Pannelli solari più ecologici? Migliorate le celle solari di Grätzel per un’efficienza ancora maggiore

di Claudio Riccardi del 4 settembre 2012

L’energia ottenuta dal sole rappresenta la quintessenza della risorsa pulita e sostenibile. La ricerca negli ultimi decenni ha compiuto passi da gigante in tal direzione ma non intende certo fermarsi. Ricercatori di tutto il mondo stanno lavorando instancabilmente per aumentare l’efficienza delle celle solari, il grande nodo del futuro.

Alla Northwestern University, Illinois, gli scienziati hanno dato forma a un pannello solare più economico ma nel contempo più efficiente rispetto alle celle attualmente sul mercato.

Gli studiosi sono partiti dalle celle di Grätzel. Inventate nel 1991 da Michael Grätzel e Brian O’Regan, queste celle fotoelettrochimiche sono costituite due vetrini conduttori, che fungono da elettrodi, separati da uno strato di biossido di titanio (TiO2), da materiale attivo e da una soluzione elettrolitica.

Non si fa uso di silicio e questa cella garantisce una miglior resa energetica ed è meno tossica e sicuramente più eco-friendly rispetto a quelle tradizionali.

I cervelloni della NorthWestern sono riusciti a risolvere una pesante criticità legata all’idea di Grätzel. Ci riferiamo al liquido utilizzato come elettrolita, soggetto purtoppo a possibilità di dispersione.

Nell’ eventualità, tale liquido provoca poi la corrosione dell’intera cella. Dopo diverse prove, i ricercatori hanno invece introdotto nella soluzione un nuovo materiale chiamato CsSnI3, che può solidificare il liquido ed evitare infiltrazioni in qualsiasi condizione.

Il CsSnI3 è composto da un film molto sottile, che unisce cesio, iodio e stagno. Viene aggiunto al liquido sotto forma di nanoparticelle ed è in grado di assumere una consistenza solida che impedisce problemi di dispersione. Trovata la soluzione per l’inconveniente, ora verrà il momento di tradurre le celle in un concreto progetto industriale da proporre sul mercato.

Ci sbilanciamo sostenendo che sarà un successo assicurato, in virtù delle migliori prestazioni offerte da questo brevetto di celle.

Ricordiamo infine che anche in Italia è attiva una ricerca su questa tipologia di celle. Denominate dye solar cell, vengono studiate dall’Università di Tor Vergata (Roma) e utilizzano un pigmento idrosolubile, le antocianine, simile a quello che caratterizza il colore dei frutti di bosco. L’iniziativa è supportata da un fondo della Regione Lazio.

Non rimane che attendere anche i risultati di queste sperimentazioni!

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Alessandra settembre 5, 2012 alle 11:55 am

Stavo appunto leggendo in un altro articolo che con i nuovi materiali si arriva ad un abbasso del costo del 75% sulle celle fotovoltaiche finalmente qualche innovazione che potrebbe portare all’acquisto di un impianto da parte di tutti, nessuno avrà piu la scusa del costo elevato…

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