Perché facciamo sempre dei buoni propositi anno nuovo?
Perché a gennaio sentiamo il bisogno di ricominciare, cosa rappresentano davvero i buoni propositi e come trasformarli in cambiamenti reali
Ogni anno, tra brindisi e fuochi d’artificio, accade qualcosa di curioso: milioni di persone, in tutto il mondo, decidono che da domani sarà diverso. Più movimento, meno stress, abitudini migliori, sogni rimandati che tornano a bussare. I buoni propositi per l’anno nuovo non sono solo una lista di desideri: sono un bisogno profondamente umano di ordine, speranza e controllo sul futuro. Ma perché li facciamo proprio a gennaio? E soprattutto: perché così spesso li abbandoniamo? Capire il meccanismo psicologico dietro i buoni propositi è il primo passo per renderli finalmente… reali.

Sommario
Perché facciamo i buoni propositi per l’anno nuovo?
Dal punto di vista psicologico, l’inizio dell’anno funziona come un punto di svolta simbolico. Gli psicologi lo chiamano fresh start effect: una data significativa ci aiuta a separare mentalmente il ‘vecchio me’ dal ‘nuovo me’.
I buoni propositi servono a:
- ristabilire un senso di controllo
- dare significato al tempo che passa
- ridurre il senso di colpa per ciò che non abbiamo fatto
- alimentare motivazione e speranza
Non rappresentano una pratica ingenua, ma sono strumenti mentali di sopravvivenza emotiva.
Da dove vengono i buoni propositi
La tradizione non è moderna. Già 4000 anni fa, i Babilonesi facevano promesse agli dèi all’inizio dell’anno per ottenere protezione. I Romani dedicavano gennaio a Giano, dio delle porte e dei passaggi, guardiano dei nuovi inizi.
Nel tempo, il rito religioso è diventato un rituale personale e laico, ma il senso è rimasto: chiudere un ciclo e aprirne un altro.
Chi fa più spesso dei buoni propositi
Le ricerche mostrano che li fanno più spesso:
- donne e adulti tra i 25 e i 45 anni
- chi ha una buona capacità di introspezione
- aumentano dopo periodi di stress o cambiamento (lavoro, famiglia, salute)
- non sono segno di debolezza, ma di consapevolezza
Perché falliscono quasi sempre?
I motivi principali:
- obiettivi troppo vaghi, tipo ‘voglio stare meglio’, ‘voglio essere felice’….
- aspettative irrealistiche
- tutto e subito
- mancanza di un piano pratico
- motivazioni basate sul senso di colpa e non sul benessere
La buona notizia? Si può imparare a evitarlo.
I 7 buoni propositi più comuni
Ecco i 7 propositi per l’anno nuovo più comuni e come renderli più realistici
| Buon proposito | Errore comune | Come riuscirci davvero |
|---|---|---|
| Fare più attività fisica | Allenarsi ogni giorno | Inizia con 20 minuti, 3 volte a settimana |
| Mangiare meglio | Diete drastiche | Aggiungi 1 alimento sano al giorno |
| Ridurre lo stress | Ignorare i segnali del corpo | Micro-pause quotidiane e routine serali |
| Risparmiare denaro | Tagli troppo rigidi | Automatizza piccoli risparmi mensili |
| Dormire meglio | Andare a letto “quando capita” | Orario fisso e meno schermi la sera |
| Usare meno lo smartphone | Disintossicazione totale | Blocchi orari senza notifiche |
| Prendersi più tempo per sé | Sentirsi in colpa | Agenda anche per il riposo |
10 piccoli consigli per mantenere i propositi dell’anno nuovo anche dopo gennaio
- Scriveteli: a mano, meglio ancora
- Rendeteli specifici e misurabili
- Partite in piccolo
- Associate il cambiamento a un’abitudine già esistente
- Accettate i fallimenti temporanei
- Tracciate i progressi
- Raccontatelo a qualcuno
- Premiate la costanza, non la perfezione
- Ricordatevi perché lo state facendo
- Trasformate il proposito in identità come: ‘sono una persona che…’
In conclusione
I buoni propositi non sono promesse ingenue, ma atti di fiducia verso il futuro. Non servono a diventare perfetti, ma a diventare un po’ più allineati con ciò che desideriamo davvero.
E se anche uno solo di quei propositi resiste oltre gennaio, è già un successo
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Ultimo aggiornamento il 2 Gennaio 2026 da Rossella Vignoli
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