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Urban City Messenger, quando pedalare si trasforma in un lavoro e in un libro

Lo urban city messenger nella letteratura contemporanea è visto come una creatura quasi mitologica: metà uomo metà bicicletta… e per certi versi lo è davvero! A noi basta considerarlo uno dei lavori più green che si possa trovare perché è veramente a impatto zero!

Questo nuovo modo di consegnare oggetti e documenti comincia  a diffondersi sulle strade di varie città italiane, sul modello di Londra e New York, dove il dispatcher su bici esiste da diversi anni, e si vedono sfrecciare sempre più bike messenger.

Grazie alle speciali bici-cargo, questi eco-fattorini distribuiscono pacchi, volantini e materiale vario da un punto all’altro della città (quelle piatte!). Ma non è tutto. Queste biciclette sono in grado di trasportare anche merci pesanti o voluminose tanto da essere sempre più utilizzate sia in America che in Europa per distribuire una grande varietà di oggetti, velocemente e senza problemi di coda e di parcheggio.

Una delle prime società a fornire questo servizio di corriere veloce su bici a scatto fisso (quelle che frenano girando i pedali all’indietro, per capirci), è la Urban Bike Messengers: considerando le tante limitazioni al traffico soprattutto in centro, le lunghe code e la difficoltà di parcheggio per veicoli e motorini, c’è da scommettere sull’efficienza, la convenienza e la rapidità delle consegne, nonché sull’importanza in chiave ambientale.

Recentemente è stato pubblicato anche il libro dell’ex-giornalista Roberto Peia, dedicato alla sua esperienza personale come fondatore della UCM e messenger lui stesso. Un libro che l’autore dedica alle bici a scatto fisso e al movimento dei bike messenger a Milano (c’è tutta una sotto-cultura e uan filosofia di vita dietro), di cui è stato un pioniere.

Il libro si intitola “Tutta mia la città – Diario di un bike messenger” e propone il racconto di consegne e pedalate nel traffico milanese ma anche storie, luoghi e personaggi che hanno caratterizzato la ‘Milano che pedala’: dal velodromo Vigorelli, che oggi non c’è più, alle ciclabili che non ci sono mai state, dai Têtes de Bois ai Talking Heads, dal terribile pavé alle bici rubate.

Non resta che farsi contagiare dalla bici-mania e sperare che sempre più comuni, aziende e cittadini decidano di pedalare insieme verso un futuro migliore.

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Published by
Erika Facciolla

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