Pannelli amorfi, costi di smantellamento e mancato controllo nella filiera produttiva: quando il fotovoltaico diventa dannoso

di Salvo del 9 novembre 2011

Spesso l’ecologismo selvaggio – intendendo per esso quelle forme di rispetto dell’ambiente scadenti, forzate, disinformate, sparagnine e ancor peggio  con escluvo scopi di lucro – finiscono per avere l’effetto controproducente di danneggiare l’ambiente stesso. Un esempio lampante di questo ambientalismo distorto sono i pannelli fotovoltaici amorfi, non in regola, che se smantellati solo parzialmente o magari guastatisi e non riparati, possono rilasciare nell’habitat circostante materiali altamente tossici.

Pannelli amorfi, costi di smantellamento e mancato controllo nella filiera produttiva: quando il fotovoltaico diventa dannoso

SUGGERIMENTO: Come smaltire i pannelli solari fotovoltaici?

Tale problema può avere due fonti: quando i pannelli provengono da Paesi non sottomessi ad alcun accordo internazionale e dunque prodotti senza particolari controlli ed importati anche illegalmente (molti pannelli a basso costo provengono  dalla Cina), e quando, una volta dismessi, non vengono smantellati a dovere.

Occorre premettere infatti che anche i pannelli solari possono essere prodotti con materiali di diverso tipo, quelli in silicio mono o policristallino, e quelli di tipo amorfo:

  • quelli in silicio monocristallino e policristallino sono i più efficienti ma chiaramente molto più costosi.
  • Più convenienti appaiono quelli amorfi, ossia moduli costruiti su una lastra di vetro, di pochi millimetri, su cui viene distribuito il silicio.

Pur essendo più economici, questi ultimi presentano anche degli svantaggi non trascurabili: garantiscono un rendimento inferiore rispetto ai primi, quindi l’impiego è solitamente in impianti di ampie superfici.

Molte speranze, dunque, anche in questo campo, sono rivolte al Protocollo di Kyoto, i cui lavori si concluderanno il prossimo anno. Oltre a un’omologazione di tutti i Paesi del Mondo ai parametri relativi alle emissioni – dunque anche i cosiddetti “emergenti” come Cina, India e Brasile, il cui Pil raggiunto rende ingiustificabile ormai una loro tale definizione – bisogna arrivare anche alla definizione di obblighi relativi alla produzione di strumenti “green” imposti a tutti.

In tempi di grave recessione come quelli che viviamo oggi, molte famiglie con vocazione ambientalista sono ovviamente tentate ad acquistare le tecnologie per loro economicamente più convenienti, correndo però il rischio a loro insaputa, di danneggiare paradossalmente l’ambiente stesso.

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Marcello novembre 10, 2011 alle 9:00 am

Abbiate pazienza e cercate di spiegarmi…. i pannelli solari sia amorfi che non sono costruiti principalmente di silicio, che sostanzialmente è sabbia….. dove è il materiale altamente inquinante???… ovviamente la mia è solo una curiosità tecnica…
Condivido pienamente sugli atteggiamenti ecologisti estremisti …. ma senza un’adeguata informazione tecnica rischiamo di cadere dalla padella nella brace

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