Super El Niño in arrivo: avremo un inverno caldo o freddo?
Il fenomeno sta diventando molto forte e accompagnerà l’autunno e l’inverno, ma per Italia ed Europa non significa automaticamente inverno caldo

L’estate 2026 è stata eccezionalmente calda in Italia e il Pacifico tropicale sta entrando in una fase di El Niño molto forte. La domanda viene quasi spontanea: dobbiamo aspettarci altri mesi insolitamente caldi oppure questo fenomeno può portarci anche freddo e neve?

La risposta più corretta è: su scala globale il segnale resta nettamente orientato verso temperature superiori alla media; anche per Europa e Italia, al momento, le previsioni stagionali favoriscono un autunno e soprattutto un inverno complessivamente miti. Questo però non esclude affatto settimane fredde, nevicate o bruschi cambiamenti del tempo. Ed è proprio questa distinzione tra clima stagionale e meteo quotidiano che permette di capire cosa potremmo realmente aspettarci.
Sommario
- Prima di tutto: esiste davvero un “Super El Niño”?
- Perché El Niño riesce a influenzare il clima mondiale
- Cosa dice la NOAA: El Niño continuerà probabilmente per tutto l’inverno
- Il quadro mondiale: temperature sopra la media nella maggior parte delle terre emerse
- Europa: Copernicus vede per ora un inverno prevalentemente mite
- E in Italia?
- Quindi avremo un autunno caldo?
- Il Mediterraneo caldo significa più temporali?
- Perché El Niño non permette di prevedere facilmente l’inverno europeo
- Più caldo, quindi: ma non necessariamente ogni giorno
- Cosa guardare nei prossimi aggiornamenti
- La conclusione: attenzione alle medie, non alle profezie
Prima di tutto: esiste davvero un “Super El Niño”?
‘Super El Niño‘ è un’espressione giornalistica, non una categoria meteorologica ufficiale. Gli enti scientifici parlano piuttosto di El Niño forte o molto forte, in funzione soprattutto dell’anomalia della temperatura superficiale del Pacifico equatoriale. E questa volta il segnale è effettivamente notevole.
Il 10 settembre 2026 il Climate Prediction Center della NOAA ha confermato che El Niño si sta rafforzando e attribuisce oltre il 90% di probabilità a un evento molto forte durante l’autunno e l’inverno 2026-27. Ad agosto, l’anomalia della regione Niño 3.4 aveva già raggiunto circa +1,8°.
La NOAA segnala inoltre una possibilità significativa che l’evento raggiunga livelli comparabili con i più intensi osservati dal 1950. Ma anche in questo caso vale una regola fondamentale: un El Niño eccezionalmente forte aumenta la probabilità di alcuni effetti climatici, non determina automaticamente il tempo di ogni singola regione.
Perché El Niño riesce a influenzare il clima mondiale
El Niño nasce nel Pacifico tropicale. Normalmente gli alisei spingono le acque superficiali più calde verso ovest. Durante il fenomeno il sistema tradizionale si indebolisce e grandi quantità di acqua insolitamente calda si accumulano nel Pacifico centrale e orientale. Potrebbe sembrare un fenomeno molto lontano dall’Europa.
In realtà quella enorme superficie oceanica modifica la quantità di calore e vapore ceduta all’atmosfera e sposta le grandi aree tropicali in cui l’aria sale e si formano precipitazioni.
Queste variazioni possono propagarsi nell’atmosfera attraverso le cosiddette teleconnessioni, modificando correnti a getto, pressioni atmosferiche e distribuzione delle piogge anche a migliaia di chilometri di distanza.
Ma qui arriva il punto importante: le teleconnessioni di El Niño sono molto forti in alcune zone del mondo e decisamente meno prevedibili in Europa.
Cosa dice la NOAA: El Niño continuerà probabilmente per tutto l’inverno
Le previsioni NOAA pubblicate a settembre sono particolarmente nette. La probabilità di permanenza di El Niño è indicata praticamente al 100% fino all’inverno 2026-27, restando elevatissima anche all’inizio della primavera 2027.
Questo non significa però che tutto il pianeta avrà lo stesso tipo di inverno. Negli Stati Uniti, in Australia, in Sud America o nel Sud-est asiatico le conseguenze statistiche di El Niño sono abbastanza conosciute. Per l’Europa il collegamento è molto meno diretto.
