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Stati Uniti: 24 miliardi di dollari bloccati e nessuno sa come smaltire le scorie nucleari

A poco meno di un mese dalla chiamata degli italiani alle urne referendarie e sulla scia dell’allarme nucleare provocato dal terremoto in Giappone, il nostro Governo elimina, momentaneamente, dalle interpellazioni parlamentari la votazione sulla prossima apertura delle centrali nucleari.
La scelta sembra evidente: la paura del nucleare ha invaso i teleschermi.

Stati Uniti: 24 miliardi di dollari bloccati e nessuno sa come smaltire le scorie nucleari

A differenza però di quanto si possa credere, il tema “nucleare SI, nucleare NO” non riguarda esclusivamente le centrali, la loro sicurezza o collocazione: tema altrettanto centrale è lo smaltimento delle scorie, ossia di quei materiali che dopo essere stati trattati per la scissione dell’atomo restano fortemente radioattivi, in alcuni casi per migliaia di anni.
Non è facile comprendere tutti i passaggi di un processo che in realtà non “smaltisce” i rifiuti radioattivi, ma cerca di creare la collocazione migliore affinché questi possano, nel tempo, far decadere la propria radioattività e divenire meno nocive non solo per gli esseri umani ma anche e soprattutto per l’ambiente.
Di tutto questo ne sanno qualcosa i massimini detentori di scorie nucleari nel mondo, gli americani.

Nel 1982, infatti, fu approvato dal Congresso il Nuclear Waste Policy Act (letteralmente l’Atto per la Politica sulle Scorie Nucleari) con il quale il governo federale imponeva il pagamento di una tassa per lo smaltimento delle scorie, non solo agli operatori del nucleare, ma anche a tutti coloro che consumano energia nucleare.
Un piccolo obolo elargito da milioni di persone ogni anno fa raccogliere tanti, tantissimi soldi, nel caso specifico 24 miliardi di dollari, che si sono accumulati nel tempo in attesa di essere adoperati ma che, fino ad oggi, sono rimasti inutilizzati.

Questo perché la legge del 1982 prevede che i soldi del fondo siano sfruttati solo ed esclusivamente per lo stoccaggio permanente delle scorie, e nello specifico la soluzione definitiva, varata a colpi di maggioranza, prevedeva lo scavo di diverse gallerie nella Yucca Mountain, in Nevada.
La Yucca Mountain è una dorsale montagnosa alta 1.500 metri e lunga 29 Km. La composizione delle sue rocce, di origine vulcanica, e la stabilità del terreno sarebbero le principali motivazioni di questa scelta anche se, per la stampa locale, la decisione era stata presa per la “mancanza di influenza politica dello stato del Nevada”.
Questo progetto è stato comunque accantonato dall’amministrazione Obama – anche a fronte dei risultati negativi di alcuni esperimenti di stoccaggio in profondità – che tuttavia non ha ancora una proposta effettiva per lo smaltimento.

Al momento, le compagnie che si occupano di energia nucleare tendono a depositare le scorie prodotte in vasche di raffreddamento, che nel tempo sono sempre più ingombre e, per questo, a rischio fuoriuscita di liquidi radioattivi.
Una delle soluzioni provvisorie per liberare le vasche dalle scorie è depositarle, dopo un minimo di 5 anni in acqua, in grosse strutture fatte d’acciaio e calcestruzzo chiamate “dry casks“ (barili a secco). Il rimedio è particolarmente costoso e non è possibile utilizzare i soldi del fondo perché la soluzione non sarebbe permanente.
In mancanza di una politica chiara, gli industriali del nucleare continuano a pagare la tassa per le scorie e, allo stesso tempo, ad occuparsi del loro stoccaggio: per questo motivo molti di loro hanno intentato causa al governo federale per una cifra pari a 6,4 miliardi di dollari.

Per difendersi in tribunale il governo americano ha già speso 170 milioni di dollari e ha dovuto risarcire (solo per le cause già concluse) una cifra totale di 946 milioni di dollari, veramente troppo denaro per un problema che continua a non avere soluzione.
Il trattamento delle scorie resta difficile, soprattutto se si pensa che per risolverlo occorrerebbero contenitori capaci di resistere per 10.000 anni sotterrati in luoghi sicuri, impermeabili e non soggetti a mutamenti sismici.

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