Rapporto Ecomafia 2011: al Sud regna l’illegalità ambientale ma cresce anche al Nord

di Luca Scialò del 27 Giugno 2011

Come ogni anno, Legambiente presenta lo stato dell’arte dell’illegalità ambientale in Italia, più sinteticamente definita eco-mafia. Come dice il termine stesso, per essa s’intendono quelle speculazioni che le criminalità organizzate producono ai danni delle risorse naturali, agricole, faunistiche e tutto ciò che ha a che fare con l’ambiente. Ma non solo. E dal Rapporto emerge che anche le opere d’arte sono alquanto appetibili.

Rapporto Ecomafia 2011: al Sud regna l’illegalità ambientale ma cresce anche al Nord

L’ecomafia mette le proprie radici ovunque: dalla Campania alla Calabria, passando per il Nord Italia, espatriando a Berlino ed Amsterdam, fino a Hong Kong. Se nel 2010 gli incassi sono stati di poco inferiori rispetto all’anno precedente, ovvero 19,3 miliardi di eur contro i 20,5 del 2009, il bilancio dell’Ecomafia è pur sempre in attivo. E che attivo!

Ma diamo altri numeri. Ben 82.181 sono stati i tir carichi di rifiuti impiegati. Se si mettessero uno dietro l’altro, compirebbero la tratta Reggio Calabria-Milano, lunga 1.117 chilometri. Per un totale di 2 milioni di tonnellate di rifiuti tossici.

Risultano 540 campi da calcio, invece, per rendere l’idea del suolo consumato nel 2010 dall’edilizia abusiva, con 26.500 nuovi immobili stimati. L’equivalente di un’intera città illegale, con 18.000 abitazioni sorte dal nulla.

Quanto ai clan, sono ben 290 le famiglie impegnate nel business dell’ecomafia censiti nel rapporto di Legambiente, 20 in più rispetto al 2009; 19,3 miliardi di euro invece è il giro d’affari stimato per il 2010. Nel complesso, la Campania continua a occupare il primo posto nella classifica dell’illegalità ambientale, con 3.849 illeciti, pari al 12,5% del totale nazionale, 4.053 persone denunciate, 60 arresti e 1.216 sequestri, seguita dalle altre regioni a tradizionale presenza mafiosa: nell’ordine Calabria, Sicilia e Puglia, dove si consuma circa il 45% dei reati ambientali denunciati dalle forze dell’ordine nel 2010. Un dato significativo ma in costante flessione rispetto agli anni precedenti, in virtù della crescita, parallela, dei reati in altre aree geografiche.

In particolare, quella Nord-Occidentale, che si attesta al 12% a causa del forte incremento degli illeciti accertati in Lombardia.

In totale i reati accertati sono stati 30.824, con un incremento del 7,8% rispetto al 2009: più di 84 al giorno, 3,5 ogni ora. Gli illeciti relativi al ciclo illegale di rifiuti (dalle discariche ai traffici illegali) e a quello del cemento (dalle cave all’abusivismo edilizio) rappresentano da soli il 41% sul totale, seguiti dai reati contro la fauna, (19%), dagli incendi dolosi (16%), da quelli nella filiera agroalimentare (15%).

Dietro questi numeri c’è l’impegno di tutte le forze dell’ordine: Corpo forestale dello Stato, Comando tutela ambiente dei carabinieri, Capitanerie di porto, Guardia di finanza, Agenzia delle dogane e in particolare l’ufficio antifrode contro i traffici internazionali di
rifiuti e di specie protette, Polizia di Stato e polizie provinciali.

Veniamo alla nota dolente – soprattutto per la nostra salute – dei rifiuti tossici. Il 2010 è un anno da record per le inchieste sull’unico delitto previsto dal Testo Unico Ambientale (art. 260 Dlgs 152/06), quelle contro i professionisti del traffico illecito di veleni: sono state ben 29, con 61 persone arrestate e 597 denunciate e il coinvolgimento di 76 aziende. Sempre nel corso del 2010, le forze dell’ordine hanno accertato circa 6.000 illeciti relativi al ciclo dei rifiuti (circa un reato ogni 90 minuti).

La classifica a livello nazionale è guidata, anche in questo caso, dalle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (nell’ordine Campania, Puglia, Calabria e Sicilia), ma cresce anche il numero di reati accertati nel Lazio e in Lombardia. Il fenomeno si è ormai allargato a tutto il Paese, consolidandosi in strutture operative flessibili e modulari, in grado di muovere agevolmente tonnellate di veleni da un punto all’altro dello stivale. E spesso la destinazione finale è all’estero.

