Se il bio è made in Italy piace di più all’estero

di Claudio Riccardi del 7 Giugno 2012

I numeri parlano chiaro. Da sei anni il settore della produzione alimentare biologica in Italia è in costante crescita: i soli dati relativi al 2011 ci restituiscono un ottimo +8.9%. Agli italiani piace sempre di più mangiare cibo sano e genuino, e soprattutto prodotto in casa. Ma quello che forse non tutti sanno è che il made in Italy degli alimenti riscuote particolare consenso anche all’estero. Sugli scaffali di Francia, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti è un proliferare di etichette tricolori, al punto che l’Italia occupa oggi il primo posto nelle esportazioni di prodotti “organic”: le 50mila aziende biologiche sparse sul territorio garantiscono al Belpaese la quarta piazza nella classifica mondiale dei produttori, e l’ottava per superficie coltivata.

Se il bio è made in Italy piace di più all’estero

Giusto parlare di un vero e proprio boom, destinato negli anni a progredire ulteriormente.  Il cosiddetto settore “primario” rappresenta una vera opportunità di business, da tenere in considerazione in questa contingenza di crisi generalizzata.  I Consorzi, i recenti Gruppi di Acquisto Terreni e altre iniziative dimostrano come la popolazione, e soprattutto i giovani, stiano capendo l’importanza di  tornare a investire sulla terra.  Ponendo nel mirino le esportazioni,  ma in particolare il fronte del mercato interno.  Così suggeriscono le associazioni di categoria, sulla scorta di dati significativi: a  livello di consumi, il biologico garantisce il 3% del fatturato alimentare e solo il 2,3% della popolazione ne fa uso esclusivo.

Negozi bio, trova quello più vicino a casa con la mappa dei negozi biologici Italiani

Negli ultimi due anni tuttavia le vendite nei supermercati sono aumentate dell’11,5% e nei negozi specializzati del 15-20%. Progresso che viaggia di pari passo con i cambiamenti culturali degli italiani: da prodotto di nicchia oggi il cibo eco-frendly è diventato un marchio di qualità superiore del prodotto. E pazienza se i costi rimangano superiori rispetto alla media della grande distribuzione. Si preferisce spendere di più, ma meglio e coscientemente.

Ma si guarda anche oltre. Il prossimo step è quello di estendere la filosofia e le tecniche bio anche al comparto dell’allevamento. In questo campo l’Italia sconta ancora un ritardo evidente rispetto ad altri paesi come la Germania, i volumi di produzione sono lontani dai livelli dei consumi. Di conseguenza,  pur essendo leader mondiali nell’export bio, siamo costretti a importare carni, latte e uova biologiche. Paradosso di una nazione dalle mille sfaccettature, che però ha tanti motivi per sorridere e ben sperare. Almeno nel settore agroalimentare.

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