Categories: Notizie

L’inquinamento luminoso, un problema ancora poco conosciuto

Quante volte sarà capitato di alzare gli occhi al cielo per guardare le stelle e di riabbassarli subito dopo perché non si vedeva nulla. La colpa non è del cattivo tempo o del forte astigmatismo. Niente di più sbagliato. La colpa è dell’inquinamento luminoso, definito come “qualunque alterazione della quantità naturale di luce presente di notte nell’ambiente esterno e dovuta ad immissione di luce di cui l’uomo abbia responsabilità”. Insomma tutte quelle luci al neon e simili puntate in alto verso il cielo, senza nemmeno una logica di risparmio, impediscono al nostro occhio di cogliere la bellezze dell’universo.

L’inquinamento luminoso proviene in massima parte dagli impianti di illuminazione pubblica. Evitando di essere troppo integralisti – è impensabile spegnerli – le pubbliche amministrazioni sono tenute ad usare lampioni con la luce rivolta verso il basso e con lampade a risparmio energetico. La trasmissione Caterpillar, in onda su radio2, da tempo porta avanti un’iniziativa meravigliosa: ‘M’illumino di meno‘. I Comuni aderenti hanno spento lo scorso 18 febbraio per un paio d’ore le luci di alcune piazze o palazzi comunali per dire no all’inquinamento luminoso, incentivando così comportamenti e pratiche più ecosostenibili.

In realtà non esiste una vera e propria legge nazionale che regoli l’inquinamento luminoso. Questo è regolamentato dalle Regioni, che talvolta emettono apposite normative. La conseguenza è che, accanto a regioni ricche e più sensibili al problema, abbiamo regioni più povere e meno orientate a comportamenti ecofriendly. Una tra le più efficaci, ma anche più difficili da applicare, è la legge della regione Lombardia n. 17/2000. Secondo la stessa legge “salvo poche e ben determinate eccezioni, nessun corpo illuminante può inviare luce al di sopra del piano dell’orizzonte”. In Lombardia nel 1997 è nata CieloBuio-Coordinamento per la protezione del cielo notturno. Si tratta di un’associazione senza scopo di lucro che cerca di tutelare il cielo e l’ambiente notturno promuovendo la cultura di un’illuminazione eco-compatibile e sensibilizzando l’opinione pubblica sul fenomeno dell’inquinamento luminoso.

L’inquinamento luminoso ha effetti dannosi anche per gli animali migratori, come le tartarughe o gli uccelli. Studi scientifici hanno accertato che sono tutte queste luci cittadine a fargli perdere la bussola. È come se non ricordassero più la rotta giusta. Lo scienziato B.E: Witherington nel 1992 ha studiato la risposta comportamentale delle tartarughe di mare nella deposizione delle uova  in presenza di luce artificiale. Le testuggini preferivano non nidificare là dove c’erano le luci e avevano difficoltà a trovare la strada di ritorno una volta approdate sulla spiaggia. Anche se sono le falene che hanno la peggio perché impostano la rotta migratoria basandosi sulla luna e sulle stelle più luminose. Chi pensasse che le piante sono escluse dal problema è meglio che cambi idea. Molte piante sono costrette a fiorire a causa di esposizioni forzate a luci artificiali. E questo a discapito del fiore stesso che tende a morire prima.

In definitiva, l’inquinamento luminoso è un problema da non sottovalutare, ma sicuramente indirizzabile con un quadro normativo idoneo, una opinione pubblica attenta e tanto buon senso.

Outbrain

View Comments

Share
Published by
Marta

Utilizziamo i cookie insieme ai nostri partner per personalizzare i contenuti e gli annunci pubblicitari, fornire le funzioni dei social media e analizzare il nostro traffico.