Le banche propongono anche prestiti ecologici

di Luca Scialò del 20 giugno 2011

Il 2006 può essere convenzionalmente indicato come l’anno di partenza dei cosiddetti prestiti e mutui ecologici da parte degli Istituti di credito. Si identifica tale anno poiché l’appena insediatosi secondo Governo Prodi iniziò a mettere in campo una serie di iniziative concrete atte a sollecitare interventi di riqualificazione energetica delle abitazioni private, seguendo le direttive dell’Unione Europea.

Le banche propongono anche prestiti ecologici

Le Banche hanno pertanto colto la palla al balzo, elaborando varie tipologie di prestiti e mutui ecologici (i quali si distinguono in base alla quantità di denaro richiesto dal cliente e alla dilazione del pagamento accordata). Col tempo, tale strumento finanziario ha iniziato a “camminare da solo”, diventando sempre più familiare per gli Italiani, che paiono lentamente averne aumentato la richiesta negli ultimi anni. Sebbene il nostro Paese sia ancora indietro rispetto ad altri Stati europei.

Vediamo tecnicamente di cosa si tratta. Per richiedere un prestito ecologico, bisogna presentare alla banca tutta la documentazione relativa ai preventivi di spesa; tali costi dovranno essere firmati e certificati da personale competente perché si tratta di un prestito personale finalizzato.
Se il denaro serve per acquistare solo alcuni impianti ad energia eco-sostenibile, si parlerà di prestito; mentre se si intende ristrutturare completamente tutti gli impianti di un’abitazione e renderla ecologica, si parlerà di mutuo.
A differenza di un mutuo tradizionale, il mutuo ecologico potrà coprire il costo totale degli impianti di energia pulita.
Le somme messe a disposizione dalle banche, per questo genere di interventi, oscilla da un minimo di 2.000 euro fino ad un massimo di 100.000 euro; queste somme devono essere restituite con le medesime soluzioni di un prestito tradizionale.
Ogni istituto di credito applica le sue condizioni e propone tassi di interesse personalizzati.

Per quanto concerne invece gli ecoincentivi da parte del Governo, l’attuale legislatura sta confermando da tre anni una detrazione dall’imposta lorda pari al 55% degli importi rimasti a carico del contribuente, fino a un valore massimo della detrazione di 100mila euro per la riqualificazione energetica di edifici esistenti; fino a 60mila euro per l’installazione di pannelli solari atti alla produzione di acqua calda; fino a 30mila euro per impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione e contestuale messa a punto del sistema di distribuzione.
Insomma, nonostante i vari tagli previsti dall’ultima Finanziaria, almeno il settore ecologico sembra ancora reggere.

Ma torniamo alle banche. Capostipite di questo strumento finanziario dal doppio pollice verde (aggiungendo a quello tradizionalmente attribuito all’ecologia, il colore che l’immaginario collettivo attribuisce al denaro) è la Banca Intesa-Sanpaolo. Vediamo qualche esempio di offerte presentate dagli istituti di credito, partendo proprio da quest’ultimo.

– Il Prestito ecologico di Intesa-Sanpaolo è valido anche per gli impianti fotovoltaici. Il finanziamento si rivolge a privati titolari di un conto corrente presso l’istituto stesso. La cifra che si può ottenere va da 2.500 euro a 100.000 euro, con una durata variabile da 2 a 12 anni (per pannelli fotovoltaici, solari o termici e per finestre e infissi) oppure 8 anni (per altri tipi di intervento).
– Il Banco Popolare offre il finanziamento Risparmio energia, un prodotto rivolto, oltre che alle imprese, anche ai privati e ai condomini. Il mutuo copre il 100% dei costi sostenuti fino ad un massimo di 100.000 euro per i singoli e di 300.000 euro per i condomini. Nel primo caso sono previsti sia un mutuo chirografario (senza garanzie reali) per un massimo di 7 anni sia un mutuo ipotecario o fondiario fino a un massimo di 10 anni. Nel caso dei condomini, invece, è previsto solo un mutuo chirografario della durata massima di 9 anni.
Banca Sella e Bnl prevedono invece rispettivamente “Finanziamento energia pulita” ed “Energia XL“. Il primo copre il 100% della spesa ed ha una durata massima di 15 anni, il secondo, invece, finanzia importi che vanno da 10.000 euro a 75.000 euro rimborsabili da un minimo di 61 mesi ad un massimo di 120 mesi. Entrambi possono essere concessi per l’installazione di un impianto fotovoltaico, mentre il prestito “Energia XL” offerto dalla Bnl può essere destinato anche ad interventi di riqualificazione o risparmio energetico.
PRS Ambiente di Monte dei Paschi di Siena: per finanziare impianti fotovoltaici ma anche auto ibride, a GPL e metano) l’importo finanziabile va da un minimo di 15 mila ad un massimo di 50 mila con durata da 48 a 120 mesi; spese di istruttoria 1,50% del prodotto finanziato; tassi medi da 12,35% a 16,77%.
Progetto Fotovoltaico di Banca Etica: copertura del 100% della spesa con durata fino a 20 anni; scelta tra tasso fisso e variabile (opzioni diverse a seconda della durata del finanziamento).
Finanziamento Energia Pulita di Banca Sella: offre mutuo chirografico o fondiario con durata massima a 15 anni; Tan massimo 7% e tasso fisso indicizzato all’Euribor, rapportato alla periodicità della rata.

