Monsanto denunciata dagli agricoltori americani: una storia esemplare

di Luca Scialò del 28 Maggio 2011

Davide contro Golia. Una storia che si ripete da secoli, con il primo che a volte è riuscito anche a spuntarla. E’ il caso degli agricoltori americani nei confronti del colosso della genetica alimentare Monsanto, che detiene negli States il brevetto dei geni contenuti nel 95% dei semi di soia e nell’80% del mais.

Monsanto denunciata dagli agricoltori americani: una storia esemplare

Oltre al quasi totale monopolio, Monsanto ha sovente fatto causa agli agricoltori per l’uso improprio dei suoi brevetti; anche quando ciò è avvenuto in maniera del tutto involontaria e all’insaputa degli stessi coltivatori. Ci sono stati casi in cui, sulle colture di campi contigui a quelli gestiti dal colosso agricolo, si sono posate accidentalmente sostanze contenenti geni da essa elaborati (ad esempio per minuscole particelle trasportate dal vento), e dunque le piccole aziende sono state costrette a pagarle un risarcimento.
Grazie a queste cause, la Monsanto ha ricavato oltre 15 milioni di dollari.

Ma c’è una speranza che possa essere messa fine alla prepotenza di questa multinazionale alimentare, da sempre nell’occhio del ciclone per un’etica quanto meno dubbia (vedere il bellissimo libro e documentario “Il mondo secondo Monsanto” di Marie-Monique Robin). E’ stata infatti fatta partire una class action promossa dalla Organic Seed Growers & Trade Association, et al. contro l’azienda, con i primi che includono 12 aziende produttrici di semi, 26 aziende agricole e 22 associazioni agricole. L’oggetto della causa riguarda proprio il diritto o meno della Monsanto di citare in giudizio gli agricoltori per violazioni dei brevetti, anche quando le sementi geneticamente modificate finiscono accidentalmente sulla loro proprietà.

Inoltre, gli agricoltori biologici chiedono giustizia anche per il fatto che tali sostanze che si depongono casualmente sui loro prodotti, sono anche dannosi per essi, asserendo che i semi geneticamente modificati hanno effetti negativi sulla salute. Pertanto i loro prodotti biologici, anziché trarne beneficio, finiscono perfino per risultarne danneggiati.

Dunque, la Public Patent Foundation (PUBPAT) che ha elaborato la causa, punta non solo a far ottenere giustizia agli agricoltori che pagano ingiustamente per uso improprio di un brevetto, ma anche a far decadere il brevetto stesso, visto che i geni della Monsanto non arrecano alcun beneficio tanto salutare quanto economico ai prodotti agricoli.

La causa non poteva arrivare in un momento migliore per l’agricoltura biologica. Il Governo americano ha difatti recentemente approvato alcune norme che ledono la genuinità di alcuni prodotti agricoli. Infatti, è stato approvato l’uso di GM per l’erba medica, una coltura il cui polline può viaggiare, se c’è vento, fino a cinque miglia. O ancora, l’uso dei Gm anche per la barbabietola da zucchero, con seri e facili rischi di contaminazione per le piantagioni biologiche situate nei pressi delle colture GM.

Riuscirà anche questa volta a spuntarla miracolosamente Davide su Golia? Noi ci speriamo.

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