Notizie

Nasce la Banca Mediterranea del DNA forestale per conservare i semi delle piante

L’idea di una banca genetica di specie vegetali è nata proprio in Italia, con la realizzazione negli anni ’70 del secolo scorso della Banca del Germoplasma dei cereali.

Nasce la Banca Mediterranea del DNA forestale per conservare i semi delle piante

Oggi nel mondo esistono diverse banche genetiche di specie alimentari, tra le quali è diventata molto nota la Nordic Gene Bank, allestita dalla Norvegia in un gigantesco deposito sotterraneo sull’isola di Spitsbergen (arcipelago delle Svalbard) per conservare il Dna di tutte le specie alimentari).

Ma nessuna banca genetica è nata espressamente dedicata alle specie forestali e boschive come invece accaduto nel nostro Paese.

La prima Banca Mediterranea del Dna forestale è stata istituita infatti nel 2007 presso l’Università della Tuscia di Viterbo, fondata a sua volta nel 1979. Ad oggi sono stati raccolti oltre 3.000 campioni di Dna di oltre un centinaio di diverse specie vegetali che popolano le foreste e i boschi nell’area del Mediterraneo. Spiccano i 500 campioni relativi ad almeno 60 specie diverse di querce euroasiatiche, tra cui le più numerose sono quelle italiane.

Oltre a questo straordinario risultato quantitativo, la Banca ha anche un obiettivo di tipo qualitativo: conservare l’insieme genetico dell’ecosistema forestale in cui le singole piante vivono, si sviluppano e si distribuiscono, dando vita a svariate popolazioni. Essa ospita ben 25 hotspots di biodiversità al mondo, dunque uno dei luoghi di maggiore concentrazione di specie viventi (vegetali e animali).

Inoltre, queste foreste sono davvero particolari, non solo perché ospitano le specie che si sono selezionate in un ambiente particolare, ma anche perché, nel corso della storia delle glaciazioni, il bacino mediterraneo è stato oggetto di una serie di migrazioni di specie vegetali di cui conserva memoria.

E spesso si è proposto come rifugio di specie vegetali endemiche di altre zone e destinate a estinguersi in seguito a forti cambiamenti climatici, come appunto le glaciazioni.

Un esempio sono i 25 esemplari di Abeti dei Nebrodi (Abies nebrodensis) sopravvissuti nel Vallone Madonna degli Angeli nelle Madonie, in Sicilia. La “Banca Mediterranea del Dna forestale” serve a conservare anche il genoma di specie rare e a rischio di estinzione.

A gestire questo enorme portento della scienza è il DAFNE (Dipartimento di Scienze e Tecnologie per l’Agricoltura, le Foreste, la Natura e l’Energia), uno dei neonati dipartimenti universitari dell’Università della Tuscia. Il DAFNE ha ereditato sia la maggior parte dei ricercatori, ben 75, sia la stessa “Banca Mediterranea del Dna forestale” della Facoltà di Agraria che tra l’altro, nel 2010 ha anche celebrato i 30 anni di attività.

Leggi ancora:

Luca Scialò

Nato a Napoli nel 1981 e laureato in Sociologia con indirizzo Mass Media e Comunicazione, scrive per TuttoGreen da maggio 2011. Collabora anche per altri portali, come articolista, ghost writer e come copywriter. Ha pubblicato alcuni libri per case editrici online e, per non farsi mancare niente, ha anche un suo blog: Le voci di dentro. Oltre alla scrittura e al cinema, altre sue grandi passioni sono viaggiare, il buon cibo e l’Inter. Quest’ultima, per la città in cui vive, gli ha comportato non pochi problemi. Ma è una "croce" che porta con orgoglio e piacere.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close