternative

di Diana Marchiori del 9 ottobre 2011

Quali fonti di energia alternativa sono davvero valide e quanti retroscena ignora il cittadino comune? Siamo sicuri che ‘energia alternativa’ significhi effettivamente sostenibilità e cura per l’ambiente? Sfortunatamente pare che ‘non sia tutto oro quello che luccica’ e spesso una possibilità energetica che si prospetta allettante nasconde problemi secondari ed imprevisti: qualcosa di nuovo è davvero migliore rispetto a ciò che si conosce da più tempo? Forse a volte sarebbe più cauto arginare e cercare di affrontare i problemi collegati alle tradizionali fonti energetiche piuttosto che ritrovarsi a fronteggiare nuove emergenze, ma è pur vero quanto sia importante non abbandonare la ricerca di nuove soluzioni.

Esistono almeno 5 opzioni energetiche a cui sarebbe meglio non ricorrere.

1) Kerogene: le famose Rocky Mountains in America presentano estesi depositi di carbone e giacimenti di gas metano, poiché sono costituite da una serie di catene montuose interconnesse con diverse origini geologiche.  La regione delle Rocky Mountains custodisce una rilevante risorsa energetica simile al petrolio, chiamata appunto kerogene, che con l’aumento della temperatura si trasforma in idrocarburi solidi, liquidi e gassosi. Il kerogene si trova lungo il bacino idrografico del Green River e copre parte dei territori di Colorado, Wyoming e Utah. Se il governo autorizzasse la trivellazione delle rocce e gli scavi minerari ci troveremmo di fronte ad un disastro ambientale. Gli esperti confermano, infatti, che qualsiasi metodo di estrazione, oltre a modificare per sempre l’aspetto della famosa catena montuosa, rilascerebbe nell’atmosfera quantità enormi di anidride solforosa, piombo e ossido d’azoto. Il processo d’estrazione inoltre richiederebbe quantitativi d’acqua che diminuirebbero la portata del fiume Colorado. Stesso discorso per quella che è chiamata Argillite petrolifera: recentemente definita da Randy Udall, esperto del settore energetico e attivista nella promozione di energia sostenibile, come la risorsa energetica meno efficiente, indipendentemente da quanto potrebbe crescere il prezzo del gasolio o da quanto migliorerà la tecnologia nel campo delle estrazioni minerarie. Altri esperti definiscono l’argillite petrolifera come il peggior tipo di carburante al mondo, in grado di portare alla distruzione un territorio. L’argillite petrolifera non rappresenta quindi un rimedio miracoloso alla carenza di fonti di energia, ma piuttosto sembrerebbe un errore da evitare: caso emblematico è quello dell’Estonia, paese che dipende in parte dall’argillite petrolifera per la produzione di energia e dove la stragrande maggioranza dei danni ambientali (inquinamento atmosferico, ma anche delle acque) deriva appunto dalle attività di estrazione.

2) Sabbie bituminose (tar sands): anche il processo di estrazione della sabbia bituminosa, da cui si ricava un bitume simile al petrolio che può essere trasformato in petrolio, si dimostra molto invasivo per l’ambiente e per la qualità dell’aria che respiriamo. Le imprese canadesi, ad esempio, hanno già distrutto ettari di foreste e nello stato di Alberta si è registrato un aumento di malattie tumorali e si è riscontrata la presenza di metalli pesanti nelle falde acquifere. Le miniere di sabbia bituminosa  sfruttano in modo intensivo le risorse energetiche, contribuendo notevolmente all’aumento del riscaldamento globale.  Un rapporto sulla difesa dell’ambiente in Canada stima che nel 2012 l’estrazione di sabbia bituminosa impiegherà addirittura l’equivalente in gas necessario al riscaldamento di tutte le abitazioni canadesi. Una risorsa, il gas di scisto, che pari inquini  di più del carbone.

3) Il gas naturale rappresenta una fonte di energia più pulita rispetto ai carburanti fossili, purtroppo però rappresenta anch’essa un pericolo per l’ambiente. Il procedimento che ne permette l’estrazione prevede la fratturazione idraulica, ovvero l’immissione di un fluido ad alta pressione in giacimenti di metano in modo da creare un passaggio di fuoriuscita per il gas. L’estrazione del gas comporta la dispersione nell’aria di grandi quantitativi di sostanze tossiche quali benzene, xylene, carbonio solfuro, naftalina e piridina, inoltre richiede elevate risorse idriche e rischia di contaminare i bacini.

