Olimpiadi Londra 2012: un palazzetto per il basket completamente riciclabile

di Diana Marchiori del 14 luglio 2011

L’industria edile consuma ingenti risorse sia direttamente che ai vari stadi delle attività di produzione, rifornimento e demolizione, nel contempo genera grandi quantitativi di rifiuti: materiali isolanti, plastica, imballaggi, ceramica, cemento, metallo e legno. Per ridurre in modo concreto l’ammontare di scarti sta crescendo l’interesse per la creazione di edifici smontabili. Le costruzioni temporanee, sia abitazioni che istallazioni, sono create per durare un determinato intervallo di tempo o per modificarsi nel futuro.

Il nuovo palazzetto del basket, progettato per i giochi olimpici del 2012 a Londra, al primo sguardo può richiamare l’immagine di una grande torta di meringhe, ma al di là di golose divagazioni culinarie, ci troviamo di fronte ad un significativo esempio di architettura sostenibile. La “Basketball Arena” è stata progettata come una struttura d’acciaio temporanea, che può essere smontata e riutilizzata in altri luoghi.

Lo stadio ha una capienza di 12.000 spettatori e durante i giochi olimpici ospiterà le sfide di basket, le finali di pallamano pallamano e i tornei di basket e rugby su sedia a rotelle nelle paraolimpiadi. La sua struttura sarà modificata nel giro di alcune ore a seconda delle esigenze dei diversi sport e verrà smontata al termine dei giochi olimpici. La natura temporanea della struttura si accorda anche all’idea stessa dei giochi olimpici, che sono temporanei e ospitati di volta in volta da Paesi diversi.

Lo stadio è stato progettato da un consorzio di imprese e studi come Sinclair Knight Merz, Wilkinson Eyre Architects e KSS che perseguono progetti di design innovativi e di qualità ma al contempo mirano al rispetto ambientale.

Recenti progetti costruttivi sottolineano l’importanza di concetti quali flessibilità ed adattabilità proponendo nuovi spazi suddivisibili in moduli, e affiancano a questi principi  la ricerca di soluzioni eco – sostenibili. Si parla anche di design della decostruzione o di design reversibile di un edificio, con lo scopo di riuso o riciclo futuro di componenti e materiali costruttivi. “Decostruire” significa infatti rimuovere materiali e componenti da una costruzione al fine di riutilizzarli, un’attività che risulta efficiente solo se è possibile recuperare componenti in buone condizioni. A tal fine, progetti architettonici che prevedono già in partenza un futuro reimpiego dei materiali utilizzati, possono offrire diversi vantaggi in termini di maggior risparmio economico e di minor impatto sull’ambiente. Per le aziende costruttrici si tratta in pratica di adottare una nuova prospettiva strategica che consideri l’impatto di un progetto architettonico nel lungo periodo.

La nuova sede della BIP Computers a Santiago del Cile, per esempio, rappresenta un altro esempio di edificio completamente decostruibile. I suoi componenti sono assemblati in modo da favorire  la possibilità di essere smontato e riassemblato in un altro luogo.  Il progetto è stato realizzato nel 2007 dall’architetto Alberto Mozò, rispettando gli edifici storici presenti e seguendo il concetto di cambiamento nel tempo, ovvero di “transitività” come lo definisce lo stesso Mozò.


In Gran Bretagna, per le Olimpiadi che si dicono essere le più green della storia, si sta costruendo anche uno stadio di calcio a basso impatto ambientale che dispone di due laghetti artificiali per raccogliere l’acqua piovana necessaria per bagnare l’erba del campo (il campo necessita infatti di circa 20.000 litri d’acqua al giorno). Nella costruzione sono impiegati legname, pietra, mattoni e pannelli solari per provvedere alle esigenze energetiche. Inoltre sono stati piantati ciliegi bianchi e arbusti di Spirea.

È da notare come questi nuovi approcci derivino da un cambiamento del concetto di tempo, non più quindi legato alla vita di un edificio ma all’uso che di questo viene fatto, come pure il rapporto fra ambiente e attività dell’uomo non sia più mera sudditanza ma inizi ad evolversi verso un dare – avere reciproco.

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