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Valanga Gruenen in Germania: soffia forte come non mai il vento verde in Europa

Alla fine i sondaggi si sono rivelati giusti, non c’é stata sopravalutazione dei Verdi: lo scorso marzo, per la prima volta nella storia tedesca, in Baden-Württemberg, come primo ministro del Land è stato eletto un esponente del partito dei Grünen, il partito degli ecologisti tedeschi. Anche in Rheinland-Pfalz pur resistendo, il primo ministro socialdemocratico Beck si è scontrato con la ‘sorpresa verde’, rientrata nel parlamento regionale con oltre il 15% di preferenze.

Valanga Gruenen in Germania: soffia forte come non mai il vento verde in Europa

Ma il capogruppo dei Verdi al Bundestag, Jürgen Trittin, ha un motivo particolare in più per festeggiare il trionfo del suo partito alle elezioni regionali: dieci anni fa è stato lui, infatti, ministro dell’Ambiente nel governo Schröder, a siglare con le società energetiche un piano che prevedeva lo spegnimento delle centrali nucleari in Germania entro il 2021. Il governo Merkel ha prima cancellato quella decisione, per poi tornare sui suoi passi sull’onda della catastrofe di Fukushima: ecco perché è stato punito dagli elettori una seconda volta, questa volta a Brema, in cui per la prima volta, settimana scorsa, sono stati ammessi al voto anche i minorenni, cioè i giovani dai 16 anni in su.

Il partito di governo, infatti, ha incassato un amaro terzo posto, precipitando al 21,5%, dietro non solo al partito Socialdemocratico (SPD), rimasto primo partito con un buon 38% di preferenze, ma soprattutto (e di nuovo!) ai Grünen, che si sono rivelati la nuova forza trainante delle opposizioni di sinistra, ‘volati’ al 23 per cento di preferenze, diventando quindi la seconda forza politica locale.
Per il governo federale, è un nuovo segnale di insoddisfazione e malcontento diffuso nell’elettorato, nonostante l’economia tedesca sia la più forte, e la più in crescita, in tutta l’Unione europea: il test della piccola Brema (che conta circa 550 mila elettori) era ritenuto interessante soprattutto per l’idea di avvicinare i giovani alla democrazia e di risvegliare l’interesse per la politica.

Un’ottima idea, che per la Merkel e il suo partito, però, è stata controproducente.
L’insoddisfazione espressa dal voto dell’antica città universitaria del Nord, sede di cantieri e antiche imprese portuali, location di importanti linee di montaggio Mercedes e di altre grandi aziende, grande polo turistico ma anche città dagli alti tassi di disoccupazione, ha confermato l’importante segnale di svolta della Germania nell’ambito delle tematiche riguardanti le risorse energetiche e le infrastrutture, temi ‘caldi’ che hanno dominato da subito il confronto elettorale.

In verità, una vittoria verde-rossa si profilava nei sondaggi fin dallo scorso autunno, quando, per esempio, migliaia di persone a Stoccarda contestavano in piazza l’avvio dei lavori per la Stazione ad Alta Velocità del progetto noto come ‘Stuttgart21’, che avrebbe comportato l’abbattimento del parco urbano. Le preoccupazioni seguite all’incidente nucleare in Giappone hanno fatto il resto: una vittoria senza troppi sforzi da parte dei Verdi, quindi, che hanno semplicemente raccolto i segnali di una tensione antinucleare molto alta in tutto il paese, che, con manifestazioni frequenti, ha alzato la voce non solo contro il nucleare ma anche contro un governo imbarazzato e completamente sulla difensiva.

Insomma, mentre in Italia si assiste ad un preoccupante silenzio mediatico sul tema nucleare ed al sabotaggio del Governo ai danni del prossimo referendum abrogativo sul nucleare e non sembra apparire nel radar della scena politica un soggetto forte che possa dirsi ambientalista, nel cuore dell’Europa soffia forte il vento dei Verdi: il cambio di rotta ecologista tedesco ha contagiato, infatti, anche la vicina e nuclearizzata Svizzera, dove, domenica scorsa, è scattata una delle più grandi proteste contro il nucleare degli ultimi 25 anni, presso la centrale di Beznau, nel canton Argovi, la più vecchia della Svizzera, che i Verdi vorrebbero chiudere entro il 2014. Il Governo Svizzero, tra l’altro, ha annunciato proprio nei giorni scorsi che uscirà definitivamente dal nucleare nel 2034, nonostante il nucleare sia oggi una voce importantissima nel fabbisogno di energia elettrica cantonale.

La catastrofe giapponese, lungi dall’essersi conclusa e dalle conseguenze, a breve e lungo termine, imprevedibili, ha dimostrato al mondo quanti rischi incalcolabili e imprevisti comporti la scelta del nucleare: ne vale davvero la pena? Davvero è economico?
Le risposte provenienti dai paesi guida dell’Europa sembrano estremamente chiare in questo senso.

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