Il quadro mondiale: temperature sopra la media nella maggior parte delle terre emerse
Su scala planetaria il segnale è invece piuttosto chiaro. L’Organizzazione Meteorologica Mondiale, WMO, prevede per settembre-novembre 2026 una maggiore probabilità di temperature superiori alla norma su quasi tutte le aree continentali del pianeta.
Le simulazioni multi-modello della WMO indicano inoltre un fenomeno ancora in rafforzamento, con un’anomalia media prevista nella regione Niño 3.4 vicina a +3,6° nel trimestre settembre-novembre, con un possibile picco tra novembre e dicembre. Sono numeri molto elevati.
La stessa WMO stima una probabilità prossima al 100% che El Niño persista almeno fino a febbraio 2027. Bisogna però evitare un equivoco: questo non significa che la temperatura dell’aria mondiale aumenterà di 3,6°.
Quel valore riguarda la temperatura dell’acqua in una specifica regione del Pacifico rispetto alla sua media climatica, non la temperatura media globale.
Europa: Copernicus vede per ora un inverno prevalentemente mite
Per capire cosa può succedere più vicino a noi è particolarmente interessante l’ultimo aggiornamento del Copernicus Climate Change Service, pubblicato il 10 settembre.
Le prime indicazioni per l’inverno europeo 2026-27 mostrano una maggiore probabilità di temperature superiori alla media praticamente su tutte le terre emerse europee. Copernicus utilizza il termine inglese mild conditions: in altre parole, considerando i tre mesi nel loro complesso, l’inverno appare per ora più probabilmente mite rispetto alla climatologia.
Sul fronte delle precipitazioni, i modelli mostrano un segnale verso condizioni più umide della norma su gran parte dell’Europa, con un’indicazione meno evidente nelle estremità settentrionali e meridionali del continente. Sono però previsioni stagionali probabilistiche, non previsioni meteorologiche. Non dicono se nevicherà a Milano il 15 gennaio o se arriverà una settimana molto fredda a febbraio.
Dicono semplicemente che, mettendo insieme tutto l’inverno, è oggi più probabile finire sopra la media termica piuttosto che sotto.
E in Italia?
Per l’Italia il punto di partenza è già particolarmente caldo. Secondo il CNR-IBE, l’estate 2026 è stata la più calda in Italia dal 1950, con una temperatura media nazionale di 24,3° misurata a 2 metri dal suolo. Ma c’è un altro elemento importante: il Mediterraneo.
Le elaborazioni del LaMMA-CNR mostrano che nel luglio 2026 il Mediterraneo ha registrato condizioni eccezionalmente calde. Il 79% del bacino ha sperimentato almeno un giorno di ondata di calore marina classificata come forte o superiore.
In un punto campione al largo della Toscana la temperatura media di luglio è arrivata a 27,7°, circa 3,9° sopra la media 1991-2020. E l’anomalia non riguarda soltanto la superficie. Nel Mar Ligure, secondo una prima elaborazione LaMMA-CNR, il calore in eccesso era ancora evidente fino a circa 70 metri di profondità.
Questo significa che il Mediterraneo entra nell’autunno con una notevole quantità di energia immagazzinata.
Quindi avremo un autunno caldo?
È attualmente lo scenario più probabile. Le previsioni stagionali Copernicus citate dal CNR mostrano per settembre-novembre 2026 un segnale abbastanza netto verso temperature sopra la media su gran parte dell’Europa, Italia compresa.
Questo non significa tre mesi consecutivi di caldo. Potrebbero tranquillamente verificarsi periodi freschi e perturbati. Significa invece che, facendo la media dell’intera stagione, è più probabile ottenere un valore superiore alla climatologia. La differenza è importante.
Il Mediterraneo caldo significa più temporali?
Non necessariamente. Un mare molto caldo può fornire all’atmosfera più calore e soprattutto più vapore acqueo. Se arriva una configurazione meteorologica favorevole — aria fredda in quota, convergenza dei venti, instabilità e meccanismi capaci di sollevare l’aria — questa energia può contribuire ad alimentare precipitazioni intense. Ma il mare caldo da solo non crea un temporale e non permette di prevedere un’alluvione.
