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Piccole Città del Bio crescono

Aziende che si mettono in circuito, orti condivisi, ristoranti che uniscono il biologico alla filiera corta. Sfruttare al meglio le potenzialità del particolare per dare forma a un disegno generale di economia sostenibile, dove il ciclo della vita sia predominante rispetto al ciclo del denaro.

Piccole Città del Bio crescono

Intorno a questi punti cardine si organizza l’Associazione Città del Bio, ente che riunisce Comuni sostenitori dell’agricoltura biologica come progetto culturale. Le applicazioni pratiche sono sempre più tangibili e numerose: nelle aree del Lago Maggiore, dell’ Oltrepò Pavese, in Valcamonica, Val d’ Orcia e nel Cilento sono in atto sinergie tra gli attori economici e sociali, in grado di creare reti di aziende, cooperative, solidi rapporti di filiera. Scelte orientate alla conservazione dell`ambiente ed alla qualità della vita originano anche opportunità di promozione del territorio, su scala nazionale e internazionale.

Le Amministrazioni associate sostengono l’universo bio a 360 gradi, privilegiando lo sviluppo di circuiti economici locali, promuovendo con iniziative concrete l’ educazione alimentare, a partire dalle istituzioni didattiche. Ne sono riprova il protocollo d’intesa stretto con Anci (l’ Associazione dei Comuni italiani) per l’introduzione di alimenti biologici nelle mense scolastiche, oppure il progetto pilota Community School Garden realizzato a Torino. In questo caso 500 studenti hanno curato delle porzioni d’orto in collaborazione con gli abitanti del quartiere, per poi raccogliere e consumare i prodotti in una giornata di festa.

Esistono le Città del Bio, ma non solo. Al confine tra Toscana e Liguria, per esempio, è sorta Crisoperla, associazione che riunisce un gruppo di produttori e consumatori di territori cosiddetti “marginali”. Porzioni di terreno destinate all’ abbandono sono improvvisamente rinate, grazie anche al proliferare dei Gruppi d’acquisto solidale, il cui operato ha attivato a sua volta altre iniziative, come l’organizzazione di mercatini e la creazione di una cooperativa. Segnale che la terra può essere un ottimo datore di lavoro, lo dimostra anche il Progetto Conosci il Tuo Pasto, promosso dall’Istituto Mediterraneo di Certificazione. Parliamo di un sistema di controllo qualitativo (accreditato a livello internazionale) che mira a ripristinare il legame tra l’agricoltura e la ristorazione.

Come? Attraverso un nuovo modello di garanzia partecipata dal consumatore, un disciplinare e una graduatoria a punteggi, che privilegia prodotti non solo biologici, ma anche Doc, Docg, Igp, e “a chilometri zero”. Ma non finisce qui, si valuta anche l’impatto ambientale e la gestione eco-sostenibile del ristorante, l’attenzione verso la raccolta dei rifiuti e l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili. Insomma, non si lascia nulla al caso.

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