Recupero energia dalle navi: riceviamo e pubblichiamo

di Tennyson del 27 settembre 2010

Alcuni di noi sono appassionati di nautica ed hanno seguito con vivo interesse e simpatia le  iniziative come quelle della barca ZeroCo2 e del Plastiki, ma al di là delle imprese simboliche come queste, rimane il fatto che gran parte del commercio nel mondo, circa l’80% secondo i Lloyds di Londra, è a tutt’oggi trasportato su mare. Questo è dunque un tema dall’impatto ecologico enorme: pensate che nell’istante in cui scriviamo, sono decine di migliaia, tra 40 e 50mila, le navi commerciali in giro per il mondo.

Ecco a questo proposito un interessante spunto di un nostro lettore, Ufficiale della Marina Militare Italiana, che speriamo possa innescare un bel dibattito.

Poichè gran parte degli interessi vitali di uno Stato Rivierasco come l’Italia risiedono nel mare attraverso gli scambi e le cooperazioni commerciali realizzati dal movimento sempiterno delle navi mercantili, ritengo necessario che si progettino nuovi sistemi  di recupero energia. Il primo è associato/ associabile a sfruttare il movimento delle onde, infatti una nave che si trova in mezzo ad un mare mosso agitato ha la possibilità (in quanto è sottoposta ai movimenti di rollio e di beccheggio) di incamerare energia sostenibile: come? (si potrebbe pensare come paragone alla ricarica di un orologio “automatico” da polso).

Il secondo è obbligare ogni Nave ad avere a bordo un “termovalorizzatore” che funziona attraverso la combustione e l’incenerimento dei rifiuti organici e non: ciò ha un duplice vantaggio:

a) si produce della bio-energia (termica e/o elettrica) da sfruttare per i servizi di bordo;

b) si smaltiscono i rifiuti che per lunghe navigazioni si accumulano togliendo spazi e “sporcando” l’aria respirabile.

Voi che ne dite? La materia è seria e merita un approfondimento, ci torneremo sopra molto presto.

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