È proprio il CNR a invitare alla prudenza: l’elevata temperatura del Mediterraneo aumenta l’energia potenzialmente disponibile, ma non consente di stabilire oggi frequenza, localizzazione o intensità dei singoli fenomeni autunnali.
La formula più corretta è quindi: maggiore energia disponibile, non maggiore certezza di eventi estremi.
E l’inverno italiano? Potrebbe comunque fare freddo
Assolutamente sì. È forse l’aspetto più importante da capire quando leggiamo una previsione stagionale. Un inverno con una temperatura media di un grado superiore alla norma può contenere comunque:
- 1 settimana con temperature molto basse
- irruzioni artiche
- nevicate anche importanti
- periodi di gelo
- fasi molto piovose.
Basta che il resto della stagione sia sufficientemente mite perché la media finale risulti superiore alla norma. Per questo “inverno mite” non significa “inverno senza freddo”. E vale anche il contrario: una singola nevicata eccezionale non dimostra che l’intero inverno sia stato freddo.
Perché El Niño non permette di prevedere facilmente l’inverno europeo
Perché sul clima europeo agiscono contemporaneamente molti altri fattori. Tra questi ci sono l’Atlantico settentrionale, la posizione del jet stream, l’oscillazione nord-atlantica, il vortice polare, la copertura nevosa dell’Eurasia e le temperature dell’Atlantico e del Mediterraneo. Inoltre la WMO segnala per l’autunno 2026 anche la probabile presenza di un Dipolo dell’Oceano Indiano positivo, un altro importante meccanismo climatico capace di interagire con gli effetti di El Niño.
Il sistema atmosferico non risponde quindi a un solo interruttore. El Niño è una componente importante, ma non è l’unica.
Più caldo, quindi: ma non necessariamente ogni giorno
Se mettiamo insieme le informazioni disponibili a metà settembre 2026, il quadro è abbastanza coerente.
- Nel mondo: la WMO vede una forte prevalenza di temperature superiori alla media nei prossimi mesi.
- In Europa: Copernicus indica un autunno con un segnale caldo e, nelle prime proiezioni, un inverno complessivamente più mite della media.
- In Italia: il CNR segnala sia un’estate record sia un Mediterraneo eccezionalmente caldo, mentre le proiezioni stagionali favoriscono temperature autunnali superiori alla norma.
- Nel Pacifico: NOAA e WMO concordano su un El Niño destinato a diventare molto forte e probabilmente a persistere per tutto l’inverno.
La risposta alla domanda iniziale è quindi, al momento: è più probabile che i prossimi mesi siano complessivamente più caldi che più freddi rispetto alla media. Ma sarebbe sbagliato trasformare questa indicazione in una previsione di caldo continuo.
Cosa guardare nei prossimi aggiornamenti
Da qui all’inverno le previsioni diventeranno progressivamente più interessanti. In particolare, tra ottobre e novembre sarà possibile capire meglio:
- quanto forte diventerà realmente El Niño, se le proiezioni di NOAA e WMO saranno confermate;
- come reagirà l’Atlantico settentrionale, decisivo per il tempo europeo;
- come evolverà il Mediterraneo, oggi ancora molto caldo;
- quale configurazione assumerà il vortice polare, soprattutto entrando nell’inverno;
- se le indicazioni Copernicus continueranno a favorire un inverno europeo mite e più umido.
Sono questi aggiornamenti, più che una singola etichetta come “Super El Niño”, a dirci davvero qualcosa sull’inverno che ci aspetta.
La conclusione: attenzione alle medie, non alle profezie
El Niño 2026-27 potrebbe effettivamente diventare uno dei più intensi osservati negli ultimi decenni. È un’informazione scientificamente importante. Ma non significa che l’Italia avrà automaticamente un inverno senza neve, né che ogni perturbazione autunnale sarà eccezionale.
Le indicazioni disponibili oggi suggeriscono un autunno italiano ed europeo con una maggiore probabilità di temperature sopra la media e un inverno europeo complessivamente mite. All’interno di questa tendenza potranno però esserci periodi molto diversi tra loro.
È forse questo il modo più utile di leggere le previsioni stagionali: non come una fotografia del tempo che farà ogni giorno, ma come una bussola che indica verso quale lato della media si sta inclinando la stagione.
Ultimo aggiornamento il 15 Settembre 2026 da Rossella Vignoli
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