Risparmio energetico e sostenibilità: il ruolo delle fonti green
Come fre delle scelte responsabili tenendo conto delle dinamiche del mercato energetico con delle alternative efficaci

La sostenibilità energetica ha assunto ormai un ruolo di primo piano nella gestione dell’economia domestica, soprattutto per l’impatto (positivo) che può avere sul bilancio familiare. Un impiego consapevole delle risorse a disposizione, infatti, consente non soltanto di ridurre l’impatto delle attività quotidiane sull’ambiente, ma anche di abbattere i costi da sostenere ogni mese. Allo scopo, occorre fare scelte responsabili nella sfera della quotidianità, modificando le proprie abitudini e adottando modelli di consumo sostenibili nel breve come nel medio e lungo periodo. Alcune di queste scelte devono gioco forza tener conto delle dinamiche commerciali e di mercato, nonché dell’influsso che queste possono avere sulle bollette dell’energia.

Sommario
A rendere ancor più complesso tale scenario vi è la crescente integrazione delle fonti energetiche rinnovabili (FER), il cui ‘peso’ è destinato fisiologicamente ad aumentare sempre più nei prossimi anni. Il motivo? Anzitutto la maggiore sostenibilità ambientale, alla quale si aggiunge un altro fattore tutt’altro che trascurabile: lo sviluppo delle FER consente di diversificare il mix energetico, ossia l’insieme delle fonti utilizzate per produrre elettricità. Ciò, di conseguenza, comporta una riduzione dei prezzi e rafforza l’autonomia energetica.
L’andamento dei prezzi dell’elettricità nel 2025: i dati del GME
La propensione al risparmio e alla sostenibilità non possono prescindere da uno sguardo al mercato energetico e, in particolare, all’andamento dei prezzi nel 2025.
Lo scorso anno, secondo i dati elaborati dal GME (Gestore Mercati Energetici) e pubblicati nella newsletter di gennaio, diversi fattori hanno contribuito a rendere complesso ed articolato il mercato italiano. Per quanto concerne, nello specifico, i prezzi, si registra un aumento di quello medio all’ingrosso, con il PUN Index GME (l’indice di riferimento per il mercato italiano) che si è attestato a 115,32 euro/MWh, facendo così registrare un incremento di 6,80 euro/MWh rispetto al 2024. Nelle fasce orarie in cui si concentrano i consumi maggiori, il prezzo medio ha raggiunto i 124,23 euro/MWh mentre nelle fasce orarie ‘fuori picco’, è stato mediamente di poco superiore ai 110 euro/MWh. Il report del GME sottolinea, inoltre, come nel corso del 2025 si siano verificati anche episodi di prezzo zero in alcune ore del mese di maggio.
Positivo l’andamento dei cosiddetti ‘mercati ambientali’, ossia le piattaforme per la gestione e lo scambio dei titoli di efficienza energetica. Nel 2025 sono calati i prezzi medi delle Garanzie d’Origine (GO), ovvero la “certificazione elettronica che attesta l’origine rinnovabile dei vettori energetici (elettrico, gas rinnovabile, termico) in conformità con la normativa vigente”, come spiega il portale del GSE, il Gestore dei Servizi Energetici. Il prezzo medio delle GO, durante lo scorso anno, si è stabilizzato a quota 0,26 euro/MWh.
L’evoluzione del mercato energetico
Il mercato italiano dell’energia sta cambiando sotto diversi aspetti; il 2025 è stato contraddistinto da svariate novità di ambito normativo e dall’introduzione di misure e strumenti volti a rendere le contrattazioni più flessibili e, di riflesso, i prezzi più stabili.
La volatilità, però, resta una delle caratteristiche distintive del mercato interno; il costo dell’energia elettrica tende a variare in modo significativo non solo nel lungo periodo ma anche nell’arco della stessa giornata. Più si accorcia l’intervallo di tempo preso in considerazione (l’unità minima è di 15 minuti), maggiori sono i picchi verso l’alto o verso il basso. Perché accade ciò? Per via del contributo di molti fattori, che confluiscono in un complesso meccanismo di creazione del prezzo. Per gli utenti che hanno sottoscritto contratti con tariffazione indicizzata, i costi da sostenere sono, di fatto, una vera e propria incognita. Non potendo prevedere l’andamento dell’indice che determina il prezzo dell’elettricità – il PUN Index GME – l’utente finale non saprà mai con precisione quanto dovrà pagare con la prossima bolletta.
Esistono, però, delle opzioni alternative, sviluppatesi per andare incontro alle esigenze del pubblico, ovvero poter contare su costi mediamente stabili e risparmiare tramite un approccio attento ai consumi. È questo, in estrema sintesi, il fondamento dell’offerta commerciale di Reset Energia, azienda emergente fondata da Anass Tai e Tommaso Calemme, approdata sul mercato italiano con un modello innovativo che punta a coniugare sostenibilità ambientale ed economica.
Reset offre un servizio di fornitura in abbonamento a canone mensile fisso; l’importo comprende non solo la quota consumi, ma anche le imposte, l’IVA e gli oneri generali di sistema. L’ammontare del canone varia in base a tre fasce di consumo individuate dall’azienda; ciascun cliente può quindi scegliere il format più aderente alle proprie esigenze economiche nonché al fabbisogno del nucleo familiare di appartenenza.
Per ogni fascia è prevista una soglia massima, corrispondente alla quantità di energia accantonata da Reset e messa a disposizione dell’utente per un mese (ulteriori dettagli possono essere consultati qui). In aggiunta, l’azienda distribuisce energia green al 100%, prodotta da fonti rinnovabili certificate mediante il meccanismo di annullamento delle Garanzie di Origine.
Prospettive future: il ruolo cruciale dell’energia green
Sebbene l’importanza delle fonti energetiche rinnovabili sia innegabile, i dati relativi al loro sviluppo – specie quelli più recenti – testimoniano un leggero rallentamento. Se da un lato i progressi rispetto ai primi anni Duemila sono notevoli, dall’altro l’Italia viaggia ad un ritmo più lento rispetto a buona parte dei paesi europei. Spesso è la burocrazia a rallentare gli interventi previsti e i grandi investimenti che sarebbero necessari per dare un impulso concreto al settore.
La confusione normativa sulle cosiddette ‘Aree Idonee’ rappresenta un ottimo esempio in tal senso, oltre a costituire uno dei tanti motivi che spiegano come e perché il nostro Paese sia indietro anche rispetto agli obiettivi di decarbonizzazione fissati a livello comunitario. Non mancano le eccezioni positive, come la crescente diffusione delle comunità energetiche rinnovabili (CER) già presenti in molte regioni d’Italia.
Un quadro, nel complesso, di difficile lettura, specie per gli utenti finali; a complicare ulteriormente il quadro del settore energetico italiano è la marcata dipendenza dalle importazioni di gas, la fonte primaria per la produzione nazionale di elettricità. Affrancarsi progressivamente dal combustibile fossile integrando in maniera strutturale e diffusa fonti green e rinnovabili è un passaggio cruciale verso un mercato più sostenibile, anche dal punto di vista economico. Un maggior contributo da parte delle rinnovabili, infatti, consentirebbe di ridurre i costi di produzione dell’energia e, di riflesso, i prezzi al dettaglio a carico degli utenti finali.
Ultimo aggiornamento il 19 Febbraio 2026 da Rossella Vignoli
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