RAEE anche per i detenuti

di Alessia del 23 Ottobre 2012

Non è la prima volta che vi proponiamo un esempio di buone pratiche green dal mondo del carcere.

RAEE anche per i detenuti

In questo caso il progetto di cui vogliamo parlarvi arriva direttamente dall’Emilia Romagna dove, grazie al finanziamento del Fondo Sociale Europeo, 11 detenuti sono stati selezionati per programma all’interno dell’iniziativa “Equal Pegaso”.

Il loro compito è consistito nello smontaggio dei cosiddetti RAEE, i rifiuti di elettrodomestici e apparecchi elettronici, all’interno dei laboratori delle cooperative sociali Gulliver, IT2 e Il Germoglio presenti rispettivamente a Forlì, Bologna e Ferrara.

Il progetto va avanti dal 2009 ma quest’anno la novità è stata la creazione di un portale on line www.raeeincarcere.org dove, oltre a promuovere l’iniziativa, i detenuti hanno modo di cimentarsi con una nuova realtà lavorativa, migliorando così il loro percorso di integrazione sociale. Il sito web è stato presentato in occasione della Fiera di Ravenna “Fare i conti con l’ambiente” che si è svolta dal 26 al 29 settembre.

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L’iniziativa ha coinvolto diversi enti pubblici e privati: Regione Emilia Romagna, il consorzio per la gestione dei RAEE Ecolight e la Hera. L’amministrazione penitenziaria sostiene la parte economica, mentre alcune agenzie di formazione hanno organizzato la formazione, offrendo gratuitamente i computer.

Attualmente il ruolo di webmaster è stato affidato a 2 detenuti che stanno scontando la pena  fuori dalle mura carcerarie, ma si sta puntando ad estendere il progetto anche ad altre 3 persone in esecuzione penale, affidando loro il compito di promuovere iniziative ambientali per il recupero e lo smaltimento dei RAEE.

Ricordiamo che i RAEE sono catalogati tra i rifiuti che cresceranno maggiormente nei prossimi anni e la gestione del loro smaltimento è tuttora al centro di numerosi dibattiti nonostante le varie normative in atto.

Non è raro difatti che vecchie lavatrici o frigoriferi siano accantonati ai lati delle strade meno in vista, segnale che molti cittadini non hanno ancora colto la grave ricaduta ambientale che si cela dietro ad un atto simile.

Evidentemente non sono solo i detenuti ad aver bisogno di una rieducazione sociale ed ambientale, per cui non ci resta che sperare che questo progetto funga da stimolo anche per le varie amministrazioni locali.

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