Ora c’è la nuova bioplastica dallo zucchero fermentato

di Claudio Riccardi del 22 dicembre 2011

Verrà presentata ufficialmente nell’ aprile 2012, la bioplastica di seconda generazione. Polyhydroxyalkanoato, o più semplicemente PHA: un poliestere lineare prodotto in natura da una fermentazione batterica di zucchero, biodegradabile in acqua in dieci giorni. L’invenzione è tutta made in Italy, ad opera dell’azienda Bio-on di San Giorgio Di Piano (Bologna) che garantisce prestazioni del tutto paragonabili alle plastiche derivate dal petrolio.
Potremmo trovarci davanti a una vera e propria rivoluzione nel settore della chimica, di una chimica destinata a colorarsi sempre più di verde…

La concorrenza è forte, gli investimenti ingenti, per cui dalla Bio-on non trapela molto. Ma la consapevolezza di avere in mano un progetto di alto respiro c’è tutta tra il management emiliano. L’azienda – composta da 42 persone, di cui 30 ricercatori – è nata nel 2007, con l’idea di utilizzare solo scarti vegetali e non coltivazioni alimentari per condurre le sue ricerche. Prima gli scarti della barbabietola e poi anche della canna da zucchero.

Niente organismi geneticamente modificati dunque, né solventi chimici ma produzioni capaci di essere disperse nell’ambiente al 100%. Il resto lo fanno come sempre gli investimenti, i 12 milioni di euro messi sul piatto per il PHA, materiale che però ripaga gli sforzi con la sua estrema versatilità: resistente, flessibile, elastico, con ottime proprietà termiche, impermeabile ai gas e ai liquidi. Caratteristiche che rendono il biopolimero adatto a numerose applicazioni, come la costruzione di componenti per auto e aerei, oltre che per l’elettronica, l’arredamento, i giocattoli, gli imballaggi alimentari e le buste per la spesa.

Bio-on si propone inoltre di realizzare bioplastiche su misura per le esigenze di ciascuna azienda.
Come? Attraverso una serie di impianti produttivi, il primo dei quali sarà realizzato a Minerbio (Bologna). Altre sette strutture prenderanno forma tra Germania, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Si punta a immettere sul mercato almeno 10.000 tonnellate di PHA all’anno entro il 2012. E nel contempo portando avanti nuove iniziative di ricerca e sviluppo.

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