Sempre più auto a petrolio anche nel 2035… ma in Asia

di Luca Scialò del 10 luglio 2012

Sono decenni che sentiamo la solita litania sul petrolio in via di esaurimento. Spesso sono state anche ipotizzate date, epoche, cifre. Eppure si inventano metodi d’estrazione sempre più inquinanti, si scoprono nuovi giacimenti e in posti improbabili. Da ultimo, le trivellazioni verranno fatte anche nella calotta dell’Artide. Quando sappiamo che il processo di scioglimento dei ghiacci è causato proprio dall’inquinamento da CO2 proveniente anche dall’oro nero.

Sempre più auto a petrolio anche nel 2035… ma in Asia

A smorzare gli entusiasmi di quanti sperano nel tramonto del greggio in favore di combustibili meno inquinanti, ci pensa la recente dichiarazione del presidente dell’Unione Petrolifera Italiana, Pasquale De Vita, rilasciata mentre illustrava la relazione annuale 2012 dell’organizzazione: “Nel 2035 il petrolio soddisferà ancora il 90% della domanda di mobilità di 1,7 miliardi di veicoli attesi per quella data (il doppio rispetto ad oggi), di cui la maggior parte sarà concentrata nei paesi non Ocse. Nonostante i progressi tecnologici, l’auspicato sviluppo delle auto elettriche non basterà a soddisfare la richiesta di mobilità dei cittadini”. E poi aggiunge, forse anche compiaciuto: “il contributo delle alimentazioni alternative, seppure in forte incremento, per il 2035 sarà ancora molto contenuto. Anche i biocarburanti, che rappresentano un costo in più che stiamo già sostenendo, potranno arrivare a coprire il 2-4% della domanda complessiva mondiale“.

Paradossalmente però nel nostro Vecchio Continente la raffinazione del petrolio è in profonda crisi. Delle 98 raffinerie attive nel 2009 in Europa, ad oggi 7 hanno chiuso i battenti, 13 hanno cambiato proprietario, 4 sono state messe in vendita senza successo, 5 sono fallite e di queste solo 2 hanno trovato un compratore (Petroplus). E per gli anni a venire le prospettive sono ancora più fosche.

Insomma, il petrolio continua la sua crescita ma nel suo prossimo futuro ci sono soprattutto i paesi asiatici, in particolare l’Estremo ed il Medio Oriente. Paesi che possono contare su impianti di grandi dimensioni, molto avanzati tecnologicamente, ed in grado di produrre carburanti di qualitá. Per capirci, la raffineria della Reliance in India da sola basta a coprire oltre i due terzi dei consumi italiani.

Dall’inizio della crisi che ha investito i paesi occidentali – sempre stando alla relazione dell’UPI – sono state chiuse raffinerie per circa 3 milioni di barili al giorno (di cui 2,6 concentrati in Europa), mentre nei paesi non Ocse nello stesso periodo sono entrati in funzione stabilimenti che producono 4,2 milioni di barili al giorno, a cui entro il 2012 dovrebbero aggiungersi altri 1,8 mln.

Quindi, anche se l’Europa e in parte anche gli USA, stanno rivedendo i loro piani energetici coinvolgendo sempre più le fonti rinnovabili e diminuendo l’utilizzo dei combustibili fossili, saranno l’Asia ed i paesi dell’America del Sud ad aumentare invece il loro fabbisogno di petrolio. L’aumento della ricchezza pro-capite investirà pesantemente questi paesi creando una nuova classe media disposta a consumare ed a muoversi in auto, indipendentemente dal combustibile utilizzato e non ancora conscia delle ricadute che questo stile di vita ha sulla Terra.

Speriamo che queste previsioni non si avverino… o che assieme alla ricchezza, nei “Paesi Emergenti” cresca anche una coscienza ecologista.

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