Nuove etichette europee, tutto quello che c’è da sapere sull’e-book scaricabile

di Erika Facciolla del 21 Novembre 2011

Grandi cambiamenti per il comparto alimentare che a partire dal 22 novembre 2011 dovrà adeguarsi alle nuove normative europee riguardanti le etichette dei prodotti alimentari. Si tratta dell’ultimo regolamento che la Comunità ha deciso di varare per semplificare l’identificazione delle caratteristiche dei cibi che finiscono sulla tavole dei consumatori dei Paesi Membri.

Nuove etichette europee, tutto quello che c’è da sapere sull’e-book scaricabile

Tra le principali novità c’è l’introduzione (finalmente obbligatoria) della tipologia degli oli vegetali, la tabella nutrizionale e l’obbligo di rendere le diciture comprensibili, a partire dai caratteri tipografici che non potranno più essere “miniaturizzati”. E non finisce qui. La lista degli ingredienti di alimenti contenenti allergeni dovrà essere adeguatamente compilata e si potrà utilizzare una nuova simbologia (quella del semaforo) per contrassegnare gli alimenti troppo grassi, dolci, ecc.

Purtroppo, però, non tutte le direttive saranno obbligatorie fin da subito: il regolamento potrà essere applicato entro 3 anni, mentre l’adeguamento delle informazioni nutrizionali entro 5: questo significa che sui banchi del supermercato e dei negozi potremo trovare alimenti con vecchie etichette nutrizionali fino al 2016. Anche l’obbligatorietà dell’indicazione del paese d’origine dovrà attendere per essere recepita: per le carni suine, ovine caprine e il pollame l’obbligo scatta entro 2 anni dalla pubblicazione del regolamento sulla gazzetta ufficiale.

Per comprendere tutti i passaggi di questa rivoluzione che cambierà, in parte, il “volto” dei prodotti esposti sugli scaffali dei supermercati, si potrà consultare il sito ilfattoalimentare o scaricare gratuitamente qui “L’Etichetta”, un pratico e-book scritto da Dario Dongo che analizza, spiega ed esemplifica la comprensione della nuova normativa in tutti i suoi aspetti a tutto vantaggio del consumatore. Occhi aperti allora!

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Fabio dicembre 11, 2011 @ 11:45 am

In Italia io penso si stia diffondendo un ‘sistemino’ per aggirare i problemi legati all’iter di registrazione di un farmaco e al giro di vite che hanno subito ultimamente da parte dell’EFSA gli integratori (lunedì 5 dicembre u.s., infatti, i rappresentanti dei 27 Stati membri riuniti nel Comitato permanente per la catena alimentare, hanno sostenuto il progetto della Commissione Europea sull’adozione di un elenco di indicazioni sulla salute consentite, da utilizzare sui prodotti alimentari).
Io ho trovato due preparazioni uso orale (sciroppi per la tosse, con grindelia, piantaggine, ecc.), Grintuss di Aboca e Mucovit Fluxus di Erbavita, registrate come “dispositivo medico” di classe I e mi sono domandato:
1) Se un imprenditore agroalimentare si sveglia una mattina e decide di produrre uno sciroppo pediatrico per la tosse dei bambini, basta che invii un’autocertificazione al Ministero della Salute?
2) Poi può produrre lo sciroppo per la tosse nei locali dove generalmente prepara, lavora o trasforma i suoi prodotti agroalimentari?
3) E commercializzare lo sciroppo per la tosse come “dispositivo medico CE”?
4) a – scansando le relative verifiche dell’AIFA (agenzia del farmaco) sulla correttezza delle modalità di produzione (il farmaco da banco non può scansarle); b – non essendo così assoggettato alla sorveglianza di un organismo notificato (come lo sono invece i dispositivi medici di classe IIa, IIb e III); c – eludendo la normativa europea relativa ai medicinali vegetali tradizionali?
5) E questo “dispositivo medico CE” se prescritto dal dottore ha diritto pure alla detrazione del 19%?
Secondo me qualcosa non funziona! Ritengo che uno sciroppo per la tosse non agisca per effetto meccanico/barriera e quindi non possa definirsi assolutamente “dispositivo medico”.

Io penso che prima o poi un’azienda farmaceutica vera si stancherà di veder registrare (da una Società Agricola, con tutti i contributi pubblici che percepisce) sciroppi per la tosse (uso orale) come “dispositivi medici” (effetto meccanico/barriera), perchè questa classe I (autocertificazione) diventerebbe a breve lo stratagemma di mercato per abbinare il termine “medico” e non “alimentare” (integratore alimentare) anche a prodotti di derivazione erboristica, senza dover necessariamente dimostrarne a priori l’efficacia secondo criteri medico-farmaceutici.
A me pare una pratica commerciale scorretta (approfittando della leggerezza con la quale il Ministero della Salute non controlla simili registrazioni, a mio avviso non devono esistere dispositivi medici uso orale, se non al massimo per problemi gastrointestinali).
Video http://www.youtube.com/watch?v=OgnAwoyqn7o

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