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Plancton tropicale nel mare artico: dovuto a surriscaldamento o alla migrazione delle specie?

Arriva un altro studio a scuotere le nostre coscienze. Il tema è quello ben noto degli effetti provocati sull’ambiente dai cambiamenti climatici. Un argomento delicato, che in merito a cause ed effetti divide fortemente la comunità scientifica.

Plancton tropicale nel mare artico: dovuto a surriscaldamento o alla migrazione delle specie?

L’ultimo esempio di discussione arriva dal Mar Glaciale Artico, dove sono stati ritrovati per la prima volta specie di protozoi marini tropicali e subtropicali. Plancton che avrebbe viaggiato per migliaia di chilometri nell’Atlantico fino ad arrivare in Norvegia, trascinato da correnti di acqua calda. Secondo i ricercatori di Stati Uniti, Russia e Norvegia che insieme hanno effettuato la scoperta, si tratta di una prova evidente del surriscaldamento terrestre.

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Il team ha prelevato al largo delle isole Svalbard 145 differenti specie di radiolaria, di cui 98 provenienti dall’area tropicale. Ma c’è di più, gli esemplari recuperati in mare presentano stadi di crescita differente, il che suggerirebbe l’esistenza di condizioni ambientali favorevoli alla riproduzione. Un’ipotesi teoricamente non contemplata in condizioni di clima così freddo.

A sostegno di questa tesi c’è dell’altro. Le verifiche condotte hanno mostrato che la temperatura media delle acque dell’Artico è aumentata di 5 °C in questi ultimi 60 anni, un incremento significativo soprattutto se si tiene conto che nel frattempo c’è un continuo apporto di acque fredde dall’ Artico, e dallo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia. Questo mare più tiepido potrebbe a sua volta creare un contesto favorevole per la permanenza della corrente del Golfo, un fenomeno che in condizioni normali si ritenga abbia ciclicità periodica. In sostanza, anche impulsi più intensi della corrente tropicale, che in passato avrebbero avuto durata limitata, ora si trovano nella condizione di poter persistere molto più a lungo.

Si spiega così la scuola di pensiero (diffidente nei confronti del surriscaldamento) che attribuisce queste intrusioni nell’ecosistema marino Artico alla migrazione delle specie, che trovando terreno sempre più favorevole, ora si riproducono. Esempi di questo genere sono documentati da ricerche eseguite ai quattro lati del globo. In ogni caso, i risultati della ricerca condotta alle Svalbard sono compatibili con gli effetti dei cambiamenti climatici ed ambientali in corso.

Occorrono ovviamente nuove e convincenti conferme per rubricare l’episodio come isolato, oppure iniziare a parlare di nuovi equilibri nelle acque dell’Artico.

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