L’Agenzia delle dogane ha inoltrato alle autorità competenti più di 100 notizie di reato per traffico internazionale di rifiuti e ha sequestrato nei porti italiani ben 11.400 tonnellate di rifiuti industriali.

Il 60% di questi diretti in Cina, il 12% in Corea del Sud, il 10% in India, il 4% in Malesia e così via.

In campo edilizio, nel 2010 sono stati accertati quasi 7mila illeciti, con 9.290 persone denunciate, più di una ogni ora. La Calabria è la prima regione come numero d’infrazioni (945) seguita dalla Campania, dove si registra il maggior numero di persone denunciate (1.586), e dal Lazio. Secondo le stime del Cresme, nel 2010 sono stati 26.500 i casi gravi di abusivismo, tra nuove costruzioni
(18.000), ampliamenti e cambiamenti di destinazioni d’uso. Lungo le coste della Calabria, regione con il 100% dei Comuni interessati da aree a rischio idrogeologico solcata da torrenti e fiumare, è accertato un abuso ogni 100 metri, 5.210 in tutta la regione e 2.000 nella sola provincia di Reggio Calabria. Secondo dati del Cnr, anche la Campania dal 1950 al 2008 è stata fra le regioni più colpite
da eventi franosi, che hanno causato 431 morti, e da inondazioni con 211 vittime.

Ebbene, in un così fragile territorio in dieci anni sono state realizzate 60.000 case abusive, 6.000 ogni anno, 16 al
giorno.

Le mafie mettono le loro sporche mani anche sulla cultura e gli animali. Quanto ai primi, il business dell’arte rubata ha incassato più di 216 milioni di euro, con 983 furti di opere d’arte (l’anno prima erano stati 1.093), quasi tre al giorno, accertati nell’ultimo anno per 20.320 oggetti trafugati (erano 13.219 nel 2009). Sono state indagate 1.237 persone e 52 sono state arrestate.

Da segnalare anche i furti nel settore dei libri, documenti antichi e beni archivistici di rilevante interesse storico-culturale, a danno di istituti, enti e biblioteche pubbliche e private dove spesso gli ammanchi sono ignorati a causa dell’incompleta catalogazione e della estrema facilità di trasporto e parcellizzazione dei beni trafugati.

Nel 2010 il numero di documenti e libri denunciati come sottratti è stato nettamente superiore a quello registrato nel 2009 (11.712 a fronte di 3.713).

Da sottolineare gli ottimi risultati investigativi in fatto di recupero di oggetti d’arte: nel 2010 la cifra sale a quota 84.869, dei quali
79.260 provenienti direttamente da furti.

Quanto agli animali, sempre nell’ultimo anno le forze dell’ordine hanno accertato quasi 6.000 reati commessi contro la fauna, quasi 16 al giorno: un aumento del 13,2% rispetto al 2009 per un business che ogni anno si aggira intorno ai tre miliardi di euro ed è sempre più globalizzato!

Secondo il Corpo Forestale dello Stato, la stragrande maggioranza degli accertamenti, oltre 39.000, è avvenuta in ambito doganale a causa dell’espansione globale dei mercati orientali (a partire da quello cinese) con un volume d’affari illegale che supera ormai, a livello mondiale, i 100 miliardi di euro all’anno.

Ma si sa che le Ecomafie, per ben funzionare, devono servirsi di persone “pulite”, o almeno apparentemente tali. Ampia disponibilità di denaro liquido da una parte, competenze professionali e società di copertura dall’altra hanno trovato nel business ambientale una perfetta quadratura, come spiega nel dossier di Legambiente il magistrato Roberto Scarpinato, che parla proprio di “sistemi criminali”, ossia network illegali complessi dei quali fanno parte soggetti appartenenti a mondi diversi: politici, imprenditori, professionisti, mafiosi tradizionali. E’ in questo ‘sistema’ che il virus si modifica, cambia strategia di diffusione, cerca di diventare invisibile agli anticorpi.

Le politiche del Governo, bisogna dirlo, stanno dando anche una mano agli affaristi. Secondo il Presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza “avevamo atteso con ansia il decreto col quale il governo avrebbe finalmente inserito i delitti ambientali nel codice penale.

Purtroppo, a oggi, lo schema approvato rappresenta un’occasione mancata: nessuna possibilità di utilizzare le intercettazioni telefoniche e ambientali, niente rogatorie internazionali, tempi brevissimi di prescrizione”.

Una dichiarazione che non ha bisogno di ulteriori commenti.

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