Josh Fox ha girato nel 2010 il documentario “Gasland” che svela i pericoli insiti nell’estrazione di gas naturale tramite le testimonianze raccolte dallo stesso regista durante il suo viaggio attraverso l’America.

4) Carbone pulito: con il termine ‘carbone pulito’ si intende la produzione di energia elettrica mediante la combustione del carbone utilizzando tecnologie innovative. Lo scopo di questo tipo di fonte energetica è di ridurre le emissioni inquinanti, ma  parlare di carbone pulito  o ecologico in realtà appare un controsenso. La distruzione delle catene montuose è solo il primo degli aspetti negativi che derivano dalla sua produzione. In West Virginia e nel Kentucky, ad esempio, ha comportato l’inquinamento delle fonti d’acqua potabile.
Molte comunità montane americane si ritrovano a fronteggiare emissioni tossiche, erosioni e alluvioni incontrollate. Le industrie del settore avevano  prospettato di frenare le emissioni prodotte dal carbone ‘catturandole’ nel sottosuolo, ma  sfortunatamente il procedimento non sembra di facile applicazione infatti, il gas serra  immesso nel sottosuolo causa una trasformazione chimica che rischia di avvelenare le falde acquifere e in particolari circostanze può aumentare il rischio di terremoti.  Oltre a questo bisogna considerare che la creazione di carbone pulito comporta  l’uso di massicce risorse economiche ed energetiche.

5) Etanolo: l’etanolo prodotto dal mais, ovvero la possibilità di ricavare carburante dalle pannocchie,  appare sicuramente una soluzione suggestiva e interessante – e a differenza di quelle precedenti, si tratta pure di una fonte rinnovabile – ma ad un’analisi più approfondita rivela i suoi limiti. Negli Stati Uniti il settore è cresciuto molto negli ultimi anni grazie agli incentivi governativi, ma di conseguenza è aumentato anche il prezzo del mais. Diversi agricoltori americani hanno si sono orientati verso la produzione di mais, a discapito di altre colture e della prateria, habitat di animali selvatici. L’integrità di fauna selvatica e zone umide viene così sottoposta ad un grave pericolo, che con oculati interventi statali si potrebbe scampare. La ‘questione etanolo’ suscita accese controversie fra chi ne promuove le minori emissioni di monossido di carbonio e chi ne sottolinea limiti e pericoli. Difatti convertire le piantagioni per creare carburante decresce il numero di coltivazioni destinate a soddisfare il fabbisogno di cibo e di conseguenza nel lungo periodo sorgerebbero problemi di salute pubblica ed economici collegati al settore alimentare.  Inoltre recenti studi rivelano che, se per ipotesi fossero impiegate tutte le piantagioni di mais statunitensi per la produzione di etanolo (circa 70 milioni di acri), non sarebbe ugualmente possibile coprire il fabbisogno energetico americano. Insomma, un ambito, dove vanno perseguiti equilibri delicati.

Una recente pubblicazione di un gruppo professori universitari statunitensi, “La falsa promessa dell’energia pulita”(1) , mette in luce alcuni degli aspetti  delle energie alternative, sfatando i  miti positivi diffusi al grande pubblico. Il volume tratta le tematiche dei costi di produzione, dell’influenza dei mercati sulle scelte governative e dell’impatto sull’ambiente.

(1) ANDREW P. MORRISS, WILLIAM T. BOGART, ROGER E. MEINERS, ANDREW D. DORCHAK, The false promise of Green Energy, Washington, Cato Institute, 2011.

Articoli correlati:

 

Outbrain

{ 1 comment… read it below or add one }

fausto novembre 3, 2012 alle 11:54 am

Questa cosa mi ha fatto tornare alla mente i proclami di un mio anziano professore di geochimica; molto in gamba a dire il vero. Questo signore sosteneva che l’unica possibilità per l’Italia di avere meno dipendenza dall’estero in tema di energia era costituita dai nostri scisti bituminosi. Oggigiorno gli americani, con il gas ed il petrolio da idrofratturazione, sembrano avere sposato quella linea. Ma non è detto che sia stata una scelta molto astuta: nei prossimi anni avremo modo di fare qualche valutazione.

Rispondi

Leave a Comment