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Marea nera in Cina: forse nascosta la vera entità del disastro

Mentre in America si attende con preoccupazione l’arrivo del primo uragano stagionale, che potrebbe avere effetti nefasti sulla diffusione della marea nera nel Golfo del Messico, in Cina divampano le polemiche, nonostante la ferrea censura dei mezzi di informazione, per il disastro ecologico accaduto in prossimità della costa a Dalian, secondo porto della Cina per traffico.

Marea nera in Cina: forse nascosta la vera entità del disastro

La perdita di petrolio generata dall’incendio scoppiato in due oleodotti della compagnia statale China National Petroleum Corp. (CNPC) sembra infatti più grave di quanto inizialmente riportato dal governo cinese: la macchia di greggio si estenderebbe ora per oltre 50 kilometri quadrati, se non di più, e ammonterebbe a oltre 1.500 tonnellate di petrolio che ora si tenterà di bonificare.

L’oleodotto è stato fortunatamente riparato, ma le polemiche sulla adeguatezza delle operazioni di bonifica non mancano: inizialmente erano state mobilitate 20 imbarcazioni, tra cui le 4 navi di pronto intervento dell’ufficio marittimo di Liaoning, ma era risultato immediatamente evidente che le misure risultavano insufficienti. Successivamente, sono stati coinvolti nelle operazioni di contenimento oltre 2.500 pescherecci e sono stati inviati disperdenti chimici e panne assorbenti per arginare la marea nera, ma tutto ha fatto pensare che la tempestività delle operazioni di contenimento non fosse all’altezza della situazione.

Non solo, le autorità cinesi avevano inizialmente citato come probabile causa dell’incidente una petroliera liberiana da 300.000 tonnellate che scaricava  petrolio al momento delle esplosioni, ma che poi ha lasciato senza avarie il porto di Dalian. Ora non si parla più di questo fatto sulle fonti ufficiali cinesi e questo è sicuramente un altro fatto significativo.

Polemiche a parte, ora è sul posto anche una troupe di Greenpeace che sta documentando il disastro ambientale prodotto dalla marea nera cinese. Sono le foto che vedete su tutti i giornali oggi: un nuovo monito vivente ai veri costi del petrolio.
Trasparenza, democrazia, libertà di informazione e rispetto dell’ambiente: quattro temi legati tra di loro che non possono non essere al primo posto della nostra agenda per il 2010 e oltre.

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