A migliaia di chilometri dalla civiltà, in un angolo sperduto dell’Antartide, il Mar di Ross rappresenta l’unico oceano incontaminato rimasto sulla terra. Un luogo dove l’uomo non è arrivato, paradiso naturale inviolato e rifugio sicuro per foche e pinguini tutelato da un piano di salvaguardia ambientale promosso dagli Stati Uniti.
Almeno fino ad oggi, poiché la tutela di quest’area rischia di andare in fumo a causa di uno scontro tra americani e neozelandesi che sta facendo saltare tutti gli accordi.
Il motivo dello scontro sarebbe l’interesse della Nuova Zelanda legato alla pesca in quel tratto di mare, benché il pescato proveniente dal Mar di Ross rappresenti appena il 2% dell’intero fatturato del settore ittico neozelandese. Ma la chiusura della pesca nell’area marittima preoccupa anche in coreani e i russi che sin dal 1990 non hanno mai fatto mistero dei loro interessi economici in quel tratto di mare.
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Dopo lo scontro diplomatico con gli Stati Uniti che ha visto l’intervento di Bill Clinton e del segretario nazionale Hillary Clinton, i neozelandesi si sono difesi sostenendo che il mercato ittico nazionale si basa sulla pesca di diverse varietà di pesce in svariati luoghi; dunque le accuse di ostacolare l’accordo internazionale per motivi economici sarebbero infondate.
Difficile crederlo dal momento che lo scontro è tuttora in atto e nessuno ha ancora palesato cenni di apertura utili ad una risoluzione positiva della questione. Positiva, si intende, per l’ambiente e l’umanità che rischia di perdere uno dei suoi tesori più preziosi.
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