Un mini-forno solare per riscaldarsi il pranzo

di Diana Marchiori del 18 agosto 2012

I giovani dello studio milanese “Normale Architettura” hanno lanciato un nuovo modo di fare la pausa pranzo ispirandosi ai forni solari africani. Chiara Filios ed Arnaldo Arnaldi hanno progettato un ecologico ed economico scaldavivande, che sfrutta l’energia solare ed è talmente semplice che potremmo costruircelo anche a casa nostra!

Un mini-forno solare per riscaldarsi il pranzo

Questo cestino per il pranzo, dal nome dialettale di “Solar-schiscetta”, è realizzato in cartone ondulato ricoperto di alluminio e ha una base nera per accumulare il calore nella scatola generato dai raggi del sole. Il cibo viene posto all’interno della scatola in semplici sacchetti di carta facili da reperire anche al supermercati. La creazione di questo prodotto è stata stimolata dall’osservazione delle abitudini alimentari che hanno attuato le persone negli ultimi anni, ovvero una fruizione di pasti veloci, fuori casa e nel tentativo di contenere le spese.

Allo stesso tempo i progettisti hanno considerato la crescente diffusione dei cestini per il pranzo come i “lunch box” anglosassoni o le confezioni “bento” giapponesi e hanno pensato ad una soluzione che non fosse usa e getta e che potesse rappresentare una simpatica alternativa ecologica. All’interno della lombarda “Solar-schiscetta” è possibile riscaldare diverse tipologie di alimenti dalla pasta precotta, che impiega circa una decina di minuti per diventare calda, fino alla carne, che purtroppo richiede un’attesa di circa quaranta minuti.

Certamente i tempi di cottura risultano maggiori se confrontati a quelli di un microonde o un fornelletto a gas,  ma non c’è paragone se si considera la soddisfazione di usare l’energia del sole e la praticità di poter gustare un pasto caldo dovunque ci si trovi. Uno svantaggio è dato dal fatto che non si possa utilizzare questa comoda invenzione nelle giornate di pioggia e che si debba destinarla a temperature più clementi.

Ben diversa è, infatti, la situazione in un Paese costantemente sotto ai raggi del sole come l’Africa, per la quale  Il norvegese Jon Bøhmer ha realizzato un forno ideale ed ultra economico prendendo due scatole di cartone, l’una, dipinta di nero, infilata nell’altra, rivestita di carta stagnola. Con la forza del sole e della sua rifrazione su di una superficie come il vetro si possono sterilizzare, tramite bollitura, circa dieci litri d’acqua nell’arco di un paio d’ore. Incredibile pensare che degli oggetti di scarto siano estremamente versatili e possano trasformarsi in  mezzi per diminuire malattie, consumo energetico  e ridurre emissioni nocive.

I raggi solari, diretti e riflessi, difatti, entrano nel contenitore e sono trasformati in energia termica una volta assorbiti dalla superficie nera o dal contenitore di cottura. Nelle zone temperate è utile dotare un forno di questo tipo di una o più superfici riflettenti per convogliare più raggi solari nel contenitore ed aumentare la temperatura di cottura.

L’impiego del cartone per la realizzazione di un porta vivande si presenta senza dubbio vantaggioso dal punto di vista economico e della sua disponibilità, anche se risulta sensibile all’umidita  e meno durevole rispetto ad altri materiali. La schiscetta solare ha ottenuto comunque un notevole riscontro dalla sua presentazione e i suoi produttori hanno deciso di produrre un primo stock di seimila pezzi, destinati al mercato italiano, mantenendo il controllo di tutte le fasi di produzione.

È prevista inoltre una successiva proposta del prodotto all’estero probabilmente con l’introduzione di alcune migliorie come per esempio l’uso di lacci di chiusura dei sacchetti sensibili al calore e in grado di cambiare colore a cottura ultimata.

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