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Quando i giochi diventano ecologici: la Barbie diventa ambientalista?

Tutte le donne e le ragazze del mondo occidentale hanno avuto almeno una Barbie. Da oramai più di 50 anni, la bambolina bionda rappresenta un’icona di stile per tutte le bambine. Tuttavia nei mesi scorsi la casa produttrice la Mattel è stata coinvolta in una campagna di denuncia da parte di Greenpeace.

Quando i giochi diventano ecologici: la Barbie diventa ambientalista?

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L’associazione ambientalista aveva commissionato delle analisi sulle fibre del packaging delle Barbie e i risultati avevano dimostrato la presenza di cartone proveniente dalle foreste pluviali indonesiane, un ambiente protetto con migliaia di animali a rischio. In più si è scoperto che lo stesso packaging era stato prodotto dalla multinazionale APP (Asian Pulp and Paper), già denunciata in passato per aver commesso una serie di disastri ambientali.

Da qui la Campagna pensata da Greenpeace con un Ken arrabbiato che urla: “Barbie it’over!” Basta, ti mollo, perché sei una amica dei deforestatori!

Allora la Mattel ha pensato di rilanciare il marchio mettendo in piedi un concorso rivolto a tutti gli architetti intenzionati a progettare la nuova casa eco-friendly di Barbie.

A vincere sono state due giovani progettiste diplomate ad Harvard, Ting Li e Maja Paklar.

La nuova casa si chiama Aia Barbie Dream House, non verrà messa in vendita ma è valsa ben mille dollari alle due vincitrici, che li hanno subito devoluti ad una scuola di design ed architettura di Filadelfia. Da più parti si sono mosse le critiche su quella che è stata definita un’operazione di greenwashing studiata a tavolino. In realtà il concorso ha anche rappresentato l’occasione per presentare al pubblico un nuovo modello, la Barbie-architetto.

La casa è su 3 piani e presenta ogni confort possibile, la palestra, la biblioteca, lo spazio per gli animali. Le piante sono annaffiate da un sistema di irrigazione a basso impatto, i pavimenti sono in bambù, il tetto ospita pannelli solari per la produzione di energia elettrica, le pareti sono tinteggiate da pitture senza Voc (composti organici volatili). Tutti i materiali sono rigorosamente a chilometri zero, gli elettrodomestici sono di classe A e perfino lo scarico dei bagni è ecologico.

Se la Mattel e le altre aziende impegnate nella produzione di giocattoli prendessero seriamente l’impegno di rivisitare i propri giochi in un’ottica green, i bambini acquisirebbero sin da piccoli delle nozioni fondamentali di rispetto ed amore per l’ambiente.
Sarebbe un modo per avvicinarli ad una maggiore consapevolezza di quello che accade intorno a noi, oltre a rappresentare un’ efficace azione educativa.

Ma forse, dopo i recenti report di Greenpeace, la consapevolezza dei danni che potrebbero arrecare all’ambiente dovrebbe prima essere maturata da chi si occupa della produzione.

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Alessia

Nata in Abruzzo nel 1982, si trasferisce a Roma per conseguire una laurea e un master in psicologia, ma dopo una decina d'anni rientra nel suo piccolo paese ai piedi della Majella, fuggendo dalla vita metropolitana. Attualmente coniuga l'attività di psicologa libero professionista con la passione per la scrittura, un hobby coltivato sin dalle scuole superiori. Collabora con la redazione di Tuttogreen dal 2011, cura un blog personale di taglio psicologico e scrive articoli per un mensile locale. Nel tempo libero ama passeggiare nei boschi e visitare i piccoli borghi, riscoprendo le antiche tradizioni d'un tempo.

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