Mobilità sostenibile: storia e prospettive in Italia

di Magi del 2 febbraio 2011

La cosiddetta mobilità sostenibile è un sistema di mobilità urbana in grado di conciliare il diritto dei cittadini alla mobilità sul territorio con l’esigenza urgente di ridurre l’inquinamento, le emissioni di CO2, lo smog, l’inquinamento acustico, la congestione del traffico urbano e l’incidentalità.

Mobilità sostenibile: storia e prospettive in Italia

In Italia, si è cominciato a regolamentare la mobilità sostenibile ormai quasi 13 anni fa, con l’approvazione del Decreto Interministeriale “Mobilità Sostenibile nelle Aree Urbane” (27/03/1998).
Ma i risultati, evidentemente, non sono stati quelli sperati, visto che non è mai stato attuato un vero e proprio piano di intervento a livello nazionale e i primi provvedimenti in tal senso, peraltro ancora in fase sperimentale, sono storia recente.

A fine 2010, elaborato a cura di Euromobility con il contributo di AssoGasLiquidi, del consorzio Ecogas e con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, è stato presentato il quarto rapporto sulla mobilità sostenibile su un campione delle principali 50 città italiane (cioè tutti capoluoghi di Regione, due capoluoghi di Provincia e città con popolazione superiore ai 100.000 abitanti): quattro città emiliane fra le prime dieci, tutte del centro-nord, Milano si conferma al quinto posto e batte Roma, che arretra dal diciottesimo al ventesimo posto. Al quattordicesimo posto, in discesa, arriva Bari, che si conferma la prima città del sud in classifica, mentre le più insostenibili sono Siracusa e Sassari.

Ma è Venezia la città più “eco-mobile” d’Italia: la città veneta, sesta lo scorso anno, si aggiudica così il trofeo italiano della sostenibilità, scalzando Bologna dalla prima posizione, grazie a un trasporto pubblico che funziona, a importanti innovazioni nella gestione della mobilità come il Car Sharing e il Bike Sharing, ad una riduzione dell’indice di motorizzazione e ad un significativo aumento delle automobili a gas.

I dati che emergono dalla ricerca – ha dichiarato Arcangelo Merella, presidente di Euromobilityci offrono alcune interessanti indicazioni. Diminuiscono le auto di proprietà, si conferma la crescita delle auto alimentate a GPL e Metano, complice anche il caro carburanti che rende i veicoli a gas sempre più convenienti per i cittadini, ed è confermata la tendenza allo svecchiamento del parco circolante malgrado sia ancora evidente il divario tra il Centro-Nord e il Sud del Paese. I servizi innovativi quali Bike Sharing e Car Sharing, pur essendo molto apprezzati, sono ancora poco conosciuti e rappresentano per i gestori e le Amministrazioni un costo ancora troppo elevato”.

In effetti, purtroppo, l’auto continua ad essere il mezzo di spostamento preferito per andare a lavoro: questo il dato anti-sostenibilità confermato da un’altra ricerca, curata da Regus GBS (Great Big Survey), su un significativo campione mondiale di più di 15.000 lavoratori, tra dirigenti e dipendenti, intervistati tra febbraio e marzo dello scorso anno.

Ma, se in media un lavoratore, nel mondo, impiega circa 25 minuti per raggiungere il posto di lavoro, ben il 23% degli italiani affronta un estenuante calvario giornaliero di 90 minuti per recarsi a lavorare: il peggioramento visibile del traffico nelle grandi città, causa la cattiva abitudine di preferire l’auto ai mezzi pubblici (solo il 15% dei pendolari dichiara di farne uso!), unito alle scarse o scorrette informazioni circa modalità di spostamento sostenibile come il Car Sharing/Pooling o il Bike Sharing, comporta che siano ancora decisamente troppi i lavoratori bloccati inutilmente in coda, nelle fasce orarie più critiche.

Oltre ad un intervento radicale e razionale sulle modalità abituali di spostamento tra casa e posto di lavoro, un aiuto considerevole può venire, peraltro, dalle stesse aziende: le più lungimiranti, infatti, stanno già cercando di introdurre forme lavorative più flessibili, come il tele-lavoro o il lavoro da casa, oltre a offrire al proprio staff uffici più vicini a casa e la possibilità di usufruire di orari elastici per eludere il traffico delle ore di punta.

Un alleggerimento davvero necessario della snervante routine del pendolarismo giornaliero, che si traduce, per le aziende, in risparmi sugli uffici, sulla loro manutenzione e in una maggiore qualità del rendimento lavorativo, e, per il dipendente, in risparmio sulle spese di viaggio (che incidono per ben il 4% sullo stipendio annuale) e, certamente, in un maggiore benessere psico-fisico.

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Alberto febbraio 2, 2011 alle 11:41 am

Vivo e lavoro a Milano da 5 anni e utilizzo costantemente i mezzi pubblici.
Ci metterei la firma a metterci 25 minuti per andare al lavoro.
Nonostante sia distante 6km dal posto di lavoro e praticamente non debba camminare per prendere i mezzi, ci impiego 40-50 minuti a coprire la distanza.
In auto la stessa distanza la copro in 15 minuti ma poi c’è il tempo del parcheggio e il costo della benzina che ormai è davvero elevato.
Magari l’azienda per cui lavoro adottasse il tele-lavoro…

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