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Siccità: i cereali sono a rischio e si prospetta una nuova crisi alimentare

Negli Usa è in atto la peggiore siccità degli ultimi cinquant’anni, che sta distruggendo 1/6 del raccolto americano di mais e almeno il 10% di quello di soia. Il che avrà forti ripercussioni anche sulle esportazioni, con i prezzi delle materie prime alimentari destinati a crescere in tutto il mondo.

Siccità: i cereali sono a rischio e si prospetta una nuova crisi alimentare

L’ondata di caldo che da diversi mesi ha investito il Middle West americano è arrivata anche in Russia, Kazakhstan e India, facendo salire l’indice FAO dei cereali del 17%. Si teme che possa peggiorare per l’arrivo della speculazione e per la corsa all’accaparramento dei Paesi importatori.

Ma come dicevamo, questa soprattutto è la crisi del mais, che proviene quasi interamente dagli USA, con un prezzo aumentato del 60% nel mese di luglio. Il momento dell’impollinazione è ad agosto ed è anche il periodo in cui le piante avrebbero maggior bisogno di acqua. Ma non piove da mesi.

I guai del mais si protendono verso molti settori in cui questo alimento è utilizzato, dai contenitori al liquido conservante dei cibi in scatola, non c’è prodotto che non utilizzi un derivato del granturco. Inoltre c’è il capitolo allevamento, dove questo cereale è utilizzato largamente come mangime di polli e vitelli.

A risentirne dunque il prezzo della carne, probabilmente destinato a salire nei prossimi mesi, e dei prodotti alimentari e non di uso comune, che potrebbero anche loro subire un ritocco verso l’alto.

Inoltre, da mesi è in atto una vigorosa polemica: da un lato gli allevatori e i giganti dell’industria alimentare, che vorrebbero che fosse eliminato l’obbligo di destinare una parte della produzione cerealicola ai biocarburanti, il che secondo loro farebbe calare i prezzi fino al 40% risolvendo l’emergenza mais. Dall’altro c’è la pressione dei produttori, che attorno ai biocarburanti hanno creato un vero sistema economico difficile da smantellare.

Per la questione etanolo potrebbe essere la buona occasione per sopprimere questo tipo di energia. L’etanolo ha ancora molti difensori perché, come detto, attorno a questo prodotto è nato un sistema di interessi e perché su di esso si regge il piano che dovrebbe consentire agli Stati Uniti di raggiungere la piena indipendenza energetica entro il 2020. Ma ormai non è più considerata una fonte energetica green, come ammesso qualche anno fa da uno dei suoi più importanti sostenitori, l’ex vice Presidente Usa Al Gore.

Insomma quest’anno si rischia una crisi alimentare seria a livello mondiale e non solo americana, data la diffusione del modello occidentale anche in Paesi in via di sviluppo, che ora possono permettersi sulle loro tavole la carne e i porodotti industriali.

Si spera che non raggiunga, per gravità, quella del 2007-2008, quando si registrò un’impennata spaventosa dei prezzi che spinse in una condizione di miseria oltre 100 milioni di persone, non più in grado di sfamarsi col loro modesto reddito.

Tuttavia, alla luce del costante innalzamento delle temperature, si rischia di superare facilmente la drammaticità di quell’anno.

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Luca Scialò

Nato a Napoli nel 1981 e laureato in Sociologia con indirizzo Mass Media e Comunicazione, scrive per TuttoGreen da maggio 2011. Collabora anche per altri portali, come articolista, ghost writer e come copywriter. Ha pubblicato alcuni libri per case editrici online e, per non farsi mancare niente, ha anche un suo blog: Le voci di dentro. Oltre alla scrittura e al cinema, altre sue grandi passioni sono viaggiare, il buon cibo e l’Inter. Quest’ultima, per la città in cui vive, gli ha comportato non pochi problemi. Ma è una "croce" che porta con orgoglio e piacere.

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