Pericolo innalzamento del mare, non solo Venezia sarà sommersa

di Luca Scialò del 5 Ottobre 2011

Quando si parla di innalzamento del livello del mare, si pensa subito alla meravigliosa Venezia. Cosa buona e giusta per carità, ma bisogna anche sapere che sono ben trentatre le aree costiere in tutto il Bel Paese destinate ad essere sommerse entro il 2100. E’ il risultato di una ricerca condotta da un team di ricercatori italiani dal titolo “Sea level change along the Italian coast during the Holocene and projections for the future”, pubblicato su Quaternary International.

Pericolo innalzamento del mare, non solo Venezia sarà sommersa

Questo studio fa parte del progetto Vector, diretto dall’Enea in collaborazione con il geofisico Kurt Lambeck, dell’Università di Canberra in Australia. Ma vediamo di seguito quali sono le aree a rischio.

Oltre alla città lagunare, in pericolo sembrerebbero essere anche molte aree costiere della Toscana. Nella fattispecie, la Versilia, il delta dell’Ombrone e la laguna di Orbetello. Qui il livello del mare potrebbe salire dai 20 ai 143 centimetri. Poi tocca al Lazio, in particolare: la foce del Tevere e le aree basse pontine, già sottratte al mare dall’ampia bonifica cui furono soggette durante il periodo fascista.
Scendendo c’è poi buona parte della Regione Campania, dove l’innalzamento del livello del mare avrebbe effetti devastanti causa l’abusivismo edilizio che ha portato a costruire diffusamente sopra la costa.
Altra Regione del sud fortemente interessata al fenomeno è la Puglia, in particolare Lesina e Manfredonia.

In realtà, anche il centro-nord non è immune da pericoli. Tutt’altro. Guardando la mappa presentata all’interno della ricerca, si nota infatti come le zone “rosse” siano anche tutto il delta del Po (si prevede un innalzamento delle acque compreso tra i 31 e i 153 centimetri), alcune aree della Romagna, metà delle spiagge delle Marche e il 60 per cento di quelle dell’Abruzzo.

Infine, anche le isole sono ovviamente coinvolte dal fenomeno. La Sardegna è assediata dalla risalita del mare in tutta la sua costa, così come in Sicilia la piana di Catania, dove sono pure presenti un aeroporto e un porto.

Detto delle zone a rischio, lo studio individua anche le cause, che sono tre:

1) la risposta del mare dal termine dell’ultimo massimo glaciale;

2) i più recenti cambiamenti nel volume del mare per l’espansione derivante dal riscaldamento delle acque;

3) i movimenti verticali del terreno lungo le coste, inclusa la subsidenza.

Ma oltre alle responsabilità dell’uomo, incide anche la naturale erosione delle coste.

I ricercatori parlano del 2100 come data X, ma non escludono un accelerazione del fenomeno. Soprattutto se i ghiacci antartici o della Groenlandia subiranno un rapido collasso, come del resto alcuni studiosi sostengono. Poi ci sono gli effetti dei maremoti che, in presenza di una costa molto più bassa, potrebbero accelerare le conseguenze del “run up” (la risalita dell’onda). Da non sottovalutare infine i terremoti marini.

Insomma, l’Italia è a rischio già solo per motivi prettamente naturali. Se ad essi si aggiungono vistosi deturpamenti da parte dell’uomo, allora finiremo per rimpiangere non solo Venezia o qualche splendida isola, ma anche le spiagge dove magari abbiamo trascorso le nostre estati durante l’infanzia, o piacevoli notti romantiche durante la nostra giovinezza.

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