I benefici della solitudine per gli anziani: cosa significa scegliere la solitudine dopo i 70 anni
Sempre più over 70 scelgono di vivere soli: una decisione consapevole che può migliorare autonomia, equilibrio e serenità
C’è una solitudine che pesa e una che libera. Dopo i 70 anni, un numero crescente di persone sceglie di vivere da solo non per mancanza di affetti, ma per preservare autonomia, ritmo personale e dignità. È una tendenza silenziosa ma in aumento, soprattutto tra chi ha avuto una vita sociale intensa, un lungo matrimonio o una carriera impegnativa. Ma quando la solitudine diventa una risorsa? E quando, invece, si trasforma in rischio?

Sommario
Cosa significa davvero scegliere la solitudine
Non si tratta di un isolamento volontario, né di un ritiro sociale. La solitudine per scelta è una condizione attiva:
- si mantiene una rete di contatti
- si decide quando e con chi stare
- si protegge il proprio spazio fisico ed emotivo
Molti anziani la descrivono come una stanza mentale in ordine, dove pensare, leggere, coltivare interessi e ascoltare se stessi.
I principali benefici della solitudine dopo i 70 anni
Benessere psicologico
Secondo la psicologia dell’invecchiamento, la capacità di stare bene da soli è legata a maturità emotiva e autostima. Nella teoria di Erik Erikson, questa fase della vita è quella dell’integrità dell’Io, ciò significa ‘fare pace con la propria storia’.
I benefici osservati nelle persone che fanno questa scelta sono numerosi: dalla riduzione dello stress sociale ad una maggiore chiarezza mentale, fino al minor conflittualità quotidiana.
Autonomia e controllo del tempo
Vivere soli permette di seguire ritmi biologici personali, di mangiare quando e come si vuole e di gestire sonno, hobby e silenzi senza mediazioni. Per molti anziani è un ritorno alla libertà.
Crescita interiore e spirituale
La solitudine favorisce introspezione, meditazione, scrittura, lettura profonda. Non a caso è scelta anche da persone culturalmente attive e curiose.
I rischi da non sottovalutare
Ci sono, come in tutte le cose, anche dei rischi, che non vanno sottostimati.
Quando la solitudine diventa isolamento
Il confine è sottile. I segnali di rischio includono
- riduzione drastica dei contatti
- trascuratezza personale
- apatia e perdita di interesse
Secondo l’OMS, l’isolamento sociale e solitudine non scelta aumentano il rischio di declino cognitivo e depressione.
Fragilità fisica e imprevisti
Vivere soli richiede organizzazione preventiva, soprattutto in caso di malattia improvvisa, cadute
e difficoltà motorie.
Cosa dicono gli psicologi su questa nuova tendenza
Gli psicologi parlano di solitudine competente, ovvero di una scelta sana se è sostenuta da una buona salute mentale, se ci sono relazioni significative anche se non quotidiane ed una buona capacità di chiedere aiuto, in caso di necessità.
È una tendenza che nasce da una maggiore longevità media delle persone, e dal fatto che ci sono famiglie sempre meno numerose. Inoltre, in molti casi, è il rifiuto dell’idea molto diffusa della persona anziana che è sempre dipendente da qualcuno.
Chi sceglie più spesso di vivere solo dopo i 70 anni
👤 Persone senza figli. Spesso più abituate all’autonomia e a reti sociali alternative (amici, vicinato, associazioni).
💔 Vedovi e vedove. Molti scelgono di non ricostruire una convivenza, ma di mantenere indipendenza emotiva e pratica.
👥 Coppie “insieme ma separate”. Sempre più frequente la scelta di vivere in due case diverse, anche da anziani: relazione sì, convivenza no.
Ha senso per tutti?
✔️ Sì, se:
- si gode di discreta salute
- si ha una rete minima di supporto
- si ama la propria compagnia
❌ Meno indicata se:
- si soffre di depressione
- si teme il silenzio
- si hanno gravi problemi cognitivi
Come organizzarsi in modo pratico per una vita solitaria (ma sicura)
🏠 Casa
Bisogna eliminare tappeti e ostacoli per potenziali cadute in casa, illuminare in maniera potenziata per vedere bene, e farsi un bagno con dei bei maniglioni per non scivolare quando si prende la doccia.
📱 Tecnologia amica
Importante è l’uso del telefono con tasti grandi o un’assistente vocale, e ideale sarebbe predisporre anche un braccialetto di emergenza per allertare una persona di fiducia, oltre ad avere delle app di monitoraggio della salute.
🤝 Rete di supporto
Istituire una rete di supporto con almeno un medico di fiducia, un vicino di riferimento, i figli o degli amici, sempre specificando degli accordi chiari.
📝 Piano B per malattia
Importante è anche avere qualcuno con le deleghe sanitarie che possono servire in caso di impossibilità a muoversi, e una di lista di contatti d’emergenza, e di servizi domiciliari fidati, perché già conosciuti e testati.
Conclusione
Scegliere la solitudine dopo i 70 anni non è rinuncia, ma autodeterminazione. Può essere una forma evoluta di benessere, se vissuta con consapevolezza, relazioni selettive e organizzazione pratica. Non è per tutti, ma per molti è un modo nuovo e dignitoso di invecchiare.
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Ultimo aggiornamento il 12 Gennaio 2026 da Rossella Vignoli
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