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Rapporto Legambiente 2011 sul Mediterraneo Mare Nostrum

Ogni anno Legambiente pubblica il rapporto Mare Nostrum sulle attività illegali che contribuiscono all’inquinamento dei nostri ecosistemi.
Nel 2011 al centro dell’attenzione si pongono la crescente cementificazione sulle spiagge italiane, le trivellazioni petrolifere e la presenza di plastica sui fondali marini.
Nemmeno il Governo italiano è stato risparmiato da Legambiente, in particolar modo si è criticato l’operato dei ministri Brambilla e Tremonti che hanno incentivato il decreto, poi bloccato, per la vendita delle spiagge, alludendo ad un “diritto di superficie”.

“Premio” per l’abusivismo edilizio sulla zona costiera è stato riconosciuto alla Regione Campania, con ben 1872 infrazioni pari al 15,8% del totale a livello nazionale, 656 immobili sotto sequestro e 2474 persone denunciate. La classifica fa riferimento però solo ai reati puniti e non al totale assoluto. Seguono le Regioni Sicilia, Calabria e Puglia, quasi a voler dimostrare una triste correlazione fra la bellezza delle spiagge e la frequenza dell’attività criminale.
Rispetto alla presenza di cemento il podio è occupato dalla Regione Sicilia con il 6% dei reati su scala nazionale.

Un altro illecito particolarmente diffuso è l’inquinamento costiero: ben il 44,3% dei reati in più rispetto al 2010, evidentemente causati da deficit a livello degli impianti di depurazione. Questa volta si pongono in cima alla classifica città del Nord Italia: Imperia, Treviso e Trieste. Spesso gli scarichi di villette abusive non sono allacciati alle fognature per cui si getta tutto direttamente in mare.

Altro problema pressante sono i rifiuti presenti in mare: le cifre sono davvero preoccupanti, parliamo di ben 500.000 tonnellate di plastica che galleggiano indisturbate al largo.

Poi c’è la questione trivellazioni che assedia le Isole Egadi, le isole Tremiti e anche la costa abruzzese. Trivellazioni che secondo il Ministro dell’Ambiente dovrebbero fruttare 20 mesi di autonomia energetica, un po’ pochi se paragonati all’immane disastro ambientale che si potrebbe produrre.

C’è infine da segnalare il crescente aumento dei porti turistici, la pesca di frodo, il mancato rispetto del codice della navigazione, la presenza di stabilimenti balneari in zone a rischio.
Rispetto alla pesca illegale, quest’anno l’Italia è stata di nuovo inserita nella lista nera dell’ Agenzia federale Statunitense NOA (National Oceanic and  Atmospheric Admistration) per la mancata applicazione di sanzioni efficaci a contrastare il fenomeno.

Bisogna riconoscere comunque il buon operato svolto da Legambiente, che ogni anno alza il sipario sulla lotta contro l’illegalità e contribuisce all’abbattimento di villette abusive, ecomostri e villaggi turistici.

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Alessia

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