Ora, proviamo a fare due conti e capire quanto ci costa installare un impianto fotovoltaico – con o senza incentivi – e prendendo il tutto con le molle, giacché ogni società di costruzione propone prezzi diversi. Tralasciamo invece i calcoli relativi ai mutui, poiché i costi variano a seconda della durata del pagamento e della complessità dell’intervento, visto che parliamo dell’intera abitazione.

Il costo per i pannelli semplici per una famiglia di 3-4 persone è di circa 600-900 euro, a seconda di quanti moduli si vogliono installare. Un serbatoio solare, che serve per accumulare acqua calda sanitaria (e che quindi andrebbe a sostituire la vecchia caldaia) va dai 900 ai 1300 euro.
Le centraline costano dai 90 ad un massimo di 400 euro, a seconda dell’ampiezza dell’impianto, e quindi delle sonde (una ventina di euro l’una) che andrebbe a controllare. Nei piccoli impianti casalinghi vanno bene anche un paio di sonde termiche. Per chi invece volesse risparmiare sui moduli e installarsi autonomamente l’impianto, c’è la possibilità di acquistare un kit di celle fotovoltaiche, più piccole e quindi più facilmente maneggiabili, il cui costo è circa la metà di quello dei moduli.
Questo è il costo base che si deve sostenere per acquistare un impianto solare. Poi però ci sono gli accessori, come i tubi coibentati che servono per proteggere l’impianto dai raggi ultravioletti, e quindi prolungarne l’uso, dato che rallentano il processo di invecchiamento dell’impianto. Il loro costo può andare dai 200 ai 400 euro, a seconda della grandezza. Poi possiamo avere una pompa solare che costa circa 350-400 euro, valvole motorizzate (100-140 euro), antigelo (per i paesi del nord o di montagna), il cui costo è di circa 40 euro. Per chi invece abita al sud, e ha il problema contrario, cioè di troppa pressione del sole, c’è il vaso-espansione che alleggerisce tale pressione, e costa una trentina di euro circa.

Proviamo a tirare le somme. Alla luce di queste cifre, diciamo che il costo di un impianto medio completo di accessori, è di circa 2.700 euro. Tenendo conto che 1.485 euro di quel costo potrebbero essere risparmiati dalle tasse, essendo detraibili dalla dichiarazione Irpef, già si comincia ad ammortizzare il costo dell’impianto. La seconda fonte di guadagno proviene dal risparmio sulla bolletta, dato che ci produrremmo da soli l’energia elettrica tale da far funzionare i nostri elettrodomestici, e coprire per il 70-80% il fabbisogno di acqua calda per uso sanitario, che a quel punto verrebbe a costare solo circa 200-400 euro l’anno.

Senza gli incentivi, il costo dell’impianto verrebbe ammortizzato in circa 6 anni, con gli incentivi statali, il suo ammortamento scenderebbe a 3, massimo 4 anni, con la possibilità di utilizzare praticamente gratis l’impianto per gli anni successivi, risparmiando sull’energia elettrica, e anzi, guadagnandoci pure, dato che c’è anche la possibilità di mettere in rete l’energia in più prodotta e mai utilizzata, vendendola all’Enel tramite il cosiddetto “scambio sul posto“. Anche sulla manutenzione si risparmierebbe, dato che ad esempio le caldaie vanno controllate ogni anno; si ridurrebbero gli sprechi, le emissioni inquinanti, e si avrebbe un risparmio energetico del 70% sul costo totale.

Insomma, visto così, in maniera del tutto perfetta e trasparente, affidarsi a una Banca per farsi finanziare l’installazione di un impianto fotovoltaico, o ristrutturare in chiave green la nostra abitazione, pare convenire. Eccome. Ma davvero è tutto rose e fiori? Il caso Energesco ci ricorda che questo settore non è formato solo da soggetti beneintenzionati ed affidabili.

Pertanto, vi invitiamo caldamente ad aprire bene i vostri occhi e rivolgervi solo ad istituti qualificati quando chiedete Prestiti ecologici. Anche perché, come vedete (e non solo in questa occasione), anche lo Stato stesso può rivelarsi – ovviamente il più delle volte in modo indiretto ed inintenzionale – un ottimo alleato dei truffatori. Il tutto per far sì che a dominare non sia solo il verde dei soldi, ma, e soprattutto, quello dell’ambiente.

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homar giugno 20, 2011 alle 9:26 pm

il fotovoltaico termico cioè quello che va a sostituire il vecchio scaldabagno(elettrico e a gas) con uno o due pannelli solari ed il cosidetto bombolone che può essere ubicato sopra al tetto oppure nel solaio, può beneficiare solo dello sgravio fiscale del 55%, NON PRODUCE ELETTRICITà e quindi non può fare lo scambio sul posto come viene fatto per chi ha un impianto fotovoltaico, perciò volevo precisare solo questa inesattazza per l’impianto suddetto si ha lo sgravio fiscale del 55% e non altri privilegi, gli altri privilegi dello scambio sul posto, cioè produrre energia consumarla e mandare in rete l’energia non consumata e avere un guadagno dal GSE per 20 anni spetta solo ad impianti fotovoltaici e non termici, cordiali saluti homar

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