Misurando lo scioglimento del Polo Nord

di Alessia del 2 Settembre 2011

Sono diversi anni che gli scienziati hanno lanciato l’allarme del rapido scioglimento dei ghiacci al Polo Nord, eppure nel concreto l’uomo non è ancora riuscito ad arrestare il fenomeno, provocato anche dall’utilizzo di combustibili fossili.
Di fatto, stiamo assistendo alla lenta agonia di un ambiente unico nel suo genere.

Misurando lo scioglimento del Polo Nord

L’eventuale scomparsa delle calotte polari produrrà un ulteriore innalzamento della temperatura, venendo meno l’azione riflettente svolta dal bianco della neve. In tal modo le acque dell’oceano Artico assorbirebbero tutta l’energia solare accelerando il processo di riscaldamento del pianeta. Gli eschimesi vedono diminuire i terreni per la caccia e gli orsi polari sono a rischio di estinzione.

Julienne Stroeve, studiosa del clima presso il National Snow and Ice Data Center del Colorado, sta seguendo con cura le misurazioni della banchisa polare. I modelli di calcolo forniti dall’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change) vengono comparati con le immagini provenienti dai satelliti della NASA. Si è ha rilevato che il “minimo stagionale” di ghiaccio nel periodo più caldo del 2010 è stato inferiore di 1/3 rispetto al solito. Le previsioni sono nefaste, si stima che fra 30 anni durante la stagione estiva il Polo Nord sia completamente privo di ghiaccio, con un anticipo di ben 40 anni rispetto alle prime valutazioni effettuate dall’Ipcc.

Minore è la quantità di ghiaccio, maggiore è la velocità di scioglimento, mettendo in atto una vera e proria spirale negativa, così come la definiscono gli esperti. Sembrerebbe che la temperatura delle acque del Mar Glaciale Artico sia tra le più alte rilevate negli ultimi 2000 anni. Non si prospetta un ritiro graduale e costante dei ghiacci, piuttosto un andamento a picchi, per cui ci saranno annate maggiormente negative rispetto alle altre, come accadde nel 2007, quando si sciolse una quantità superiore a quella pari a 28 mesi.

Anche un climatologo italiano, Vincenzo Ferrara, è intervenuto rettificando che fin quando non vi sarà una riduzione effettiva dell’emissione dei gas serra non si potrà arrestare il fenomeno. In più c’è da considerare che la corrente del Golfo, che porta il calore dal Golfo del Messico verso la parte settentrionale dell’Europa, sta rallentando il suo percorso, accumulando calore nella zona dei Caraibi. Questo fenomeno induce col passare del tempo ad un forte aumento di fenomeni meteorologici estremi, quali uragani e cicloni.

Secondo gli scienziati, la calotta polare artica si è sciolta l’ultima volta circa 50 milioni di anni fa e adesso forse la nostra civiltà potrebbe ritrovarsi a vivere la stessa esperienza. Dal 1979 si perde l’1% dei ghiacci estivi ogni anno, pari a circa 120.000 km quadrati, ma il ritmo di fusione aumenta sempre più.

Forse qualcuno ricorderà che nell’agosto del 2000 una nave rompighiaccio russa, la Yamal, arrivò al Polo Nord trovando il passaggio libero dai ghiacci. Allora si trattò di un fenomeno isolato e degno di scalpore, oggi con questi dati allarmanti potrebbe diventare una consuetudine.

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