Settima tappa di Gira&Coltiva, la ‘Tribù delle noci sonanti’

di Rossella del 9 ottobre 2012

La settima tappa del tour bio dell’Italia di Love4Globe si svolge in un posto particolare, la Tribù delle noci sonanti, dove si vive come gli indigeni. Non c’è nulla delle comodità a cui siamo abituati, né acqua corrente né elettricità. Siamo a Cupramontana, nelle Marche eppure potremmo essere tranquillamente nelle praterie dei pionieri o nelle foreste del continente nero. Qui, la tribù ci riporta nel passato.

Potete seguire le altre avventure dei nostri due amici già pubblicate:

” Che dire: venire in questo posto è stato letteralmente come uscire fuori dal mondo! Fabrizio da più di vent’anni ha creato qui la sua tribù ovvero una comunità in cui si cerca di rievocare lo stile di vita tipico delle tribù indigene. Per scelta vive senza elettricità, gas, impianti idraulici e quindi senza ogni tipo di comodità a cui siamo abituati (non esiste un bagno, una doccia, un frigorifero…). Gli unici guadagni che ha sono ricavati dalla vendita di pochi chili di miele e confetture che gli permettono di pagare le piccole spese.

La sua esistenza si basa sull’autosufficienza completa, attraverso la terra. Certamente, lasciando tutto, ha fatto una scelta radicale ma anche di grande libertà e di rispetto verso la natura. Il suo mantra è non sprecare, ottimizzare i consumi, riciclare tutto.

Questi pochi giorni di astinenza totale dalla modernità ci hanno fatto riscoprire la bellezza e il sacrificio per ottenere le piccole cose quotidiane che diamo per scontate.

Il pane è ottenuto ogni giorno, macinando a mano il grano, le piante vengono annaffiate a mano dopo diversi viaggi per il trasporto dei secchi d’acqua, la sera ci si lava in modo molto spartano nella tinozza e di notte la proviene dalle lampade ad olio.

Possiamo dire, a distanza di giorni, che il solo pensiero di una doccia tiepida ci dava una sensazione di estremo piacere, così come quello di un materasso morbido su cui poggiare la schiena.

Grazie a esperienze come questa, da una parte c’è la riscoperta dei piccoli piaceri e dall’altra la consapevolezza di quanto sia difficile e duro decidere di rinunciare anche alla più ovvia delle comodità.

Fabrizio è un uomo davvero molto accogliente, ospita anche senza preavviso tante persone che, incuriosite, percorrono i 500 metri di sentiero sterrato che separano la sua terra dalla strada principale, il suo mondo speciale dal mondo moderno. Noi lo abbiamo informato del nostro interesse tramite una lettera scritta a mano e spedita via posta, perché lui non ha né internet né un telefono.

Già da questo primo contatto abbiamo capito che tutto sarebbe stato diverso dalle altre tappe. Ecco quindi la riscoperta del piacere di trovarsi davanti a un foglio bianco a cercare le parole giuste per presentarsi, e poi aspettare per alcune settimane la risposta, controllando la buca delle lettere…

Sicuramente è un esempio abbastanza estremo di decrescita felice ma anche pochi attimi diventano momenti intensi e pieni di significato.”

Ecco anche le foto di questa nuova esperienza: http://www.facebook.com/media/set/?set=a.449243595109739.106550.206424632724971&type=3

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